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In Carolina del nord, dove gli indipendenti contano, gli eccessi di Trump fanno male ai suoi
I sondaggi danno il popolare ex governatore democratico Roy Cooper in netto vantaggio sul repubblicano Michael Whatley. Il presidente americano, però, non crede che la battaglia sia persa
30 SET 26

Roy Cooper (foto Lapresse)
Sempre più sondaggi danno il popolare ex governatore democratico Roy Cooper in netto vantaggio sul repubblicano Michael Whatley nella sfida che deciderà il nuovo senatore della Carolina del nord. In uno di questi, addirittura, il vantaggio arriverebbe a toccare i 15 punti percentuali, ed è ancora più significativo perché viene da un istituto vicino ai repubblicani. Tutto questo in uno stato che non elegge un senatore democratico da diciotto anni, e che Trump ha vinto tutte e tre le volte in cui si è candidato.
Cooper è una figura con un curriculum adatto per vincere. Ha lavorato nella fattoria di famiglia da ragazzo, ha fatto gli studi universitari nello stato, è stato eletto quattro volte procuratore generale e due governatore. In campagna elettorale ricorda spesso un successo ottenuto da governatore: essere riuscito, nonostante il controllo repubblicano nel Parlamento locale, a espandere la copertura sanitaria nello stato. Oggi mantiene un tasso di approvazione del 51,5 per cento tra i cittadini della Carolina del nord. Contro di lui, un uomo che ha fatto per quindici anni il lobbista, alla sua prima corsa per una carica pubblica, che ha avuto la sua esposizione massima a livello nazionale da presidente del Comitato nazionale repubblicano tra il 2024 e il 2025 – un terzo degli elettori non lo conosce abbastanza per farsi un’opinione su di lui. L’ex governatore repubblicano Pat McCrory, sconfitto da Cooper nel 2016, ha affermato che “un conto è essere l’uomo di partito, un altro è essere l’uomo sulla scheda”, mentre il senatore repubblicano della Florida Rick Scott ha definito la sfida “uno degli stati più difficili sulla mappa” elettorale, proprio per via della sfida a un ex governatore, già famoso tra gli elettori.
Donald Trump, però, non crede che la battaglia sia persa: ha infatti deciso di apparire vicino a Whatley in un comizio nello stato, nel tentativo di accrescere la popolarità del candidato. Durante la serata, ha più volte chiesto ai cittadini di votare “come se io fossi sulla scheda”. Ha poi affermato che Cooper fa parte della sinistra radicale, anche se in realtà non è così, e che finge semplicemente di essere un moderato. Non è detto, però, che la presenza del presidente sia una buona idea: in Carolina del nord il numero di elettori registrati per i due partiti è più o meno pari, mentre spicca una percentuale di 3,5 milioni di indipendenti. Il tasso di popolarità di Trump, che si è messo in prima linea per aiutare il suo candidato, raggiunge a malapena il 38 per cento, e i cittadini dello stato mettono il costo della vita e l’economia in cima alle loro preoccupazioni. Paul Shumaker, consulente del senatore repubblicano Thom Tillis, ha detto a Politico che il presidente ha enormi problemi con gli indipendenti, e Whatley deve ottenere la maggioranza di quei voti per vincere.
I soldi, invece, sono un possibile problema per entrambi. E’ vero che la campagna di Cooper ha un grande vantaggio nella raccolta fondi, avendo disponibili 35 milioni di dollari contro i 16 del suo avversario, ma Whatley potrebbe essere favorito dalla grande capacità di spesa dei repubblicani a livello nazionale, che hanno più soldi dei democratici e stanno decidendo dove allocarli. Per far sì che da Washington vedano con favore il fatto di spendere milioni di dollari in Carolina del mord, Whatley deve iniziare a recuperare punti nei sondaggi e dare l’idea che ci sia una strada concreta verso la vittoria. Se questo non dovesse accadere, i fondi nazionali andranno più facilmente ad altri stati in bilico, come il Texas, dove il candidato repubblicano Ken Paxton sta faticando contro il democratico James Talarico, o il Michigan, dove i repubblicani vedono concrete chance di vittoria a seguito dell’affermazione alle primarie democratiche del candidato radicale Abdul El-Sayed.
E’ interessante notare come, nonostante il vantaggio nei sondaggi, la campagna Cooper non predica ottimismo. Secondo il candidato la sfida sarà in bilico fino alla fine, e verrà decisa da un distacco non superiore ai tre punti percentuali. Il sondaggista David McLennan ha detto allo Charlotte Observer che la campagna “non vuole che gli elettori stiano a casa perché si sentono troppo sicuri del grande vantaggio nei sondaggi”. Poi c’è la storia: le ultime quattro corse per il senato sono state decise da una media di 3 punti percentuali e a livello presidenziale i democratici non prevalgono dal 2008. Dati che non fanno stare tranquillo Cooper, anche se, a oggi, è il favorito.