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Il giusto rinvio di Macron sul metano
La Francia fa bene a invitare l’Ue a ritardare i vincoli su importazioni di petrolio e gas
26 SET 26

Foto Ansa
Il presidente francese Emmanuel Macron è sceso in campo contro il regolamento europeo sulle emissioni di metano. In una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen, l’Eliseo ha chiesto di rinviare di un anno l’applicazione delle nuove regole sulla rendicontazione delle emissioni derivanti dalle importazioni di oil & gas: la loro applicazione potrebbe creare rischi legali per gli importatori proprio nel mezzo di una fase di acuta scarsità globale, mettendo a repentaglio la sicurezza energetica europea. Il riferimento è al regolamento che, da un lato, impone a produttori e importatori di tracciare le emissioni di metano derivanti dall’estrazione, dall’import e dal trasporto dei combustibili fossili; dall’altro, introduce in Europa standard fortemente restrittivi e ne estende l’applicazione anche alle attività estere.
La questione agita da tempo l’industria: uno studio di Wood Mackenzie mostra che il 43 per cento del gas e l’87 per cento del greggio importati dall’Ue non sarebbero conformi ai nuovi standard. L’intervento del presidente francese è un estremo tentativo di richiamare la Commissione alla ragionevolezza: per ora, Bruxelles si è limitata a una comunicazione in cui introduce elementi di flessibilità nell’applicazione delle nuove norme e invita gli Stati membri a prevedere sanzioni molto basse o nulle per un periodo iniziale. Si tratta, per molti, di una soluzione insoddisfacente, in quanto le imprese rischierebbero comunque di violare le norme, cosa che spesso le regole interne impediscono, anche se non è prevista alcuna sanzione. Per questo l’industria chiede un rinvio di almeno tre anni. Vista la scadenza ravvicinata – la tagliola scatterà il 1 gennaio – la via d’uscita ideale starebbe probabilmente in una combinazione: rinvio di un anno e poi, a partire da quel momento, sospensione delle sanzioni per un triennio. Le due cose non si escludono anche perché l’una dipende dall’Europa, l’altra dai governi nazionali. La situazione degli approvvigionamenti non è mai stata così tesa e incerta: non è proprio il momento di aggiungere vincoli auto-inflitti.