Come Ilaria Salis è diventata l’idolo dei nazionalisti marocchini

Gli attacchi dell'europarlamentare contro il "neocolonialismo" su Ceuta vengono esaltati dalla stampa del re Mohammed VI. Ma basterebbe aprire un libro di storia per capire che Ceuta non è mai stata marocchina. Né intende diventarlo

19 SET 26
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“Ceuta non è Spagna. Ceuta non è Europa”. Lo spettacolare intervento di Ilaria Salis (Avs) al Parlamento europeo pronunciato martedì scorso non poteva che raccogliere plausi in Marocco, dove Le360, il quotidiano più vicino al re Mohammed VI, ha tessuto le lodi dell’eurodeputata italiana. “Salis apre il dibattito che la Spagna voleva chiudere”, ha titolato il giornale marocchino, celebrandola come la nuova paladina contro le “vestigia del colonialismo europeo”. L’irredentismo, dalle parti di Rabat, ha ritrovato nuovo vigore dopo l’invasione dell’exclave spagnola alla fine di luglio, quando quasi 80 mila migranti si sono riversati nella città con l’aiuto dei servizi segreti marocchini, stando ai rapporti redatti dalla Guardia Civil e dai servizi segreti spagnoli (ma incredibilmente negati dall’esecutivo di Pedro Sánchez). La strategia del regno alawita, che però Madrid rifiuta di riconoscere, è stata palesata dagli stessi esponenti del governo marocchino e consiste nell’approfittare del caos per rivendicare la presunta sovranità di Rabat su Ceuta e Melilla. Da allora, il Marocco spende una retorica dai contorni nazionalisti e populisti riguardo alle exclavi, probabilmente anche in senso elettorale, visto che mercoledì prossimo nel paese si svolgeranno le elezioni generali per rinnovare il Parlamento.
Le aspirazioni espansioniste del regno non sono una novità. Negli anni Ottanta, il Marocco incoraggiò la formazione di partiti locali che chiedevano l’annessione di Ceuta e Melilla da parte di Rabat. Non fu un caso se alle elezioni quegli stessi partiti non raccolsero voti e si sciolsero: i residenti delle exclavi, semplicemente, si sentivano spagnoli e non volevano lasciare la Spagna, paese ricco, democratico e libero. La lezione di allora vale ancora oggi. Se a luglio 80 mila persone, la maggior parte delle quali marocchine, hanno tentato disperatamente di entrare a Ceuta, quindi in Spagna e nell’Unione europea, è proprio perché erano alla ricerca di quella libertà che i loro paesi di origine – Marocco incluso – non possono offrire.
Ceuta non è Marocco, quindi, e non solo perché chi vive lì si sente pienamente spagnolo – compresa la popolazione di fede musulmana che ammonta a quasi il 50 per cento. Ci sono anche motivazioni storiche, rimosse da buona parte di chi sostiene che le exclavi spagnole siano simboli del neocolonialismo prevaricante dell’occidente. Ceuta, per dire, è pienamente spagnola addirittura dal 1580, quindi da circa 500 anni e oltre tre secoli prima del colonialismo richiamato da Salis, e dal 1415 era portoghese. Se si intende andare ancora più a ritroso, fino al VI secolo, basti pensare che proprio a Ceuta i germanissimi visigoti crearono un avamposto per scongiurare l’avanzata dei bizantini verso la Spagna. Solo più tardi arrivò la dominazione musulmana. All’origine, quindi, prima ancora della nascita del Marocco, Ceuta era persino cristiana.
Nonostante la storia lasci pochi margini di discussione, si nota invece un cortocircuito, nelle dichiarazioni di Salis: il suo attacco al neocolonialismo occidentale si trasforma in strumento del nazionalismo marocchino, come dimostra l’elogio dei media vicini alla monarchia di Rabat. La volontà del Marocco di rimettere in discussione i confini, anche in questo caso, non è una novità e non si limita a Ceuta. Nel 1975, al ritiro degli spagnoli, Rabat occupò il Sahara occidentale con la Marcia verde. Fu allora che il Fronte polisario dei saharawi prese forma per rivendicare la propria indipendenza, trovando appoggio nell’Algeria ma anche nella sinistra spagnola – gli alleati di Salis, per intenderci – che da sempre sostiene la minoranza e che proprio in questi giorni ha votato una legge in loro favore. Una settimana fa, il Congresso spagnolo ha stabilito un iter più semplice per permettere ai saharawi di ottenere la cittadinanza spagnola. Ovviamente il Marocco vede la legge come un affronto alle proprie vocazioni nazionaliste ed espansioniste nel Sahara occidentale. Le stesse vocazioni che Salis ora si ritrova a sostenere con il suo discorso all’Europarlamento. A ben vedere, l’unico neocolonialismo da cui Ceuta dovrebbe essere messa in salvo è quello del Marocco.