L'uomo di Infantino che può vincere le elezioni in Marocco

Il presidente del calcio marocchino Fouzi Lekjaa è il volto della campagna del Pam, secondo partito più forte, pur non essendone candidato. La crisi di Ceuta, quella sociale e la promessa di trasformare il successo sportivo in consenso politico

23 SET 26
Ultimo aggiornamento: 11:45
Immagine di L'uomo di Infantino che può vincere le elezioni in Marocco

Fouzi Lekjaa sollevato dai giocatori dopo la vittoria ai rigori del Marocco contro i Paesi Bassi ai Mondiali 2026 (GettyImages)

Proprio mentre dalla Spagna rimbalza l'allarme per una possibile nuova ondata di migranti verso Ceuta, un uomo di Infantino può vincere le elezioni marocchine di oggi e diventare primo ministro anche col promettere ai tifosi la finale dei prossimi mondiali a Casablanca. È il 56enne Fouzi Lekjaa: un ingegnere e ex-impettore finanziario di etnia berbera che dopo aver acquisito popolarità come dirigente di squadre di calcio dal 2014 è presidente della Federazione calcistica marocchina, e appunto si è segnalato come uno dei più ferventi sostenitori del presidente della Fifa, da cui ha ottenuto che il suo paese fosse tra gli organizzatori del Mondiale del 2030, assieme a Spagna e Portogallo. Ma già sotto la sua presidenza il Marocco aveva raggiunto la storica qualificazione alle semifinali dei Mondiali del Qatar 2022, diventando il primo paese africano a riuscirci. Ha anche gestito la finale della Coppa d'Africa 2025, in cui il Marocco è stato dichiarato campione dopo il ritiro del Senegal. Una partita che si concluse con gravi tensioni tra i tifosi senegalesi e le forze di polizia marocchine responsabili della sicurezza dello stadio.
Dal 2021 anche ministro delegato incaricato al Bilancio e dal 2025 primo vicepresidente della Confederazione calcistica africana, Fouzi Lekjaa ha fatto irruzione in campagna elettorale legandosi al Partito Autenticità e Modernità (Pam), che fondato nel 2008 da uno stretto consigliere di re Mohammed VI è ora il secondo più forte, con 87 tra i 395 deputati. Formalmente il suo leader è Fatima Ezzahra El Mansouri, sindaco di Marrakesh e Ministro della Pianificazione nazionale, dell'Urbanistica, dell'Edilizia abitativa e della Politica urbana. E Fouzi Lekjaa non sarebbe neanche candidato. Ma viene considerato altamente probabile che il Pam, con simbolo un trattore, diventi il primo partito, e che  Fouzi Lekjaa sia nominato primo ministro.
È la dodicesima volta che in Marocco si tengono le elezioni legislative dal 1956, anno dell’indipendenza. Oggi i seggi hanno aperto alle 8 locali, le 9 in Italia, e chiuderanno alle 19 (le 20 italiane). Sono 15.801.162 gli iscritti alle liste elettorali, su un corpo elettorale di 26 milioni di persone. Ovviamente nella campagna elettorale ha avuto un grande peso la crisi di Ceuta, con le 72.000 persone che tra il 29 e il 30 luglio hanno  attraversato la frontiera dell'exclave spagnola. A Madrid Fernando Grande Marlaska, ministro dell'Interno del governo di Pedro Sánchez, ha espresso “preoccupazione” per gli avvisi diffusi sui social network su possibili nuovi arrivi in massa proprio in concomitanza con il voto. “I servizi di intelligence e informazione stanno monitorando le fonti aperte e cooperano costantemente con l'intelligence marocchina per valutare queste allerte”, ha dichiarato in una conferenza stampa proprio a Ceuta, ripresa in diretta dall'emittente Tve. È vero che un precedente appello sui Social ad attraversare la frontiera il 20 settembre non ha determinato ingressi significativi. Ma Grande Marlaska ha confermato che si stanno rafforzando le frontiere di Ceuta e Melilla, con “tre plotoni dell'Unità di prevenzione e reazione della polizia”. 
In Marocco tutto ciò ha portato a un clima di delusione, cui si aggiunge il ricordo delle proteste di un anno fa. Furono condotte dai giovani di quella che fu definita  “GenZ 212” - Generazione Z più il prefisso telefonico nazionale – con slogan  contro la corruzione, per una sanità pubblica e contro la disoccupazione. Ma molti manifestanti furono arrestati, e stanno ancora in prigione. Nel 2021 andò a votare poco più del 50 per cento degli iscritti, e ci si aspetta una affluenza ancora più bassa. 
Fouzi Lekjaa e Gianni Infantinoallo stadio Monterrey in Messico (Martín Fonseca/Getty Images)
Sono 11 i partiti rappresentati in Parlamento, 227 i deputati uscenti che hanno scelto di ricandidarsi, e 7.288 i candidati, per 27 partiti in corsa. I sondaggi davano un sorpasso del Pam sul Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (Rni), tradizionale partito monarchico, che in un paese con la disoccupazione al 10,8 per cento non è riuscito a mantenere la promessa di creare un milione di posti di lavoro, anche se ora la ripropone. La stessa promessa la fanno il Pam e gli ex-comunisti del Partito del Progresso e del Socialismo (Pps), mentre l'Unione Socialista delle Forze Popolari (Usfp) si accontenta di 250.000 posti nelle industrie, e gli islamisti  del Partito Giustizia e Sviluppo (Pjd) chiedono di togliere il limite di età dei 35 anni per i concorsi pubblici. Il Pjd nei sondaggi corre per il primo posto con il Pam e nazionalisti dell'Istiqlal attorno al 18 per cento, mentre l'Rni sarebbe sul 15, il Pps sull'8, l'Usfp sopra al 6 e i due partiti liberali sopra al 5.    
Ma, appunto, il finale della campagna elettorale è stato scosso soprattutto dalle promesse di Fouzi Lekjaa. Non solo calcistiche, va detto, anche se lo slogan “Sir, Sir, Sir” dei suoi sostenitori, “Avanti, avanti, avanti”, è legato soprattutto ai suoi risultati come dirigente sportivo. “Non permetteremo che le donne muoiano di parto nei nostri ospedali per mancanza di cure e attrezzature” ha detto in uno dei quattro comizi al giorno che ha fatto: un riferimento alla morte di pazienti in una struttura sanitaria di Agadir nell'estate del 2025, evento che aveva creato un'onda d'urto e innescato le manifestazioni di GenZ 212. La cosa può sembrare in contraddizione col particolare che del governo fa parte anche lui, ma appunto gli attacchi in campagna sono stati soprattutto tra i tre partiti che stavano assieme al governo: Rni, Pam e Istiqlal. 
Alla Camera come ministro Fouzi Lekjaa ha difeso un bilancio che considera solido. Nel 2025 le entrate ordinarie dello Stato avrebbero raggiunto i 424 miliardi di dirham, con un incremento del 14,2 per cento. Il disavanzo pubblico sarebbe stato contenuto al 3,5 per cento, mentre il debito del Tesoro sarebbe sceso al 67,2 per cento del Prodotto interno lordo, rispetto al 67,7 per cento del 2024. Nello stesso periodo la spesa per la protezione sociale sarebbe salita a 37,7 miliardi, contro i 32 miliardi dell’anno precedente. Non ha però nascosto i limiti della propria azione, e in un video ha ammesso che le risorse mobilitate a sostegno del potere d’acquisto “non hanno consentito di raggiungere gli obiettivi auspicati”, pur ricordando che le sue competenze vengono esercitate sotto l’autorità del capo del governo e della ministra dell’Economia e delle Finanze. “Lekjaa, il Mahdi atteso”, lo ha definito il settimanale satirico Le Canard Libéré, paragonandolo a quel discendente del Profeta che avrà il compito di ristabilire la giustizia e la pace sulla Terra.