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Nessuno guarda più il Myanmar
La Malaysia inizia il rimpatrio dei rifugiati, ma i massacri non sono finiti
1 OTT 26

Il presidente del Myanmar Min Aung Hlaing (Foto LaPresse)
La Malaysia ha cominciato a rimandare in Myanmar le persone che erano fuggite dalla guerra civile. Martedì circa 1.500 cittadini birmani, tra cui donne e bambini, sono stati imbarcati su tre navi inviate da Naypyidaw e riportati nel paese. E’ la prima fase di un programma che potrebbe riguardare fino a cinquemila persone: Kuala Lumpur sostiene che i rimpatri siano volontari, ma l’Unhcr e diverse organizzazioni per i diritti umani hanno espresso forti preoccupazioni. Il punto però non è soltanto il destino della popolazione birmana, ma il segnale politico che c’è dietro. Perché Min Aung Hlaing, il generale che nel 2021 guidò il colpo di stato che fece precipitare il paese nella guerra civile, è ormai tornato a essere un interlocutore con cui i governi della regione trattano, e il mese prossimo andrà in visita a Kuala Lumpur.
Eppure formalmente la Malaysia continua a dire di non riconoscere il nuovo governo birmano e di mantenere il riferimento al piano di pace dell’Asean. Ma la cosmesi diplomatica costruita da Min Aung Hlaing negli ultimi mesi sta producendo il suo effetto. Dopo il viaggio in Cina, quello in India e le visite in Laos e Cambogia, il capo della giunta diventato presidente è riuscito a riportare Naypyidaw dentro i circuiti diplomatici regionali. A giugno Xi Jinping aveva pubblicamente sostenuto la nuova leadership birmana e la cooperazione con il paese. Il resto, intanto, scompare dai radar. Nella divisione del mondo che sta prendendo forma sotto Donald Trump, il Myanmar è sempre più una questione asiatica, dunque cinese. E il conflitto birmano, una delle guerre più devastanti dell’Asia contemporanea, rischia così di diventare niente più che rumore di fondo. Solo l’altro ieri a Kyauktaw, nello stato di Rakhine, un attacco aereo attribuito all’esercito birmano contro un mercato ha ucciso almeno 49 persone e ne ha ferite 58. L’Arakan Army, che controlla il territorio, accusa la giunta di avere colpito deliberatamente civili.