Esteri
Tra droni e diplomazia •
Netanyahu, Vance, Guilfoyle. La rete che Haftar vuole cucire
Il leader libico ha incontrato in segreto il premier israeliano ad Abu Dhabi, programma un vertice col vicepresidente americano e aspira a un altro con l’ambasciatrice fedele a Trump. Tutto per dimostrare all’occidente di non essere solamente un terrorista

Saddam Haftar
Lunedì, Abu Dhabi è stata meta di pellegrinaggio di diversi leader mediorientali, primo fra tutti Benjamin Netanyahu. Secondo Associated Press, il premier israeliano sarebbe volato negli Emirati Arabi Uniti per partecipare a un incontro segreto con il presidente Mohammed bin Zayed e chiedergli di sconfessare pubblicamente lo scoop del quotidiano Haaretz sul rapporto trasmesso agli israeliani dall’intelligence emiratina che allertava sugli attacchi del 7 ottobre e che Netanyahu avrebbe ignorato. Ma oltre al contenuto del vertice, a incuriosire è stato l’affollamento di voli di stato atterrati all’aeroporto emiratino di al Bateen più o meno alla stessa ora in cui è atterrato Netanyahu. Tra quelli marocchini, sauditi e qatarini, i siti di tracciamento ne hanno identificato uno, in particolare, proveniente da Bengasi, un Airbus A-319 con numero di registrazione P4-KH5I9. Si tratta dell’aereo che solitamente usa Saddam Haftar, il vicecomandante generale della Libia orientale, precedentemente registrato a nome del gruppo Alushibe Holding, e poi ceduto a una società denominata Forte Strategy General Trading. Ad attirare l’attenzione su questo volo è stata l’ora di atterraggio, le 12,40, appena una ventina di minuti dopo l’arrivo di Netanyahu allo stesso aeroporto. Secondo Mohamed Buisier, ex consigliere politico di Khalifa Haftar, il padre di Saddam, non si tratterebbe di una coincidenza: “Saddam ha visto Netanyahu per ottenere sostegno politico per la propria candidatura alla presidenza libica”, ha commentato su X.
Non è la prima volta che Saddam incontra segretamente i vertici dello stato ebraico. Nel 2021, Haaretz aveva tracciato un suo aereo all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, dove Haftar avrebbe incontrato agenti del Mossad. A ottobre dello stesso anno, il quotidiano israeliano Israel Hayom diede anche la notizia di un accordo siglato tra gli Haftar e una società di lobby e comunicazione israeliana, mediato dagli Emirati Arabi Uniti. Sul perché Saddam abbia interesse a rinsaldare proprio ora il rapporto segreto con Israele occorre considerare il danno di immagine che il leader di Bengasi sta scontando dopo lo svelamento del ruolo che ha ricoperto nella cellula terroristica libico-spagnola a Zawiya e a Tripoli. Il fatto che il leader in pectore della Libia unificata, l’uomo su cui l’Amministrazione Trump ha puntato tutto, abbia orchestrato attacchi a infrastrutture e leader militari e politici dell’ovest della Libia impone ora a Haftar di rilegittimarsi con Washington. Incontrare Netanyahu potrebbe iscriversi in questa logica.
Ma allo stesso tempo, Saddam sta seguendo anche altre strade spianate dalla Ballard Partners, la società di consulenza americana che da marzo scorso cura gli interessi del giovane comandante libico. Al Foglio risulta che Saddam sia prossimo a incontrare il vicepresidente americano J.D. Vance a Washington, dopo che a giugno aveva avuto una riunione negli Stati Uniti con il segretario di stato Marco Rubio. “Vuole accreditarsi come leader indispensabile”, spiegano al Foglio fonti informate, “anche se nel frattempo fa saltare in aria con i droni le infrastrutture petrolifere dell’ovest della Libia”.
Ma non ci sarebbe solamente Vance. Haftar sta cercando legami che vadano oltre le photo opportunity procurate dalla Ballard Partners – come è successo con Rubio – e si traducano in vere sponsorizzazioni politiche. Oltre all’incontro con Netanyahu, al Foglio risulta che Haftar starebbe cercando di allacciare i contatti anche con Kim Guilfoyle, l’ambasciatrice americana in Grecia. Il gancio sarebbe Refaat al Abbar, un fedelissimo di Haftar, il suo “uomo ombra” alla National Oil Corporation (Noc), secondo i report dell’Onu. In questi giorni si è accesa una competizione tra al Abbar e Mohamed Dabaiba, figlio del premier di Tripoli Abdulhamid, per il controllo di una succursale della Noc, la Waha Oil and Gas. Dabaiba ne ha di fatto assunto il controllo e non è una coincidenza se negli ultimi giorni si è verificata una serie di sabotaggi alle infrastrutture petrolifere nell’ovest della Libia per mano delle tribù di Zintan che sono vicine a Haftar. Fonti del Foglio riferiscono che per riavere il controllo della Waha Oil and Gas, gli Haftar starebbero tentando in questi giorni di ottenere l’intermediazione di Guilfoyle.
Un’inchiesta di due giorni fa del Wall Street Journal ha accusato l’ambasciatrice americana, nonché ex fidanzata del figlio maggiore di Trump, di avere favorito in modo sleale la vendita di gas liquefatto prodotto negli Stati Uniti. Le accuse sono gravi e bisognerà vedere se avranno ripercussioni sull’incarico di Guilfoyle. A ogni modo, Saddam è alla ricerca di un nuovo sponsor che lo renda intoccabile, considerando che Massad Boulos, il consuocero di Trump che ha sponsorizzato il precario piano di unificazione della Libia, rischia di essere la prima vittima dopo la notizia del caso della cellula terroristica libica. Se Boulos è politicamente morto, Guilfoyle è considerata una valida alternativa. “In fondo”, spiegano al Foglio, “è come se facesse parte anche lei della famiglia Trump”.