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Al Sisi, peggio di Mubarak
Altri sei giornalisti arrestati, ma per l’Ue il rispetto dei diritti umani è aumentato
3 OTT 26

Foto LaPresse
Per la prima volta nella storia dell’Egitto, le forze di sicurezza hanno chiuso un’intera redazione giornalistica con la forza, arrestando tutti e sei i reporter che fanno parte della piattaforma Matsadaash, specializzata in inchieste e fact-checking. Lunedì e martedì scorsi, Mohamed Ashraf Abu Emeira, Abdallah Qadry, Islam Barakat, Omar Helal, Mohamed Mahmoud e Mohamed Adel sono stati incarcerati dalla polizia che ha fatto irruzione nelle loro case, sequestrando cellulari e laptop. A oggi non si conoscono i motivi, né si sa dove siano detenuti. Voci informali dicono che Matsadaash era accusata di essere vicina ai Fratelli musulmani, un’accusa molto comune usata dal regime – di solito in assenza di prove – per legittimare la repressione.
Si tratta dell’attacco più duro mai lanciato alla libertà di stampa dal regime di Abdel Fattah al Sisi, reso ancora più grave dal silenzio dell’Europa, principale partner economico del Cairo. Lo scorso gennaio, per giustificare il versamento di un miliardo di euro all’Egitto in assistenza macrofinanziaria, la Commissione Ue aveva detto che l’Egitto “ha preso misure credibili e concrete” su diritti umani e democrazia. Un giudizio positivo ribadito a luglio. “Una valutazione del tutto falsa, che ha incoraggiato l’impunità, permettendo alle autorità egiziane di esercitare ancora più repressione”, dice al Foglio Timothy Kaldas, vicedirettore del Tahrir Institute for Middle East Policy, che insieme ad altre 80 ong ha firmato un appello per chiedere il rilascio dei giornalisti. “Serve subito una presa di posizione del Parlamento Ue e della Commissione perché si tratta di una chiara violazione delle condizioni a cui era subordinata l’assistenza macrofinanziaria da un miliardo”. Oggi, l’Egitto è il paese con il più alto numero di giornalisti incarcerati – sono 19 – e secondo Kaldas “è fuor di dubbio che la repressione sotto il regime di al Sisi abbia superato quella durante gli anni di Hosni Mubarak”. “Ma quello che al Sisi non capisce è che arrestare i giornalisti e chiudere le redazioni non impedirà agli egiziani di continuare a vedere la realtà e a detestarlo”.