Esteri
il volume di vivaldi •
Putin conta i suoi uomini
Mosca si agita e manda lettere di protesta per la linea "avventurista e irresponsabile" della Nato e tace sulla controffensiva di Kyiv nel Donetsk. La versione del Cremlino per l'aumento delle unità nell'esercito
30 SET 26

L’inviato di Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, ieri si aggirava per Washington. Dmitriev, secondo l’agenzia di stampa russa Tass, ha discusso di collaborazione economica con i dipartimenti del Tesoro e dell’Energia. Qualche giorno prima, era stato a New York per incontrare gli emissari di Donald Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff, con cui il russo ha un rapporto che va avanti da mesi, fatto di cene e lussi, tradotto nella lingua del business che Dmitriev parla benissimo: è il capo del Fondo sovrano per gli investimenti, ha studiato negli Stati Uniti, con il trumpismo sa avere a che fare. Si cercano soluzioni per la fine della guerra e gli americani avrebbero detto che la collaborazione con Mosca rimane un’idea, ma nulla è praticabile se non finisce prima la guerra contro l’Ucraina. Continuare a parlare con Washington, per Putin, vuol dire far credere che esiste un negoziato, quando poi, sul terreno, il Cremlino ammette soltanto una soluzione: la resa di Kyiv. Mentre Dmitriev passeggiava per gli Stati Uniti, la Russia mandava una lettera alla Nato protestando contro la linea “avventurista e irresponsabile” dell’Alleanza, incluse le esercitazioni che ci sono state in agosto per simulare l’isolamento dell’exclave di Kaliningrad.
Mosca ha parlato di minacce che aumentano “notevolmente il rischio di uno scontro armato”. La Nato ha risposto che l’Alleanza è difensiva e non costituisce un pericolo per la Russia. Mosca però sullo spirito della minaccia perenne costruisce l’impalcatura ideologica delle sue guerre. Il capo del Cremlino ha firmato un decreto per aumentare l’organico delle Forze armate russe a 15.500 unità, portando il numero dei militari in servizio attivo a 1,55 milioni. In questi giorni, Mosca non sta raccontando ai russi gli esiti dell’operazione Vivaldi con cui l’Ucraina sta riconquistando parti dell’oblast di Donetsk, non sta raccontando la resa dei militari che impreparati e sorpresi, anche se di alto rango, accettano di consegnare le armi a Kyiv. Non parla di quanto le mire di Putin di conquistare tutto il Donetsk in tempi rapidi siano più sparate che calcoli fatti sul campo di guerra. Racconta però da cosa nasce la necessità di aumentare il numero di soldati e, infatti, in un intervento uscito sulla Komsomolskaya Pravda e in varie conversazioni nei salotti televisivi russi, i generali e gli esperti militari si adoperano per spiegare il decreto di Putin. Sulla Komsomolskaya Pravda il colonnello Viktor Barents scrive che il Cremlino non sta arruolando per la guerra, o non solo, soprattutto sta espandendo i suoi “parametri standard” come risposta alle “crescenti minacce della Nato e dell’Europa”. Mosca ha bisogno di più uomini da mettere nel Donetsk, non per guardare i suoi confini, ma gli anni di stallo non possono eternamente essere spiegati con una guerra infinita contro Kyiv, è più comodo fare in modo che il concetto di minaccia, nella società russa, si centuplichi.
Per il 2027, Mosca prevede di aumentare il budget per la Difesa del 27 per cento. In ogni mossa la Russia dimostra che la strada per il negoziato è strettissima, ma l’unica via che Putin vede è fatta di combattimento, di nuove armi da lanciare contro le città più lontane dal campo di battaglia, mentre sul fronte gli ucraini trovano il modo di usare la tecnologia per respingere le schiere di uomini mandate a combattere da Putin.