La Normale apre a Judith Butler in nome di Ciampi, ma ha chiuso ad accordi con Israele

Butler terrà un ciclo di conferenze per "La Normale delle idee". Figura di rilievo del pensiero postmoderno e postcoloniale, in una conferenza a Parigi dopo gli attacchi del 7 ottobre aveva definito il massacro perpetrato da Hamas "un atto di resistenza armata"     
23 SET 26
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(Foto Ansa)

Judith Butler è una famosa professoressa di Berkeley, il cui libro “Gender Trouble” ha cambiato vocabolari, reso performativo ciò che prima si credeva naturale e alimentato un’industria universitaria che oggi si presenta come teologia laica in Europa e Stati Uniti, il “woke 1”. Butler insegnerà alla Scuola Normale Superiore come Ciampi. Visiting Scholar del mese di ottobre e terrà una serie di seminari tra fra Firenze e Pisa. Si legge: “In un momento caratterizzato da crescenti mobilitazioni anti-gender in diversi contesti politici e sociali, Butler offrirà a studenti e ricercatori strumenti critici per comprendere le narrazioni, le ansie e le dinamiche di potere che plasmano il dibattito contemporaneo sul genere”. 
Poi Judith Butler terrà il ciclo di conferenze per “La Normale delle idee”. Butler è sicuramente una figura di rilievo del pensiero postmoderno e postcoloniale. Ma in una conferenza a Parigi organizzata da Paroles d’Honneur dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, la filosofa americana ha detto che il massacro perpetrato da Hamas contro Israele è stato “un atto di resistenza armata”.
“Possiamo avere posizioni diverse su Hamas come organizzazione politica, così come sulla resistenza armata, ma penso che sia più onesto, storicamente più corretto, affermare che il 7 ottobre sia stato un atto di resistenza armata” ha detto Butler. “Non un attacco terroristico, non un attacco antisemita: è stato un attacco contro gli israeliani. E sai, questo attacco non mi è piaciuto, l’ho detto pubblicamente. Tuttavia, sarei davvero stupida se decidessi che l’unica violenza in questa regione è contro il popolo israeliano. La violenza subìta dai palestinesi dura da decenni. Si è trattato di una rivolta scaturita da una condizione di sottomissione e diretta contro un apparato statale violento. Si può essere a favore o contro la resistenza armata. Si può essere a favore o contro Hamas. Ma chiamiamola, quantomeno, resistenza armata. Dopodiché potremo discutere se la riteniamo giusta o se abbiano agito correttamente”.
In un articolo pubblicato su Haaretz, la sociologa Eva Illouz ricorda che le dichiarazioni rilasciate da Butler a Parigi non avvennero in un momento di incertezza immediata all'indomani del 7 ottobre, bensì dopo la pubblicazione di diversi rapporti d’inchiesta: “Di fronte alle violenze sessuali estreme subite dalle donne israeliane per mano dei membri di Hamas; di fronte alle immagini diffuse in tutto il mondo di una giovane donna uccisa e fatta sfilare per le strade di Gaza tra le grida della folla... cosa ci dice Judith Butler? Che vogliono le prove”. Anche prima di questo intervento, la professoressa Butler, che fa parte del movimento per il boicottaggio di Israele, aveva definito i terroristi di Hamas e Hezbollah “parte della sinistra globale”. Difficile biasimare gli ebrei berlinesi che protestarono per una sua venuta in città a ritirare un premio intitolato al filosofo Adorno.
Liberissimi alla Normale di Pisa di aprire le porte alla filosofia confusa sul terrorismo, ma la stessa Normale di Pisa le sue porte le ha chiuse a Israele approvando una mozione per chiedere alla Farnesina di “interrompere la collaborazione scientifica, industriale e tecnologica con Israele”. La Normale di Pisa è stata anche una delle prime università in Europa a decidere il ritiro da un progetto Horizon Europe a causa della presenza, tra i partner, della Hebrew University di Gerusalemme. Dovrebbero impegnarsi molto i normalisti a trovare un solo dei professori israeliani interdetti che inneggi al massacro indiscriminato dei palestinesi.
Si invita invece chi relativizza il 7 ottobre e si chiude a chi, nello stesso medio oriente, continua a fare libera ricerca e che quel terrorismo lo subisce. La libertà accademica così è un diritto a senso unico: totale per la decostruzione del genere e della “narrazione coloniale”, negata per chi viene da Gerusalemme.
Liberissimi i normalisti di invitare la Butler e di boicottare i loro colleghi israeliani. Ma il nome del visiting scholar assegnato alla Butler non è molto appropriato.
Il 12 ottobre 1999, parlando alla Knesset, il presidente Carlo Azeglio Ciampi disse: “Provo una emozione profonda di fronte al significato storico e ai valori civili innati in questa istituzione. Il suo stesso nome deriva dalla Grande Knesset, che si riunì in occasione del ritorno a Sion degli ebrei dall’esilio babilonese. Italia ed Israele hanno molto in comune: una storia millenaria che alimenta le nostre culture, le nostre religioni, i valori civili delle nostre società”.
Se si capisce benissimo allora cosa intenda Judith Butler sul 7 ottobre, non si capisce cosa condivida la filosofa americana con il nome di Ciampi. Niente, di tutto questo, sembra normale. Ma forse è soltanto “woke 2”.