Esteri
verso le urne •
Casa Bolsonaro. La telenovela delle presidenziali in Brasile
La sfida di domenica è fra Lula e il figlio di Jair e passa dalla guerra familiare, il voto evangelico e la Madonna di Aparecida. E dall’effetto “Wonder Woman” della matrigna Michelle
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L'ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro con i figli Eduardo Bolsonaro (a sinistra) e Flávio Bolsonaro (a destra) nel 2024 a Rio de Janeiro (foto Getty)
Tra la Madonna e la matrigna, Flávio Bolsonaro va alla sfida di domenica contro Lula per la presidenza del Brasile in un’atmosfera che potrebbe evocare una delle telenovelas per cui il Brasile è famoso. Casa Bolsonaro, appunto. Il padre, Jair, non può candidarsi: gli è stato vietato di ricoprire cariche pubbliche ed è stato condannato a 27 anni e tre mesi per tentato golpe dopo aver perso le elezioni del 2022, anche se per ragioni di salute gli sono stati concessi gli arresti domiciliari. Corre allora per la presidenza il primogenito Flávio Bolsonaro, 45enne. Avvocato di professione, ha ricoperto per quattro mandati la carica di deputato statale a Rio de Janeiro prima di essere eletto al Senato nel 2019. Ma c’è anche il secondogenito Carlos, che corre per il Senato. Il quartogenito Renan, che corre per la Camera. Il terzogenito Eduardo, che dirige la campagna del fratello ma dagli Stati Uniti, dove ha cercato di ispirare sanzioni contro il Brasile per impedire il processo al padre, e per questo è stato sia destituito da deputato sia condannato a quattro anni e due mesi. E poi c’è la matrigna Michelle, che a un certo punto ha rotto con Flávio per fondare addirittura un partito per conto proprio, salvo arrivare ad agosto a una riconciliazione presumibilmente precaria, in cambio della candidatura al Senato.
“Mettiamo da parte le nostre divergenze... Alzi la mano chi non ha problemi in famiglia”, ha detto la matrigna
Ma la saga familiare si trova pure in Casa Lula, con il figlio dell’attuale presidente del Brasile, Fábio Luís Lula da Silva, “Lulinha”, finito sotto inchiesta per traffico di influenze proprio tre giorni prima della ricandidatura ufficiale del padre, costretto a promettere che non avrebbe interferito con il procedimento. Ed è da telenovela anche la storia di Rafael Borges Amaral, il 26enne morto nel 2024 per il contraccolpo psicologico dopo essersi rovinato con le scommesse online, e la cui madre, professoressa, dopo due anni di campagna ha infine ottenuto dal presidente un decreto per vietarle a livello nazionale. Una misura chiaramente elettorale, visto che è stata annunciata otto giorni prima del voto, dovrà essere ratificata dal Congresso entro 120 giorni ed è stata difesa da Lula nei suoi comizi, dopo che i club di calcio avevano protestato.
Le elezioni generali in Brasile si terranno il prossimo 4 ottobre (con eventuale ballottaggio previsto per il 25 ottobre), e quattro mesi prima del voto Lula ha anche lanciato un programma di rifinanziamento per i lavoratori informali; quattro settimane prima ha annunciato sussidi per i combustibili; due settimane prima ha deciso un aumento del 15 per cento del principale programma di aiuti alle famiglie povere, per cui, da sei giorni prima del ballottaggio, tra il 15 e il 20 per cento degli elettori si vedrà aumentare la rata mensile da 114 a 132 euro. Flávio Bolsonaro ha invece presentato un piano di sicurezza in 12 punti che prevede la costruzione di un “muro” militare ai confini, carceri sul modello di quelle di El Salvador, la castrazione chimica per gli stupratori e l’abbassamento a 16 anni dell’età della responsabilità penale, per poi aggiungervi un altro piano per creare 500.000 posti nelle carceri, modello Bukele. Ma il finale della campagna è stato incentrato sulla presunta intenzione di Flávio di privare la Madonna di Aparecida del titolo di patrona nazionale in caso di sua vittoria alle elezioni, rilanciata sui social a partire da un disegno di legge presentato nel 2007 da un legislatore vicino alla famiglia Bolsonaro. “Finché sarò presidente nessuno mancherà di rispetto alla Madonna di Aparecida”, si è subito buttato a pesce Lula. “Tutti sanno che rispetto le religioni. Tutte!”, ha risposto Flávio.
E’ un apparente paradosso, quello del candidato di destra accusato di laicismo e del candidato di sinistra che si appella alla devozione popolare. Ma la Bibbia è la prima delle tre B considerate il nucleo duro dell’elettorato bolsonarista, assieme a Bue e Pallottola. “Bíblia, Boi e Bala”: fondamentalisti protestanti, agrobusiness e sostenitori della sicurezza armata. Stando ai sondaggi, tra i cattolici Lula ottiene il 48 per cento delle intenzioni di voto, contro il 29 per cento di Bolsonaro. Tra gli evangelici, il senatore raggiunge il 46 per cento, e il presidente si ferma al 27. E la referente degli evangelici è soprattutto Michelle.
Le tre B considerate il nucleo duro dell’elettorato bolsonarista: Bíblia, Boi e Bala, Bibbia, buoi e pallottole
Solo l’11 agosto scorso Flávio e Michelle Bolsonaro sono apparsi insieme per la prima volta dopo la loro faida familiare, partecipando alle riprese di uno spot elettorale. “Mettiamo da parte le nostre divergenze... Quale famiglia è perfetta? Alzi la mano chi non ha problemi in famiglia”, ha detto lei al termine dell’evento, spiegando che entrambi avevano superato le loro divergenze al fine di unirsi “per qualcosa di molto più grande”. Ma poche settimane prima Michelle aveva pubblicato due video in cui, parlando per quasi mezz’ora, aveva accusato Flávio di averla “pugnalata alle spalle”.
“E’ stato molto maleducato, irrispettoso e mi ha trattata male al telefono. E io non gli avevo fatto niente”, ha raccontato, aggiungendo che il figliastro le aveva anche detto che “non capiva niente di politica”. Insomma, aveva concluso che l’aveva “maltrattata” e “umiliata” negli affari di partito, affermando di non poter sostenere la candidatura di qualcuno che non aveva mai chiesto il suo appoggio. Il 30 giugno scorso Michelle aveva inoltre annunciato le sue dimissioni da presidente della sezione femminile del Partito Liberale, che dopo aver vagato per altre nove sigle è infine diventato il partito dei Bolsonaro. Motivo ufficiale: dedicarsi alla cura del marito. Ma il 9 luglio aveva invece annunciato la creazione di un movimento politico dal nome strettamente personalizzato di “Inarrestabili MB”. In esso sarebbero confluite persone a lei vicine, che secondo il quotidiano Correio Braziliense avrebbero espresso il loro disappunto per il modo in cui Flávio centralizzava le decisioni strategiche del partito senza allinearle con gli altri membri della cerchia ristretta dell’ex presidente. Insomma, uno strumento per preservare il capitale politico dell’ex first lady e mantenere la propria struttura di mobilitazione, tant’è che la nuova piattaforma aveva subito iniziato con post motivazionali, utilizzando spezzoni del film “Wonder Woman” per illustrare un messaggio rivolto all’elettorato femminile conservatore e ai settori evangelici.
Tutto ciò aveva accentuato la difficoltà di Flávio nel conquistare il voto femminile. Dopo diversi tentativi di riconciliazione falliti, Flávio aveva pubblicato a luglio un video in cui si scusava con Michelle e la invitava a unirsi alla sua campagna. Invito che infine lei ha accettato, ottenendo così la candidatura al Senato per il Distretto Federale di Brasilia. Il nome di Michelle era stato menzionato pure come possibile candidata alla presidenza fino a quando, a fine 2025, Flávio non annunciò che il padre aveva chiesto a lui di correre. Ciò avrebbe raffreddato i rapporti, però precipitati quando, a fine 2025, il deputato André Fernandes, presidente del Partito Liberale del Ceará, ha annunciato il proprio sostegno a Ciro Gomes, del Partito socialdemocratico brasiliano (Psdb), per la carica di governatore dello stato, con l’obiettivo di costruire un fronte di opposizione contro il Partito dei Lavoratori (Pt). E’ un esempio dell’immagine di maggior moderazione che Flávio cerca di costruirsi, ma Michelle si era opposta con veemenza: in dichiarazioni e video pubblicati a partire da maggio 2025, aveva ricordato che Gomes aveva definito suo marito un “ladro di polli” e un “maniaco genocida” durante la pandemia di Covid. Fernandes e Flávio avevano difeso l’accordo come una decisione tattica avallata dallo stesso Jair Bolsonaro, e appunto Flávio le aveva fatto la telefonata piccata da cui era nata la rottura.
Va detto che i candidati sono in realtà 13, ma la corsa appare ormai concentrata su Lula e Flávio Bolsonaro. Gli altri undici restano molto distanti: soltanto quattro superano l’1 per cento e Augusto Cury, specialista di salute mentale i cui libri di autoaiuto sono stati tradotti in oltre 90 lingue, è l’unico ad aver raggiunto il 10 per cento in una rilevazione, anche se nelle più recenti si attesterebbe intorno al 6. Secondo gli ultimi sondaggi disponibili, Lula è in testa al primo turno con il 39 per cento contro il 34 di Flávio; al ballottaggio, invece, i due risultano appaiati al 42 per cento.