Arif, il ballerino felice arrestato nelle retate anti Lgbt di Erdogan

Si esibiva nei matrimoni e soprattutto nelle matinée riservate alle donne. È la vittima illustre di una nuova furia repressiva contro l’omosessualità che va da Ankara a Istanbul, fino a Izmir e altri importanti centri urbani

18 SET 26
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Foto Lapresse

Ankara. Zenne Arif era sul palco durante la “Festa dell’henné” quando si è trovato addosso gli agenti della buoncostume che lo hanno arrestato. Il noto ballerino di “zenne” si stava esibendo in una travolgente danza del ventre in un locale notturno di Izmir, davanti a centinaia di ragazze, sue fan nella città più europea della Turchia, mentre si scatenavano simultaneamente in almeno 15 province del paese retate contro centinaia di esponenti del movimento Lgbtiq+. Da Ankara a Istanbul fino ad Izmir e altri importanti centri urbani era iniziata l’operazione definita dal ministero dell’Interno:“La mia Famiglia è al sicuro”.
La notte tra il 12 e il 13 settembre, sarà ricordata in Turchia come “la notte del pogrom” contro l’omosessualità: la caccia grossa contro le associazioni Lgbtiq+, i loro dirigenti e i loro membri accusati di promuovere l’indottrinamento dei minori e di istigarli all’omosessualità, alla promozione dell’oscenità, alla volgarità, alla pornografia e alla prostituzione. Accusati con le loro pratiche di distruggere la “Famiglia” con i suoi valori turchi e non occidentali. Il ministro dell’Interno parla esplicitamente della difesa della famiglia turca minacciata dai valori occidentali considerati degeneri, propensi alla devianza; valori che, secondo la nuova visione erdoganiana non appartengono alla cultura e alla tradizione locale, ma che sono stati introdotti da un occidente malato. La gendarmeria, assieme alla polizia, ha dato il via a una gigantesca operazione di repressione contro le più prestigiose e agguerrite associazioni, sono state arrestate 162 persone, chiusi decine di centri e di riviste e sono state perquisite le sedi delle maggiori organizzazioni turche del movimento omosessuale, quale Kaos Gl. Nella rete della “polizia morale turca” sono finiti anche numerosi giornalisti e personalità dello spettacolo, sono stati chiusi centinaia di siti web e di account social.
Da quella che era solo una retorica del presidente Erdogan contro l’omosessualità e a difesa della famiglia tradizionale si è passati al tentativo di un cambiamento legislativo che prevederebbe nel codice penale la criminalizzazione e la condanna dell’omosessualità come avviene in Libia, in Libano, in Iran e in diversi altri paesi. Una posizione, questa, già molto diffusa in Russia. Sembra che chiunque vìoli le linee rosse sempre più rigide in materia di famiglia e di sessualità del governo non è più al sicuro. Nei suoi primi anni come sindaco di Istanbul, il Erdogan aveva stretti collaboratori noti per essere gay, ma sono lontani i tempi in cui il presidente turco si esprimeva come un difensore dei diritti di genere con queste parole: “Anche gli omosessuali devono essere legalmente protetti nel quadro dei loro diritti e delle loro libertà”.
Vittima illustre di questa nuova furia repressiva è il ballerino Arif Saçli il cui nome d’arte è Zenne Arif, diventato famoso per i suoi video di danza espliciti condivisi sui social da milioni di utenti. Arif è artista “zenne”, che si distacca dall’immaginario convenzionale dello “zenne”, cioè quello con trucco da donna e movenze effeminate, lui ama esibirsi senza trucco col suo fisico atletico e muscoloso e con costumi sontuosi e scintillanti, e vistosi copricapi. Si ispirava alle grandi ballerine di danza orientale come Nesrin Topkapi e Didem. Ora è diventato il volto della nuova repressione, ma è semplicemente un uomo che aveva scelto di vivere danzando. Un artista molto apprezzato capace di fondere la danza tradizionale orientale con quella moderna. Si esibiva nei matrimoni, nelle feste di addio al celibate e in quelle di divorzio, in locali private e soprattutto nelle matinée riservate alle donne. Sui social mostrava il dietro le quinte, i costumi e le coreografie, raggiungendo oltre un milione di follower. Per Arif la danza non ha genere. “E’ una forma di libertà e un modo per conquistarsi un posto nel mondo”, ha recentemente dichiarato in una sua intervista: “Se fossi rinato, avrei scelto nuovamente questa professione”. Agli esordi si vergognava della sua professione; d’inverno lavorava nel commercio al dettaglio e d’estate danzava sui battelli a Çesme. “Non bevo alcolici e non fumo, per rispetto del mio lavoro, per preservare le energie e per evitare equivoci. Non posso rovinarmi la vita dietro una scrivania con un salario minimo solo perché la Famiglia desidera così; continuerò a vivere come sono: felice”: sono tra le ultime dichiarazioni di Arif prima del suo arresto.