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L'ostilità dell'Irlanda verso Israele fuori dal campo di calcio
Le polemiche attorno alla gara di Nations League sono l’ultimo capitolo di una lunga tensione fra i due paesi, dal riconoscimento della Palestina alla chiusura dell’ambasciata israeliana fino ai boicottaggi nello sport e nella cultura
29 SET 26

(Foto Getty)
Ieri sera l’Irlanda ha battuto Israele 3-0. Gironi di Nations League, niente di importante. Stadio semivuoto, ma comunque spazio per le polemiche. Innanzitutto la partita si è giocata a Debrecen, in Ungheria. Giocava formalmente in casa Israele, a cui la UEFA dopo il 7 ottobre 2023 non consente di disputare competizioni nazionali in patria, quindi campo neutro. Lo stesso avverrà il 4 ottobre quando si giocherà il ritorno, in Serbia e non a Dublino. L’Irlanda ha invocato “difficoltà operative” e la Uefa ha acconsentito.
Altre difficoltà, non proprio "operative", le hanno invocate alcuni i calciatori irlandesi, contrari a disputare la partita contro Israele. Alla fine c'è stato un voto tra i membri della nazionale e ha prevalso il buon senso. L’unico che proprio non ce l’ha fatta è stato il portiere Gavin Bazunu, che su Instagram ha scritto che la sua scelta si basa esclusivamente sulla "convinzione personale che uccidere persone innocenti sia sbagliato», aggiungendo di non avere "nulla contro la comunità ebraica e il popolo israeliano".
Poi l’allenatore Heimir Hallgrímsson, in conferenza stampa, ha persino giustificato pubblicamente la scelta della sua squadra di scendere in campo: "Non giochiamo con il genocidio, giochiamo contro il genocidio. Giochiamo contro Israele". Ça va sans dire i calciatori irlandesi hanno indossato delle fasce nere al braccio in segno di lutto, abbassato il capo durante l’inno israeliano e rifiutato di stringere la mano agli avversari.
Poche ore prima della partita, a Portadown, nell’Irlanda del Nord, un cartello riportava la scritta "From Gaza to Garvaghy Rd. Resist occupation & fascism". Gaza e Garvaghy Road, cioè la strada che da quasi trent’anni divide la comunità nazionalista di Portadown dall’Orange Order. Ieri, infatti, trentacinque orangisti hanno ottenuto l’autorizzazione a percorrere quel tratto di strada per la prima volta dal 1998, senza bande e in silenzio, dopo la funzione nella chiesa di Drumcree. I residenti hanno bloccato il passaggio. È la vecchia contesa di Drumcree: gli unionisti e lealisti dell’Orange Order, in prevalenza protestanti, rivendicano il diritto di sfilare lungo un percorso tradizionale; i nazionalisti e repubblicani, in prevalenza cattolici, leggono quella marcia come una prova di forza e un affronto.
Cartelli e simboli pro Palestina non sono nulla di nuovo lungo Garvaghy Road, come in molti luoghi d’Irlanda. Nella tradizione nazionalista e repubblicana, la lotta contro il dominio britannico è stata spesso accostata a quella palestinese contro Israele. Lettura che a quanto pare non è rimasta confinata alla memoria repubblicana dell’Irlanda del Nord, trovando una forma istituzionale anche nella Repubblica d’Irlanda.
Nel maggio 2024 l’Irlanda ha riconosciuto lo Stato palestinese, insieme a Spagna e Norvegia, sostenendo di voler rilanciare la soluzione dei due Stati. A dicembre ha poi deciso di intervenire, come Stato terzo, nel procedimento avviato dal Sudafrica contro Israele davanti alla Corte internazionale di giustizia. Israele ha reagito chiudendo l’ambasciata a Dublino e Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha accusato l’Irlanda di "delegittimazione e demonizzazione dello Stato ebraico".
A giugno dell'anno successivo il Board del Trinity College Dublin ha deciso di non avviare nuovi accordi di ricerca con istituzioni israeliane, di non rinnovare gli scambi Erasmus con la Hebrew University of Jerusalem e la Bar-Ilan University e di procedere al disinvestimento dalle società israeliane.
Qualche mese dopo alcuni consiglieri comunali di Dublino hanno proposto di cancellare il nome di Chaim Herzog da un parco dedicato all’ex presidente israeliano, nato a Belfast e cresciuto a Dublino. La proposta di rinominarlo Hind Rajab Park è stata poi ritirata dall’ordine del giorno prima del voto. Una targa sulla casa natale di Herzog, a Belfast, era stata rimossa già nel 2014 dopo ripetuti atti vandalici.
A marzo di quest’anno il Jewish Representative Council of Ireland ha contato 143 episodi antisemiti in sei mesi, tra minacce, intimidazioni e atti vandalici, nei confronti una comunità di poco più di duemila persone.
Per ritornare allo sport, i membri della FAI, la federazione calcistica irlandese, avevano votato per chiedere alla Uefa di sospendere la federazione israeliana dalle competizioni.
A settembre quattro atleti israeliani iscritti alla European Cup di Derry, nell’Irlanda del Nord, sono stati esclusi dalla lista finale dopo che il club locale ha dichiarato di non sostenere la loro partecipazione. Per arrivare infine all' appello di centosessanta sportivi irlandesi per il boicottaggio delle due partite di Nations Legue.
Dati i precedenti, nulla di nuovo sul fronte irlandese.