Il voto all’Onu è un esercizio di bilanciamento

Della crisi delle Nazioni Unite si discute da tempo, ma Donald Trump ha accelerato lo smantellamento dell’influenza americana al Palazzo di Vetro. E a guadagnarci sono soprattutto Cina e Russia

23 SET 26
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Foto ANSA

Ieri Antonio Guterres ha pronunciato il suo ultimo discorso all’Assemblea generale da segretario generale delle Nazioni Unite. Scegliere il suo successore è un voto più delicato di quanto sembri: l’Onu è ormai un’istituzione fragile, segnata da scandali e paralisi, eppure resta un simbolo potente e uno strumento d’influenza tutt’altro che marginale, soprattutto nel Sud del mondo. Della crisi dell’Onu si discute da tempo, ma Donald Trump, da inizio mandato, ha accelerato lo smantellamento dell’influenza americana al Palazzo di Vetro – un’influenza che finora bilanciava chi oggi punta a ribaltare l’ordine globale. E a guadagnarci sono soprattutto Cina e Russia.
I funzionari di Pechino richiamano spesso, non a caso, la “Carta delle Nazioni Unite”, perché piegare le istituzioni multilaterali ai propri interessi è per Xi anche un modo per rafforzare la leadership cinese nel Sud globale. Anche la riforma del Consiglio di sicurezza è terreno di scontro, con Cina e Russia che pur dicendosi aperte a un cambiamento lo bloccano di fatto, e paralizzano le decisioni più operative. Guterres è stato più volte accusato, specie durante il Covid, di evitare rotture esplicite con Pechino, e anche il prossimo segretario generale dovrà essere un equilibrista: non a caso il rischio più grosso della costaricana Rebeca Grynspan è il veto finale di Russia e Cina.