Esteri
Il presidente lancia la sua televisione •
Non è la Cnn, è la Trump Tv
Una replica dal Monte Rushmore, Karoline Leavitt, Kristi Noem col giubbotto dell'Ice, Melania nelle rare apparizioni: la Trump Tv nasce già come un "come eravamo". Il promo invece è un blob di Simpson, Griffin e Mamma ho perso l'aereo sulle note dei Buggles, e finisce con Stewie che piagnucola "voglio guardare me stesso". Non è la Rai, non è Piazza Pulita, non è la Cnn
23 SET 26

Certo quando il mondo tornerà – se tornerà – normale, come faremo con l’intrattenimento? Con presidenti americani seri e noiosi, se ci saranno ancora, abituati come siamo a questo show accaventiquattro, come dicono a Milano? Ecco l’ultima trovata, la Trump Tv: dopo aver bullizzato per l’ennesima volta i giornalisti, e cacciato la Cnn e altre emittenti dalla Casa Bianca, Trump come si sa è stato a sua volta da queste abbandonato, dunque epurato a sua volta.
E allora ecco la decisione, perché lo show deve andare avanti. Una tv tutta sua, la Trump Tv, che va in onda sul sito della Casa Bianca e su YouTube. Annunciata con uno spot di un camioncione che entra alla Casa Bianca col simbolo di un ripetitore, da una grafica AI un po’ da poliziottesco, lui che esce dalla limousine, in bianco e nero, à la Tarantino, Trump è come quelli che emigrano di canale. Che vanno alla 8, alla 9, Trump è il Giletti globale.
Non è la Rai, non è Piazza Pulita, non è la Cnn. E’ la Trump tv. La prima trasmissione però è stata una replica, non proprio un ottimo segno. La rimessa in onda di un discorso del presidente dal monte Rushmore, del 3 luglio scorso. La Casa Bianca descrive il nuovo palinsesto come “The essentials station”, come un pacchetto base di trumpismo, versione gratuita, senza la inutile mediazione degli, appunto, media; un po’ come i primi Grandi Fratelli in diretta sempre, senza studio, senza commento. “Tutti i momenti top dell’Amministrazione in un unico posto” dice Kaelan Dorr, capo della strategia digitale della presidenza, proprio così, i “greatest hits, senza filtro.” Per adesso tra i video scorre una diretta di Trump che fa cose, noiosissima, tipo tv del Senato o della Camera, e poi tutto un “come eravamo” del secondo mandato, con effetto soprattutto malinconico, ecco la fu portavoce Karoline Leavitt, che si disse se ne andò sopraffatta dalla gelosia per la nuova assistente, Natalie Harp, detta anche la “stampante umana” perché regge sempre appunto una stampante (il presidente vuole tutto su carta); ecco Kristi Noem già Segretaria della Sicurezza interna in versione cappellino e giubbotto antiproiettile ICE, ecco Melania nelle rare apparizioni.
Ma il prodotto migliore della Trump Tv è finora il “promo”. Il “promo” è un medley di tv e cinema americano preso da Warner, Fox, Sony e Disney: i Simpson, Seinfeld, Friends, i Griffin, SpongeBob, Mamma ho perso l’aereo (che sta particolarmente a cuore a Trump, avendo lui recitato in un cameo nella parte di se stesso nel 2), e ancora Modern Family, Breaking Bad, The Office, tutti spezzoni in cui c’è qualcuno che guarda la televisione. Una specie di blob della durata di sessanta secondi, sulla musica di “Video Killed the Radio Star” dei Buggles — il brano con cui Mtv inaugurò le trasmissioni il primo agosto 1981, la canzone su un mezzo che ne ammazza un altro, e l’ultimo frame ha il faccione di Stewie Griffin che urla piagnucolando “I want to watch myself!”, voglio guardare me stesso, forse anche candido statement del presidente che aspira a essere un dittatore, ma anche anchorman, il presidente che è riuscito a epurare tutte le tv, e adesso, trovato non uno più puro ma dei televisionari che si son stufati, e l’hanno epurato, emigra, come tutti, come tanti, su YouTube. Per guardarsi finalmente senza interruzioni.
Trump infatti negli anni è riuscito a imbrigliare, contrastare, ostacolare, le televisioni americane ree di essere in qualche modo “fake news”. Per lui. Non vere e proprie censure, ma la solita tecnica (del colpo di stato) a base di transazioni, dimissioni, riorganizzazioni aziendali, scelte di palinsesto. Dicembre 2024: la Abc di Disney chiude con quindici milioni alla futura biblioteca presidenziale, più un milione di spese legali, una causa per diffamazione nata da una frase di George Stephanopoulos. Gennaio 2025: appena arrivato alla Fcc, l’authority delle comunicazioni, Brendan Carr ripesca dal cestino le denunce per “news distortion” contro Abc, Cbs e Nbc che la sua predecessora aveva archiviato. Aprile 2025: Bill Owens lascia la direzione di 60 Minutes scrivendo alla redazione che non ha più l’indipendenza per condurre il programma; a luglio Paramount, che nel frattempo deve far passare la fusione con Skydance, paga sedici milioni di dollari per chiudere la causa sul montaggio di un’intervista a Kamala Harris. Settembre 2025: la Abc sospende Jimmy Kimmel per una battuta su Charlie Kirk, poi Kimmel sbarca su Youtube e ovviamente fa il botto. Ottobre 2025: la Paramount di David Ellison (figlio di Larry Ellison, amico del presidente, che comanda oggi anche in TikTok) compra la newsletter della centrista Bari Weiss e mette Bari Weiss a dirigere Cbs News. Febbraio 2026: la Cbs taglia l’intervista di Colbert al possibile candidato democratico Talarico. Maggio 2026: finisce il Late Show, in onda dal 1993, primo negli ascolti della seconda serata, cancellato per ragioni che la Cbs giura essere di bilancio. Settembre 2026: la Abc non manda in onda l’intervista di Kimmel allo stesso Talarico.
Insomma non vere e proprie epurazioni ma minacce, influenze, truffa truffa ambiguità come diceva Pierfrancesco Loche ad Avanzi. Ma il cortocircuito finale è Trump che adesso, dopo aver censurato tutti, viene silenziato lui dalle televisioni, e fugge su YouTube abbandonando “la generalista”, come un grande epurato, come un Luttazzi Biagi Santoro, ma anche come un ragazzino che punta sulla tv dello spillolamento e dei “giovani”. E trasforma la Casa Bianca in un’idea meravigliosa – quanto tempo passerà prima che metterà sul palinsesto anche le vecchie puntate di “ The apprentice”, il reality show di cui era protagonista, e perché no pure le televendite di chissà quali prodottini, i suoi telefoni sberluccicanti made in China, i cappellini, le criptovalute con cui tutta la family sta facendo i dollaroni? Completa di televendite, cambi Shimano, “protagonisti del Novecento”, sulla Trump tv il presidente potrà finalmente guardare e vendere per sempre se stesso, in loop, in una specie di iper-sogno-mise en abyme iper berlusconiano (tra una settimana il Cav. avrebbe compiuto 90 anni). Se avesse pure un filo di seno, The Donald farebbe non l’annunciatrice, che non serve più, ma la stampante umana, vabbè.