Ue-Canada: un’alleanza senza ratifica

Von der Leyen, invece di promettere status inesistenti, poteva parlare del Ceta. Nonostante un decennio di applicazione provvisoria mostri che quel  trattato sia un’opportunità e non un rischio per il nostro paese, la sua ratifica è ostaggio di pochi interessi agricoli, rappresentati in particolare da Coldiretti
18 SET 26
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(Foto Ansa)

Nel discorso di mercoledì sullo Stato dell’Unione, Ursula von der Leyen ha lanciato “un’alleanza per il futuro” tra l’Unione europea e il Canada, facendo del paese nordamericano il primo “membro associato” dell’Ue. L’idea di una cooperazione sempre più stretta con Ottawa è molto sensata e rappresenta una conseguenza concreta dell’idea del premier Mark Carney di un accordo tra le “medie potenze”. Inoltre, l’Ue ha col Canada forti legami culturali ed economici. Ma che senso ha inventarsi uno status inesistente nei trattati, il quale implica una loro modifica (buona fortuna!) oppure un gesto puramente simbolico? La sensazione è che sia un modo per buttare la palla in tribuna, vestendo di parole altisonanti l’incapacità di rafforzare ciò che già esiste, ma che, per ragioni di opportunismo politico, è meglio far finta di non vedere.
Le relazioni commerciali tra Ue e Canada sono disciplinate da un trattato (il Ceta) che al momento è in vigore solo in forma provvisoria dal 2017: manca infatti la ratifica di dieci stati Ue tra cui l’Italia (poi Belgio, Bulgaria, Cipro, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Polonia e Slovenia). Nonostante un decennio di applicazione provvisoria mostri che il Ceta è un’opportunità e non un rischio per il nostro paese – dove, infatti, le principali organizzazioni imprenditoriali sono fortemente favorevoli –, la sua ratifica è ostaggio di pochi interessi agricoli, rappresentati in particolare da Coldiretti. Tale opposizione, pur minoritaria nella società e nell’economia, è maggioritaria in politica: se l’Italia non vota la ratifica è perché i principali partiti politici e leader politici, inclusi Giorgia Meloni ed Elly Schlein, ripetono acriticamente il verbo coldirettiano. La presidente von der Leyen, che sa benissimo come stanno le cose, avrebbe potuto approfittare della visibilità dell’intervento di ieri per incalzare gli stati renitenti. Invece, ha preferito aggirare la questione. Forse perché, indicando la luna, distrae dall’incapacità o, meglio, dalla mancanza di volontà di raggiungere qui sulla terra un risultato concreto.