Esteri
Spie made in China •
Dalle università alle auto, Pechino cerca nuovi accessi in Europa
Dalle università alle auto connesse, tre casi mostrano come lo spionaggio cinese possa infiltrarsi nei sistemi aperti. Mentre l’Italia guarda ancora altrove
2 OTT 26

Ieri l’agenzia dell’intelligence britannica MI5 ha pubblicato un avviso che identifica il China General Technology Research Institute (Cgtri, a volte indicato come China Academy of General Technology o Cagt) come un organismo con “legami molto forti” con il ministero della Sicurezza di stato cinese (il potente ministero dell’intelligence di Pechino). Secondo lo spionaggio interno di Londra, lo scopo principale dell’istituto cinese è di finanziare la ricerca accademica per migliorare le capacità tecniche dell’intelligence cinese, in particolare sull’AI, la cybersicurezza, le comunicazioni e la steganografia. Nella nota, di cui ieri si è discusso molto nelle cancellerie di mezza Europa, l’MI5 dice di aver individuato oltre cento accademici legati a istituzioni britanniche coinvolti in progetti finanziati attraverso il Cgtri. Il meccanismo potrebbe aver coinvolto ricercatori inconsapevoli della sensibilità dell’istituto e del rischio di trasferimento di informazioni e tecnologia.
L’avviso dell’MI5 però raccomanda gli accademici “di accertarsi della fonte finale di finanziamento quando intraprendono qualsiasi collaborazione di ricerca con istituzioni cinesi”. Sempre ieri l’Aivd, l’intelligence interna olandese, ha pubblicato un avviso simile a quello dell’MI5, dal titolo “L’auto moderna come possibile spia”, una specie di brochure di tre pagine destinata soprattutto a funzionari pubblici e persone nel settore privato che trattano informazioni sensibili, perché le automobili più tecnologiche sono diventate dispositivi connessi che raccolgono enormi quantità di dati che, in determinate condizioni, si legge, “possono essere sfruttati da attori statali”. L’intelligence olandese non cita esplicitamente la Cina, ma secondo diversi media l’avviso arriva mentre in Europa aumenta l’attenzione sui rischi legati alle auto e alla crescente presenza delle vetture cinesi. Due avvisi che si legano in parte alla recente indagine dei giornalisti di Cnbc, che l’altro ieri hanno pubblicato un’inchiesta su John Rogers, ex senior adviser della Federal Reserve, arrestato nel 2025 con l’accusa di aver passato informazioni riservate a un uomo che gli investigatori americani identificano come un agente dell’intelligence cinese, Jin Chuan, che si presentava come Hummin Lee. I due si erano conosciuti nel 2013 alla Fudan University in Cina (aggiunta a luglio scorso nell’elenco delle restrizioni relative alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti), e Lee era progressivamente entrato nella vita di Rogers, aiutandolo nella carriera, nei viaggi in Cina e persino nella relazione con una donna cinese conosciuta su un sito di incontri, che sarebbe diventata sua moglie. Sono tre casi recenti che spiegano come lo spionaggio cinese sia molto cambiato negli ultimi anni e sia penetrato attraverso i sistemi tipici delle società aperte. Ma è un enorme avviso soprattutto per i paesi come l’Italia che trattano lo spionaggio cinese come un problema di secondo piano. Il Cgtri è l’istituto di ricerca tecnologica che sta nel perimetro di China General Technology Group o Genertec, enorme conglomerato statale che ha una sua sussidiaria in Italia, Genertec Italia, di base a Milano. Non solo. Ci sono attualmente 709 accordi in vigore fra università italiane e atenei cinesi, di cui 5 con l’Harbin Institute of Technology, considerato tra le realtà più sensibili per il suo ruolo nello sviluppo di tecnologie militari, aerospaziali e a duplice uso, e in particolare uno, firmato poco più di tre mesi fa con l’Università La Sapienza. Mentre in Europa si avvertono università, imprese e istituzioni sulle varie porte d’accesso dello spionaggio cinese, in Italia quelle porte continuano a sembrare soltanto “diplomazia”.