Il patto della Mecca è diventato un meme

Grazie a Sharif, che parla con tutti e manda cuori a Riad invece di intercettori
25 SET 26
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Foto ANSA

Shehbaz Sharif al Palazzo di Vetro di New York è l’uomo che incontra tutti. Iraniani, americani, sauditi, turchi, africani, europei: il primo ministro pachistano in questi giorni è passato da un bilaterale all’altro, per dimostrare che Islamabad prova a tenere aperti tutti i canali. Oggi Sharif parlerà dal podio dell’Assemblea generale dell’Onu, dopo aver passato mesi a promuovere il ruolo del Pakistan come mediatore tra Washington e Teheran. Un ruolo che Donald Trump gli ha cucito addosso: il presidente americano l’ha menzionato perfino nel suo discorso all’Onu, definendo Sharif un “uomo straordinario”. Il problema è che mentre il Pakistan prova a mediare fra Stati Uniti e Iran, con risultati poco chiari, deve ancora capire come gestire un negoziato molto più concreto e pericoloso, e cioè quello con l’Arabia Saudita. Gli attacchi degli houthi contro il Regno avrebbero dovuto attivare il noto Patto della Mecca, firmato in agosto da Pakistan, Arabia Saudita e Turchia, ma Islamabad sembra non volerne sapere di difendere Riad dall’attacco di un gruppo sostenuto dal regime iraniano, con cui è in ottimi rapporti.
E così questo attendismo si è trasformato online in decine di meme – con la faccia di Sharif e soprattutto del potente feldmaresciallo Asim Munir – ma anche in analisi più serie: sui giornali indiani, per esempio, qualcuno ha notato che mentre l’Arabia Saudita chiedeva al Pakistan nuovi intercettori, l’Ispr, la macchina di comunicazione dell’esercito pachistano, pubblicava due video musicali per celebrare il rapporto “fraterno e indissolubile” con Riad. Qualcuno si è spinto a paragonare il Patto della Mecca nell’articolo 5 della Nato, quello che tutti invocano ma nessuno ha il coraggio di attivare davvero. Anche quando un paio di giorni fa gli houthi hanno attaccato la Mecca, il luogo più sacro dell’islam, Sharif ha scritto un lungo messaggio di condanna su X, ma niente di più. Per ora Islamabad riesce a rimanere alleata di Riad, a parlare con Teheran e a mediare con Washington contemporaneamente, come ha sempre fatto. Il problema è che il mondo è cambiato, e un patto di difesa, prima o poi, richiede di decidere da che parte stare.