La Serbia va verso il voto e inizia dai media indipendenti

Manca più di un mese alle elezioni, ma già c'è il primo caso mediatico: un intreccio fra Vucic, Orbán ed Euronews. Per fortuna i sindacati della stampa si fanno sentire

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Foto ANSA

Belgrado. Il giorno decisivo sarà il 25 ottobre. Questo ha deciso la commissione elettorale, questo ha deciso Aleksandar Vucic, padre padrone della Serbia, dopo che il primo ministro Duro Macut lo ha invitato a sciogliere il governo e andare a elezioni anticipate. La competizione, però, sarà fin dal principio molto sbilanciata. Al di là del rischio di brogli e di uno scontro politico già forte, c’è una “questione mediatica” che unisce la Serbia, l’Ungheria e il Portogallo. E inizia da lontano: l’estate scorsa, il sito di giornalismo investigativo Krik pubblica l’audio di una telefonata. Da un lato del filo c’è Vladimir Lukic, ceo di Telekom Srbija; dall’altro Stan Miller, ex reporter della Cnn e ceo di United media, il principale gruppo di media indipendenti nel paese.
Il contenuto è tutt’altro che edificante: “Dì al presidente di avere pazienza. Sono un uomo di parola. Non posso ancora licenziare i miei direttori, per fare quello che dici devo ridurre United media a qualcosa di piccolo, in modo che diventi inoffensivo. Ma lo sai che sono l’uomo giusto”, dice Miller. Lui e Lukic si stanno accordando per smembrare United, che possiede i più prestigiosi media indipendenti del paese: la rete all news N1, il portale Nova.rs e i quotidiani Danas e Radar. “Noi sospettavamo già qualcosa da mesi, la chiamata ci ha solo aperto gli occhi”, dice Marija (nome di fantasia), ex dipendente di alto profilo di United Media, re-brandizzato in Adria News Network (Ann) pochi mesi dopo. Secondo lei, Telekom ha adottato una strategia aggressiva di acquisizioni col solo scopo di tarpare le ali al suo ex gruppo. “Telekom Srbija è pubblica al 60 per cento. In questi anni ho fatto un calcolo non esaustivo di quanto gli sarebbero costati tutti questi media: più di 600 milioni di euro, investimenti che non potranno mai essere ripagati. Ma sono stati furbi, quando hanno deciso di far entrare Alpac Capital in questa storia”. Alpac Capital è il fondo di investimento privato legato a Pedro Vargas David, il proprietario di Euronews. Il 29 maggio, Miller annuncia un accordo fra Alpac e Ann per la cessione del gruppo al magnate portoghese. Vargas David è molto vicino ideologicamente a Viktor Orbán, a sua volta vicino a Vucic. “Ricordiamoci una cosa importante: in Serbia, Telekom possiede 34 media. E’ il secondo editore del paese dopo Željko Mitrovic (anche lui allineato al governo). E gestisce anche Euronews Srbija, che sostiene il governo”, afferma Marija. “Vucic è stato intelligente: di fronte alle istituzioni europee, può dire che Telekom Srbija è un ente pubblico indipendente; mentre per Euronews può affermare che ha fatto una scelta per privilegiare un grande gruppo europeo, di casa a Bruxelles”.
Il 27 agosto, l’acquisto di United media è stato approvato dall’ente regolatore serbo. Manca l’ok della controparte lussemburghese, dove United ha la sua sede legale: i fondatori pensavano che restare lì li mettesse al riparo dalla pressione proveniente da Belgrado. Malgrado ciò, lo scorso 17 agosto Vargas Davis si è autonominato direttore di Radar, N1, Danas e Nova, esautorando i suoi predecessori. Una mossa audace, considerando che lui non risiede nel paese. “Credo di sapere dove voglia portare il gruppo: una voce di dissenso debole, una finta opposizione”, afferma Marija. “Stigmatizzeranno le posizioni inaccettabili del governo, ma solo per permettere loro di dire che la stampa libera esiste in Serbia. Il comparto investigativo, soprattutto legato all’ambito politico, verrà fortemente depotenziato. Un’informazione ‘gialla’, se possiamo chiamarla così”.
La scorsa settimana, è caduta un’altra testa importante: dopo i direttori dei canali, il conduttore del più popolare late show di Serbia, Zoran Kesic, ha annunciato di lasciare il gruppo. “Mancano meno di due settimane alla nuova stagione di 24 minuti (la sua trasmissione), e nessuno mi ha mai chiamato per il rinnovo del contratto, che era in scadenza”, ha affermato Kesić. Ann, pur esprimendo il suo rammarico, si è affrettata a dire che “La trasmissione aveva un costo spropositato rispetto al numero di minuti in cui Kesić andava in onda”.
Sembrerebbe una storia senza speranza, ma non lo è: la sera del 10 settembre, Kesić e i locali sindacati della stampa hanno chiamato i cittadini per una diretta speciale di fronte al Parlamento, un po’ late show e un po’ protesta contro il governo. La manifestazione è stata un successo: decine di migliaia di persone in strada hanno fatto capire che questa non sarà una campagna elettorale e mediatica a senso unico.