Esteri
l’ordine del Far west •
Trump e l’accordo per un ordine “spontaneo” alla frontiera dell’IA
L'incontro alla Casa Bianca tra il presidente e i vertici dell’Intelligenza artificiale americana ha prodotto un impegno moralmente, ma non giuridicamente, vincolante tra le società del tech. I punti salienti consistono nell’aumento robusto di controlli interni e di sistemi di safety e nell'incremento qualitativo e quantitativo dei team di supervisori
1 OTT 26

Foto Ansa
Il lungo tavolo apparecchiato alla Casa Bianca attorno cui Donald Trump ha fatto sedere martedì i vertici dell’Intelligenza artificiale americana, o della Superintelligenza secondo la nuova locuzione adottata dall’Amministrazione, ha prodotto un impegno moralmente, ma non giuridicamente, vincolante tra le società del tech. Lo hanno firmato tutti, da Jensen Huang di Nvidia a Dario Amodei di Anthropic, passando per Greg Brockman in rappresentanza di Sam Altman e OpenAI,e Mark Zuckerberg per Meta, fino a Elon Musk con la sua xAI e a Satya Nadella di Microsoft e Sundar Pichai di Google.
Stante la natura puramente morale del patto, non sono previsti mezzi di coercizione legale, né ovviamente sanzioni. Si tratta di una sorta di replica tecnologicamente riaggiornata dell’ordine senza legge, per citare un noto volume del giurista statunitense Robert Ellickson, che contraddistingue la risoluzione di controversie tra vicini e che ha caratterizzato, parzialmente, l’ordine del Far west. Dal moto di colonizzazione interna della frontiera alla frontiera dell’Intelligenza artificiale, in pratica: in fondo l’accordo parla espressamente di “responsabilità legate alla frontiera”. E proprio come nella frontiera descritta, con sfumature romanticizzate, da Frederick Turner il maglio della legge continuava ad operare semplicemente standosene in disparte e pronto a intervenire all’occorrenza, anche nel caso dell’accordo della Casa Bianca si prevede la possibilità che alcuni elementi e ambiti specifici possano divenire oggetto di normazione.
Non si esclude nemmeno, ha fatto sapere Trump leggendo la clausola presente nel testo, di poter istituire un comitato composto da dieci persone in rappresentanza delle società più rilevanti e con a capo il responsabile della Casa Bianca per l’Intelligenza artificiale. I punti salienti dell’accordo, che si applicherà a tutte le società impegnate nella corsa all’Ia, consistono nell’aumento robusto di controlli interni e di sistemi di safety specialmente nei settori della cybersecurity e della ricerca biologica e chimica, nell’aumento qualitativo e quantitativo dei team di supervisori, partnership con valutatori esterni e indipendenti e la istituzione del board prima menzionato che dovrebbe rappresentare una cinghia di trasmissione e di connessione tra i leader dell’Ia, per discutere e controllarsi a vicenda. Il testo e l’idea dell’accordo sono figli del lavoro diplomatico di David Sacks, ex responsabile della Casa Bianca per l’Ia e le criptovalute, nonché venture capitalist appartenente alla PayPal Mafia e storico amico e collaboratore di Peter Thiel sin dai tempi della Stanford Review. Ma un sostanziale contributo è stato offerto anche da Huang e da Musk, i quali, non per caso, nella geopolitica della tavola imbandita sedevano ai due lati di Trump, modello pretoriani.
Non c’è alcun dubbio che i problemi maggiori verranno incontrati sulle verifiche incrociate e sugli audit, visto che a oggi tutti i tentativi si sono rivelati grandemente insoddisfacenti. La nascita stessa di realtà come METR, organizzazione di valutazione indipendente sui modelli di frontiera dell’Ia, ha rivelato aspetti decisamente opachi e cointeressenze non dichiarate ma palesi; diversi dipendenti degli organismi di audit arrivano proprio dalle stesse società che dovrebbero essere controllate. In realtà l’accordo sottende anche un altro impegno, non esplicitato ma discusso e concordato tra i leader del tech: rendere di nuovo appetibili per i cittadini americani l’Ia e soprattutto i data center. La popolarità dell’alta tecnologia negli Stati Uniti è in picchiata libera, a marzo un sondaggio Gartner rivelava la contrarietà del 70 per cento degli intervistati alla realizzazione di data center in prossimità delle loro città di residenza. A metà settembre, la stessa percentuale di contrarietà è stata confermata da un sondaggio Npr/Pbs. Il 16 settembre la Camera dei Rappresentanti ha approvato il Ratepayer Protection Act, una legge di protezione dei consumatori di energia, imponendo ai proprietari dei data center di sostenere finanziariamente gli aumenti energetici senza gravare i cittadini.
L’idea di Trump e della Silicon Valley che lo attornia è prevedere un vasto sistema di incentivi per le comunità che ospiteranno i data center, oltre a lavorare sulle tecnologie di realizzazione delle infrastrutture e su quelle di dissipazione di calore e di consumo di acqua, per abbassarne l’impatto territoriale.