Macron a colloquio con Trump tiene agganciati due dossier: Ucraina e Hormuz

Il presidente francese ha proposto al capo della Casa Bianca una “moratoria” su Kyiv e chiesto di trovare una soluzione pacifica in medio oriente. L'incontro al 66esimo piano della Trump Tower alla vigilia dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite

23 SET 26
Immagine di Macron a colloquio con Trump tiene agganciati due dossier: Ucraina e Hormuz
Parigi. Lunedì sera Emmanuel Macron è atterrato a New York con un obiettivo chiaro: convincere Donald Trump a restare agganciato ai due dossier che oggi pesano maggiormente sulla sicurezza europea e sull’economia mondiale, la crisi energetica provocata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e la guerra in Ucraina.
Alla vigilia dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente della Repubblica francese ha incontrato il suo omologo americano per un colloquio di quarantacinque minuti svoltosi al 66esimo piano della Trump Tower. Un colloquio durante il quale ha ribadito al tycoon l’importanza di intensificare gli aiuti all’Ucraina, aumentare la pressione sulla Russia, ma anche trovare una soluzione pacifica in medio oriente. Il punto di partenza non era semplice: secondo il Financial Times, domenica Trump aveva nuovamente sollecitato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a interrompere gli attacchi alle raffinerie russe. Ma il risultato, secondo quanto riferito dallo stesso Macron ai giornalisti, è stata una discussione “molto positiva e costruttiva”, che avrebbe avvicinato la Casa Bianca alle sue posizioni. “Ci ha permesso di affrontare sia la crisi nel vicino e medio oriente, sia la volontà di fare tutto il possibile per riaprire lo Stretto di Hormuz e sbloccare i flussi di merci attraverso diverse soluzioni”, ha dichiarato Macron.
I due capi di stato si sono confrontati anche su come “garantire maggiore sicurezza” alle rotte di trasporto del petrolio nel Mar Rosso e sulla “necessità di aiutare i nostri amici ucraini ancor più rapidamente e con maggiore forza in termini di intercettori”, ha sottolineato il presidente francese. A Trump, Macron ha proposto di separare il dossier di Hormuz dagli altri contenziosi tra Washington e Teheran, a partire dal nucleare, come confermato da una fonte diplomatica all’Afp. “La Francia vuole collaborare con gli Stati Uniti e i propri partner su una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che garantisca la libertà di navigazione” nello Stretto di Hormuz, ha spiegato la fonte, senza fornire date precise sulla presentazione della risoluzione. La strategia dell’inquilino dell’Eliseo, in parallelo allo sblocco di Hormuz, è la diversificazione delle fonti di approvvigionamento. In questo senso, Parigi guarda al Mar Rosso e si dice pronta a contribuire alla messa in sicurezza delle infrastrutture energetiche del porto di Yanbu, sulla costa occidentale dell’Arabia Saudita, e dell’oleodotto Est-Ovest, via di esportazione fondamentale per il greggio saudita, presi di mira dagli houthi, i ribelli yemeniti sostenuti dall’Iran, e dai droni iraniani. La fonte diplomatica sentita dall’Afp ha insistito sulla natura “esclusivamente difensiva” di un’eventuale operazione francese: l’obiettivo è proteggere le infrastrutture necessarie a mantenere aperta una delle poche vie alternative per l’esportazione del petrolio saudita.
L’Ucraina è stato l’altro tema centrale del colloquio tra Macron e Trump. Il presidente francese ha messo sul tavolo la proposta di una “moratoria”, ossia una sospensione reciproca degli attacchi in profondità contro le infrastrutture energetiche e civili. L’idea è che Russia e Ucraina interrompano, contemporaneamente, le operazioni contro gli impianti che alimentano la crisi energetica e colpiscono direttamente le popolazioni. La proposta della moratoria ha anche una dimensione pratica: ridurre per alcuni mesi gli attacchi contro le infrastrutture potrebbe diminuire la pressione sulla difesa antiaerea ucraina, in particolare sui missili Patriot, le cui disponibilità sono limitate. Gli Stati Uniti, che hanno esaurito gran parte delle loro munizioni nella guerra in Iran, non ne forniscono più a Kyiv. Dopo Trump, Macron ha portato la proposta della moratoria direttamente a Zelensky, che ha incontrato a New York in tarda serata. Il presidente ucraino, in un messaggio su X, si è detto disponibile a una de-escalation, chiedendo però che anche i siti energetici, le infrastrutture critiche e le esportazioni ucraine cessino di essere bersagli russi. Il principio, per Kyiv, resta quello della reciprocità.