Così Putin sventola il drappo rosso del nucleare per distrarci

Per il capo del Cremlino non esiste la guerra "ibrida", ma soltanto la guerra e basta. Intimidazioni, pressioni psicologiche, sabotaggi sono tutti parte di un unico arsenale

2 OTT 26
Immagine di Così Putin sventola il drappo rosso del nucleare per distrarci
Il Cremlino sa bene che l’aggettivo “nucleare” offusca le menti degli europei, li paralizza, li ossessiona e cela quello che succede sul terreno. Qualche ora prima che Vladimir Putin prendesse la parola sul palco di Valdai per parlare di “distruzione di massa”, a Kyiv era stato colpito un ponte importante, su cui passano i treni della metropolitana e che collega le due sponde del fiume Dnipro, quindi i quartieri da una parte all’altra della città. L’impatto del drone però non ha catturato l’attenzione tanto quanto le parole di Putin che, davanti alla sua platea, ha detto che bisogna collaborare per impedire che le armi più pericolose vengano usate, altrimenti “la pistola, se è carica, prima o poi sparerà”. Il capo del Cremlino ha mescolato preoccupazione e minaccia, mostrando il volto apprensivo per la patria e quello intimidatorio per l’estero, poi è tornato su Kaliningrad, l’exclave che, dice Mosca, si sente minacciata dalla Nato, e ha assicurato: “Se si arrivasse a un attacco diretto alla Russia, a Kaliningrad, si porrebbe immediatamente la questione dell’utilizzo di tutte le armi a nostra disposizione”. Il ronzio della minaccia, il “tutte”, aveva l’obiettivo di essere tradotto nelle menti degli europei con l’aggettivo “nucleare”. Il Cremino sa quali fantasmi agitare per privare della nostra attenzione Kyiv sotto i missili o anche la controffensiva dell’esercito ucraino nell’oblast di Donetsk, l’Operazione Vivaldi che smentisce le bugie di Putin sulla sua capacità di conquistare l’intera regione con le armi.
Il drappo rosso del Cremlino per avere la nostra attenzione è parte della guerra, fa parte del suo arsenale, finisce nelle tattiche che da noi vengono chiamate di guerra ibrida e invece per la Russia sono guerra e basta. “Aggiungere aggettivi alla parola guerra indebolisce le minacce che subiamo”, dice al Foglio Maria Domanska, vicedirettrice del dipartimento Russia del Centre for eastern studies (Osw). “Se qualcosa è ibrido è talmente lontano dalla gravità da non dovercene occupare, nel frattempo Mosca si sente in guerra con la Nato e i paesi europei. In un momento in cui la Russia rappresenta la più grande minaccia alla sicurezza europea è fondamentale comprendere che, non riuscendo a sconfiggere l’Ucraina con mezzi puramente militari, sta cercando metodi alternativi ed è qui che è necessario entrare nel significato russo della parola ‘guerra’”.
In occidente la guerra è fatta di carri armati e missili, attacchi frontali, palazzi che esplodono. Per i russi è di più e non da oggi, ma da sempre: “La cultura strategica russa comprende un intero spettro di mezzi diversi, dalla disinformazione agli attacchi informatici, dalle operazioni psicologiche a ogni sorta di sabotaggio”. Precisa Domanska: “Ognuno di questi mezzi serve allo stesso scopo: sconfiggere il nemico”. Si tratta di metodi più economici, richiedono meno risorse rispetto a quelli militari, e non è nulla che Mosca abbia pensato oggi. “L’esercito russo, storicamente, non è mai stato abbastanza forte da diventare una potenza militare in grado di sconfiggere l’Europa, lo vediamo in Ucraina. E’ per questo che Mosca ha sempre investito in altro, espandendo le operazioni non militari, compresa la disinformazione. Ma se ci chiediamo quali obiettivi la Russia voglia raggiungere, nulla è cambiato rispetto al 2021, quando propose una bozza di accordo agli Stati Uniti chiedendo il ritiro della Nato ai confini del 1999”, quindi senza Polonia, Repubblica ceca, Ungheria e paesi baltici, che Mosca vorrebbe come una zona cuscinetto su cui sfruttare un vantaggio geograficamente naturale ed espandere la propria influenza. “Mosca mira ad accordi con singoli stati, quindi al crollo della Nato e dell’Unione europea: negoziando capitale per capitale otterrebbe molti vantaggi”. La minaccia nucleare reiterata, nascosta sotto la preoccupazione per l’equilibrio delle armi nel mondo, fa parte dell’arsenale della guerra psicologica, “si basa sull’intimidazione, sul ricatto, incluso quello nucleare”. Si basa sul fatto che la Russia afferma: se non smettete di aiutare l’Ucraina, attaccheremo, perché voi diventerete legittimi obiettivi militari. Mosca lavora sull’invertire il rapporto causa-effetto: cosa ha creato la guerra, chi è l’aggressore. Infatti ieri Putin ha detto che l’attacco all’Ucraina è stato una questione di necessità contro la minaccia del nazionalismo ucraino: “La verità è che non siamo stati noi a iniziare la guerra, ma la guerra è stata iniziata contro di noi”.
In Russia tutto agisce come un sistema unico, centralizzato. Ogni aspetto della vita risponde al Cremlino, che la plasma, la inventa. La guerra, Putin, questo modello di Russia sono presentati ai cittadini, resi impermeabili a ogni forma di informazione indipendente, come l’unica garanzia di sopravvivenza, mentre all’estero si traduce con l’avvertimento che questa è l’unica Russia stabile, tutte le altre alternative sono un pericolo anche per l’occidente. Di questo il Cremlino cerca di convincere molti commentatori stranieri, lavorando per cambiare l’intero paradigma della percezione, per la quale il paese che ha iniziato una guerra contro l’Ucraina è in realtà una garanzia. “Ancora una volta bisogna ragionare su una base storica – dice Domanska – la Russia ha perso guerre, è crollata come impero zarista e come Unione sovietica e nessuno di questi eventi ha reso l’occidente più vulnerabile. Al contrario, ne hanno rafforzato la sicurezza. La Russia invece ora sta alimentando la fobia dell’instabilità”.
L’Osw è un centro studi polacco e la Polonia, che ha trainato la solidarietà all’Ucraina dal 2014, è fra i paesi più bersagliati dalla disinformazione. Con un lavoro costante Mosca ha iniziato ad alimentare un sentimento antiucraino che è entrato nella politica ed è ormai anche materia elettorale. “Le campagne di Mosca spesso alimentano tensioni sociali già esistenti”, dice Domanska. Negli ultimi mesi però sono aumentati sabotaggi, incursioni di droni, incendi dolosi e, secondo l’analista, questo incremento è da attribuire alle elezioni del prossimo anno: più ci si avvicina al voto, più Mosca amplierà il suo ventaglio di minacce, per spingere i polacchi a credere che aiutare Kyiv è un rischio.
Anche questa per la Russia è guerra, non servono aggettivi, è tutto parte dello stesso arsenale.