Accuse tra Kabul e Islamabad, “lo Stato islamico s’infiltra dal Pakistan”

Raid aerei, attentati e accuse incrociate riaccendono lo scontro lungo la Linea Durand. Le vittime civili restano difficili da verificare, mentre Ankara, Doha e ora Riad provano a tenere aperto un canale tra i due paesi, ma cresce il rischio di escalation

30 SET 26
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Forze di sicurezza presidiano il principale valico di frontiera tra il Pakistan e l'Afghanistan a Torkham (Foto di Hussain Ali/Anadolu Agency via Getty Images)

Amman. I funzionari dell’Emirato islamico dell’Afghanistan (Iea) hanno dichiarato domenica che le proprie forze hanno ucciso 28 combattenti nella provincia orientale di Nuristan, tra cui militanti dello Stato islamico arrivati dal Pakistan. Hanno accusato le milizie pachistane di sostenere questi combattenti. Islamabad ha definito le accuse “futili, infondate e prive di qualsiasi fondamento di verità”. Anche sugli attacchi pachistani condotti la scorsa settimana sul territorio afghano circolano versioni nettamente divergenti, in un contesto di crescente tensione tra i due paesi vicini.
Una visita congiunta di alti funzionari della sicurezza turchi e qatarini, avvenuta il 16 settembre, seguita dalla successiva visita del capo dell’intelligence turca nel vicino Pakistan, ha alimentato tra gli osservatori le speculazioni su un possibile rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza, oppure su una visita volta a fare pressione sull’Emirato islamico dell’Afghanistan. Alla visita ha fatto seguito un attacco a un posto di polizia pachistano condotto da un gruppo ritenuto legato alle autorità di Kabul. I raid aerei pachistani sono stati condotti tra le 3 e le 4 del mattino del 21 settembre in alcune province sul lato afghano della Linea Durand: sono stati i primi dal mese di giugno, quando erano rimaste uccise decine di persone. Mentre il ministero dell’Informazione di Islamabad ha riferito che lunedì scorso erano stati colpiti tre siti e che erano stati uccisi “28 terroristi, oltre a diversi attentatori suicidi”, l’Emirato islamico dell’Afghanistan, controllato dai talebani, ha denunciato vittime civili. La Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) ha confermato che “almeno tre civili, tra cui un uomo, una donna e una ragazza, sono stati uccisi e altri quattro feriti in quelli che appaiono raid” nella provincia di Kunar, mentre altri due siti sono stati colpiti nella provincia di Paktika. Data l’assenza di un accesso indipendente dei media in tutto l’Afghanistan da quando l’Emirato ha preso il potere cinque anni fa, le notizie sulle vittime e sulle circostanze degli attacchi restano estremamente difficili da verificare.
Il 17 settembre, il giornalista afghano e consulente geopolitico Bilal Sarwary, che vive in Canada, ha dichiarato al Foglio, a proposito dei colloqui e delle ostilità in corso tra Afghanistan e Pakistan, che “qui c’è qualcosa di più della sola militanza lungo la Linea Durand”, riferendosi al confine occidentale del Pakistan, riconosciuto a livello internazionale ma mai riconosciuto dall’Afghanistan. “Il bombardamento pachistano su Kabul è stato un attacco alla sovranità afghana, che ha approfondito un risentimento già molto forte”, ha aggiunto. Il Pakistan ha colpito Kabul con diversi raid nei mesi scorsi, tra cui un attacco del 16 marzo che, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, avrebbe provocato almeno “269 morti civili” in un centro di riabilitazione dalla tossicodipendenza, anche se, secondo quanto riferito dal personale dell’ospedale, “le cartelle cliniche dei pazienti risultano distrutte dai raid aerei” e “il numero reale potrebbe essere significativamente più alto”. Le autorità dell’Emirato islamico dell’Afghanistan hanno stimato il bilancio delle vittime a oltre 411.
L’ambasciata del Pakistan in Afghanistan aveva sostenuto all’epoca che gli attacchi erano stati “diretti esclusivamente contro infrastrutture terroristiche e militari. Tra gli obiettivi colpiti, depositi di droni e infrastrutture di supporto tecnico, oltre a siti di munizioni, utilizzati dai talebani afghani per condurre attacchi contro civili pakistani innocenti”, sottolineando che “nessun ospedale, centro di riabilitazione dalla tossicodipendenza o struttura civile è stato preso di mira”.
“Il Pakistan ha contribuito a creare un mostro di Frankenstein attraverso decenni di sostegno ai talebani”, ha detto Sarwary, che ha lasciato il proprio paese nel 2021 dopo vent’anni di reportage sul campo. “Le famiglie afghane non dovrebbero pagarne il prezzo. Turchia e Qatar hanno canali aperti con entrambe le parti, ma qualsiasi mediazione deve affrontare l’aggressione pachistana insieme alla questione della Linea Durand, mettendo al primo posto le vite dei civili”.
L’allarme lanciato da Islamabad il 19 settembre era arrivato subito dopo una serie di attacchi mortali condotti sul territorio pachistano da fazioni armate legate ai talebani afghani. Un attacco compiuto il 18 settembre durante la preghiera del venerdì contro una moschea all’interno di un complesso di polizia ha ucciso almeno 31 persone, tra cui 16 agenti. Ne ha rivendicato la responsabilità l’Ittehad-ul Mujahideen Pakistan (Imp), un’alleanza guidata da Hafiz Gul Bahadur e collegata al Tehrik-e Taliban Pakistan (Ttp). Le autorità afghane negano di consentire al Ttp di operare dal territorio afghano. Tuttavia, secondo un rapporto dell’Onu pubblicato ad agosto, all’inizio di quest’anno, l’Emirato islamico dell’Afghanistan avrebbe “trasferito circa duemila combattenti del Ttp, con le rispettive famiglie, dal confine pachistano verso l’interno dell’Afghanistan”, e il leader dei talebani avrebbe “avvertito la leadership del Ttp”, secondo quanto riferito, di “interrompere gli attacchi contro il Pakistan, pena la perdita del sostegno dei talebani”. L’inviato pachistano all’Onu, Asim Iftikhar Ahmad, ha dichiarato la scorsa settimana che oltre 4.700 cittadini pachistani sono stati uccisi in tre anni in attacchi militanti provenienti dall’Afghanistan. Turchia e Qatar sono da tempo impegnati in un’attività di mediazione tra Afghanistan e Pakistan. Venerdì, tuttavia, il portavoce dei talebani avrebbe accolto con favore un “ruolo maggiore” dell’Arabia Saudita nella mediazione tra i due paesi.