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In Francia •
Tra Le Pen e Bardella l’intesa è spezzata. Le accuse di antisemitismo al (fu) delfino e le talpe dentro al partito
Dietro l'unità di facciata, nel Rassemblement national è in corso da quest’estate una discreta “debardellizzazione”. E la composizione della squadra di campagna in vista delle presidenziali del prossimo anno è il segnale più evidente
1 OTT 26

Marine Le Pen e Jordan Bardella durante un congresso del Rn (foto Getty Images)
Parigi. Jordan Bardella dice a tutti che tra lui e Marine Le Pen le cose funzionano, che la sentenza della Corte d’appello del 7 luglio, che ha restituito alla sua mentore la presidenziabilità, non ha incrinato i loro rapporti: il delfino resterà fedele alla linea, sosterrà “al duemila per cento” la madrina del sovranismo francese, colei che lo ha forgiato e promosso in tempi record alla guida del Rassemblement national (Rn). Ma dietro l’unità di facciata, esibita lo scorso sabato in occasione della messa di Papa Leone XIV a Place de la Concorde a Parigi, è in corso da quest’estate una discreta “debardellizzazione”.
La composizione della squadra di campagna in vista delle presidenziali del prossimo anno è il segnale più evidente. Lo scorso 14 settembre, Le Pen ha richiamato al centro della macchina elettorale uomini e donne della propria cerchia ristretta. Renaud Labaye, anzitutto, giannizzero della leader, che è stato nominato vice direttore della campagna e affiancherà Yoann Gillet, che ricopre lo stesso incarico dal 3 luglio. Sébastien Chenu, deputato e braccio destro di Marine, è stato designato coordinatore degli eletti, mentre Andréa Kotarac, che nel 2019 lasciò la sinistra mélenchonista per abbracciare il lepenismo, è stato nominato portavoce della campagna. Ma è anche ciò che è stato tolto, o ridimensionato, a raccontare la nuova fase del Rn. François Durvye, consigliere economico vicino a Bardella e figura importante nel tentativo di costruire un Rn più liberale sul piano economico, è uscito di scena. Pierre-Romain Thionnet, bardelliano di ferro, è stato rimosso dalla presidenza dei giovani del partito, e Victor Chabert, altro fedelissimo di Bardella, rimane responsabile dell’ufficio stampa del Rn, ma non sarà l’attaché della campagna per le presidenziali. Il lavoro programmatico, infine, è tornato sotto il controllo degli Horaces, il gruppo di intellò vicini a Marine Le Pen, con la supervisione del cognato della leader sovranista e consigliere speciale Philippe Olivier.
Anche le divergenze politiche su alcune temi centrali del programma hanno reso visibile in questi mesi la crescente frattura tra i due. Marine, in caso di ascesa all’Eliseo, promette l’abrogazione della riforma del sistema previdenziale firmata Emmanuel Macron, che ha alzato l’età pensionabile da 62 a 64 anni, e per alcune categorie non esclude di abbassarla ulteriormente, a 60 anni. Bardella, invece, difende una linea più liberale, vicina a quella del Medef, la Confindustria francese, e a più riprese ha espresso dubbi sulla sostenibilità dell’attuale sistema pensionistico. Anche sul velo islamico, uno dei temi storici del partito sovranista, c’è distanza. Marine ha promesso di vietarlo in pubblico, non solo nelle scuole, attraverso un referendum, andando incontro alle richieste dell’ala conservatrice del partito, mentre Bardella si è mostrato più cauto, insistendo sulla necessità di distinguere tra religione musulmana e islamismo. Non è una rottura ideologica definitiva, ma dimostra l’esistenza di due strategie all’interno di Rn: quella di Marine, che torna a mobilitare i temi identitari tradizionali del frontismo, e quella di Bardella, più orientato a costruire una propria immagine di destra nazionale capace di parlare anche a elettori che il vecchio Rn non ha mai raggiunto.
E pensare che per più di un anno il rapporto di forza era quasi rovesciato rispetto alla tradizione. Marine, indebolita dalla vicenda giudiziaria sugli assistenti parlamentari europei e dalla prospettiva di una possibile ineleggibilità dopo la sentenza di primo grado del marzo 2025, aveva lasciato spazio al suo delfino in vista delle presidenziali. Bardella aveva iniziato a costruire una propria identità politica, conquistando una popolarità persino superiore a quella del suo pigmalione in numerosi sondaggi. Poi è arrivata la sentenza del 7 luglio, che ha ribaltato nuovamente la situazione: la decisione della Corte d’appello ha consentito a Le Pen di rilanciare immediatamente la propria candidatura per il 2027 e Bardella è tornato a essere il promesso primo ministro: l’eterno numero due. E’ in questo contesto che ha iniziato a prendere forma quella che alcuni osservatori hanno definito la “rilepenizzazione” del Rn, ossia il recupero del controllo personale e familiare di Marine sulla struttura del partito. Il riavvicinamento tra Marine e Marion Maréchal, la nipote che nel 2022 aveva scelto il polemista incendiario Éric Zemmour, leader di Réconquête, contro la zia, va in questa direzione. Marion, attuale eurodeputata e presidente del partito Identité-Libertés, ha pubblicato a gennaio un libro dal titolo eloquente, “Si tu te sens Le Pen”, e dopo la morte del nonno e fondatore del Front national Jean-Marie Le Pen ha progressivamente riallacciato i rapporti con la famiglia. Marine vuole reinserirla nella propria orbita politica, anche se il ruolo preciso nella campagna non è ancora definito, perché può ampliare a destra il perimetro della futura campagna: un problema per Bardella, che nel 2024 aveva contribuito a frenare l’integrazione degli uomini e delle donne vicini a Marion nelle liste per le legislative.
La tensione tra i due è esplosa a fine agosto. Secondo Libération, durante una riunione interna, Bardella avrebbe reagito al progetto di dare maggiore spazio a Marion con la frase: “C’est elle ou moi”, o lei o me. A complicare la posizione del presidente del Rn sono arrivate in questi giorni le rivelazioni di Mediapart su alcuni messaggi antisemiti che avrebbe scritto quando aveva 17 anni ed era un semplice militante del partito. “Tutte le banche sono di proprietà di ebrei. (…) L’ebreo deve dominare gli altri popoli, schiacciarli e derubarli; un sionista è necessariamente ebreo, nel profondo. In Francia, due ottimi esempi sono Bhl (Bernard Henri-Lévy) e (Jacques) Attali. Ed è proprio questo che vogliono: un Nuovo Ordine Mondiale dominato da Israele, con Gerusalemme, ovviamente, come capitale”, avrebbe scritto Bardella. Mediapart sostiene di avere indagato per mesi e di essere in possesso di decine di conversazioni autenticate in modo indipendente. Bardella ha negato categoricamente di essere l’autore di quelle frasi e di essere pronto a portare Mediapart in tribunale. Allo stato attuale, si tratta dunque di accuse contestate, non di fatti giudiziariamente accertati, ma politicamente la questione è esplosiva perché colpisce esattamente uno dei pilastri della trasformazione del Rn sotto Marine: la “dédiabolisation”, cioè il tentativo di rendere il partito presentabile a un elettorato molto più vasto rispetto alla base storica.
“Penso che il principale danno per il Rn, dopo queste rivelazioni, sia la potenziale perdita degli elettori indecisi, ovvero di coloro che a un eventuale secondo turno contro il leader della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon avrebbero potuto essere tentati di votare per Marine Le Pen senza essere elettori abituali del partito”, dice al Foglio il politologo Jean-Yves Camus, direttore dell’Observatoire des radicalités politiques presso la Fondation Jean-Jaurès. Alcuni dicono che Bardella aveva solo 17 anni, che a quell’età si dicono tante cose. “Si è sempre responsabili di ciò che si scrive. Ciò, tuttavia, non significa che si rimanga per tutta la vita sulle stesse posizioni. Ma c’è una certezza: il danno è fatto. Il futuro primo ministro designato da Marine Le Pen ha ormai centinaia di articoli che scrivono che è stato antisemita”, sottolinea Camus. Ma chi ha passato i messaggi a Mediapart, che promette di pubblicarli nei prossimi giorni? “Secondo alcuni provengono dai sostenitori di Alain Soral”, afferma Camus, ossia dallo scrittore antisemita ed ex membro del Front national che avrebbe influenzato la formazione politica del presidente di Rn e di alcuni dei suoi stretti collaboratori quando erano adolescenti. “Sarebbe dunque una vendetta contro Bardella che, recandosi in Israele e assumendo posizioni filoisraeliane negli ultimi tempi, avrebbe in qualche modo tradito le idee di gioventù”, conclude Camus.