Esteri
esclusivo •
Un italiano guiderà Eubam Rafah. Gli americani apprezzano: ora i carabinieri a Gaza
Il colonnello Vittorio Stingo al comando della missione europea. Un tassello di una partita più ampia tra Roma e Washington
17 SET 26

A partire da novembre, un italiano guiderà la missione europea civile e militare che si occupa di supervisionare il valico di Rafah che separa la Striscia di Gaza dall’Egitto. La guida di Eubam Rafah passerà al colonnello dei carabinieri Vittorio Stingo, nominato già a metà agosto dall’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera, Kaja Kallas. Il compito sarà delicato: guidare l’unica missione europea impegnata nella Striscia di Gaza con compiti operativi. Secondo quanto risulta al Foglio, Stingo è in attesa solamente del via libera del Political and Security Committee di Bruxelles, un passaggio formale in genere, ma necessario per ufficializzare l’incarico. Ma al di là dell’incarico di rilievo, la nomina potrebbe rientrare in una partita politica più ampia tra Italia e Stati Uniti.
Da tempo l’Amministrazione Trump chiede insistentemente al governo di Giorgia Meloni un impegno maggiore dei nostri carabinieri in Cisgiordania e, soprattutto, a Gaza. La nomina di Stingo alla guida di Eubam Rafah avrebbe incassato l’apprezzamento degli americani. “Ma più in generale l’Italia, che vanta una delle delegazioni sul campo più numerose, è considerata da Washington il partner ideale, con la giusta moderazione che ad esempio è mancata ad altri paesi occidentali – Spagna e Olanda – per dare un aiuto concreto a Gaza”, spiega al Foglio un funzionario diplomatico. L’idea degli Stati Uniti è che i carabinieri – apprezzati trasversalmente dagli americani ma anche dai paesi arabi – siano la soluzione migliore per insegnare alle forze di polizia palestinesi le competenze tecniche necessarie a garantire la sicurezza a Gaza. Per questo, ora si aspettano un passo avanti da Palazzo Chigi sull’invio dei carabinieri nei territori occupati.
I nostri militari sono già presenti a Gerico, in Cisgiordania, con la Miadit Palestina e a Ramallah nell’ambito della missione europea Eupol Copps, entrambe con l’obiettivo di addestrare le forze di polizia palestinesi. Finora però il governo Meloni è rimasto cauto circa l’invio dei carabinieri anche a Gaza. I rapporti tesi fra il governo italiano e l’Amministrazione Trump hanno compromesso la collaborazione fra Roma e Washington su alcuni dossier, ma sulla Striscia, assicurano fonti diplomatiche sentite dal Foglio, il dialogo sul dispiegamento dei nostri militari a Gaza è andato avanti in modo proficuo in questi mesi. Un confronto che è proseguito anche nell’ambito dell’International Gaza Support Center, il comando multinazionale basato in Israele, a Kiryat Gat, che dallo scorso anno supervisiona il rispetto del cessate il fuoco nella Striscia e la consegna degli aiuti umanitari.
Le indiscrezioni già trapelate parlano di circa duecento carabinieri che, secondo i desiderata degli americani, dovrebbero essere inizialmente dislocati in Giordania per l’addestramento delle forze di sicurezza palestinesi. In una seconda fase, e qui viene la parte più delicata, i militari italiani dovrebbero affiancare e assistere le reclute della polizia locale anche nella Striscia. Ma su questo punto, il governo italiano ha sempre frapposto diverse perplessità politiche e giuridiche. Non ultimo, il sistema amministrativo della Striscia che a oggi resta dai contorni sfocati. Il nostro paese è semplice osservatore nel Board of Peace, l’organo che supervisiona questa delicata fase di transizione a Gaza, e non ha al momento ruoli di comando. Non è ancora chiaro nemmeno chi li avrà una volta che la struttura politica e amministrativa della Striscia diventerà operativa. Per ora, il board ha delineato – ma solo in termini teorici – la creazione di un National Committee for the Administration of Gaza (Ncag), un organo politico che dovrebbe essere composto da palestinesi di Gaza, e un’International Stabilization Force (Isf), che ancora non è operativa. Nei piano degli americani, l’Isf dovrebbe essere costituita da contingenti stranieri per garantire la sicurezza nella Striscia, ma a oggi non è chiaro chi ne farà parte. Israele ad esempio pone il veto sull’adesione della Turchia, che invece vorrebbe coinvolgere gli americani. Infine c’è il punto centrale sollevato dagli italiani: non si sa a chi dovrebbero rispondere i carabinieri né la composizione della catena di comando in un contesto instabile come quello di Gaza.
Sebbene le incognite sul dispiegamento dei carabinieri restino, “la nomina di Stingo alla guida di Eubam Rafah somiglia a un do ut des – spiega una fonte informata al Foglio –: io ti sostengo alla guida della missione europea e tu mi vieni incontro con i carabinieri”. Quel che è certo è che da quando Eubam Rafah è uscita dalla sua fase di standby, lo scorso anno, oggi la guida della missione è considerata un incarico di prestigio. Lo scopo della missione, istituita nel 2005, è il monitoraggio delle attività di identificazione e perquisizione compiute dalle forze di polizia palestinesi a coloro che attraversano il valico da e verso l’Egitto. Un incarico quanto mai delicato.