La crociata intersezionale contro il Festival delle idee in Spagna

Trenta intellettuali protestano in una lettera all'organizzazione: “Lo sponsor finanzia Israele”. A risentire dell'iniziativa sarà la manifestazione stessa
17 SET 26
Immagine di La crociata intersezionale contro il Festival delle idee in Spagna

Foto ANSA

Salvo ulteriori imprevisti, il Festival delle idee è salvo. In programma a Madrid dal 17 al 20 settembre, l’evento è giunto alla sua terza edizione e riunisce un centinaio di nomi della cultura spagnola e internazionale su diversi palchi sparsi per tutta la città. “Corpi” è il tema di quest’anno per “uno spazio di riflessione e dibattito civico”, scrivono gli organizzatori, “incentrato su una parola tanto originaria quanto inesauribile”. Il festival conta sul sostegno istituzionale di organi statali e regionali, ma anche su una congrua iniezione finanziaria da parte dei privati. Lo sponsor più visibile era la compagnia assicurativa Allianz, che dava il nome a uno dei palchi principali del festival su cui filosofi e artisti avrebbero portato le proprie idee. Però è subito scattato il boicottaggio. 
Sulla base del rapporto della relatrice speciale Onu, Francesca Albanese, “Dall’economia di occupazione all’economia di genocidio”, molti intellettuali hanno scoperto che “il colosso tedesco delle assicurazioni è oggi il principale acquirente di titoli di stato israeliani, dunque il principale finanziatore del genocidio in corso”. Lo si legge nella lettera firmata da una trentina di loro, che hanno minacciato di disertare l’evento.
Ha fatto prima a ritirarsi lo sponsor, che in un comunicato respinge le accuse, rivendica “pratiche aziendali responsabili”, però dice: “Non vogliamo che questo dibattito distolga l’attenzione dal festival”. Un elegante “arrivederci”, insomma, ma si fa per dire, perché i boicottatori sottolineano che “né in queste, né in future edizioni” si possono accettare fondi di tale provenienza. “Prendiamo questa decisione sulla base della diversità di voci e di prospettive, pur essendo unides in una posizione comune di solidarietà con il popolo palestinese”. Unides non è un refuso, bensì la maniera “inclusiva” di scrivere “uniti” senza il maschile sovraesteso.
Non a caso, l’alleanza di intellettuali contro Allianz sembra una selezione internazionale di cultura intersezionale, che in aree geografiche distanti, dove non sarebbe tollerata, ha scelto senza esitazioni da che parte stare. Fra le prime firme c’è quella del filosofo trans Paul B. Preciado, autore del Manifesto controsessuale, che, partendo dagli studi di Michel Foucault e Judith Butler, punta a “decostruire l’eteronormatività”. C’è la filosofa argentina Carolina Meloni, che in un’intervista di un paio d’anni fa a El País diceva: “La teoria femminista è ancora troppo legata a un modo di pensare fallico”. E ancora la scrittrice trans Alana S. Portero, autrice di La cattiva abitudine (edito in Italia da Mondadori), di cui Pedro Almodóvar ha detto: “Ne consiglio la lettura per farsi un’idea di quanta sofferenza, quanto dolore e quanto rischio comporti il fatto di nascere nel corpo sbagliato”.
Più scarso l’interesse nei confronti di chi nasca o si trovi a passare nella strada sbagliata fra quelle prese di mira nel 2023 da Hamas. Ed è un peccato che in un Festival delle idee nessuno si sforzi di trovare un’idea originale su come conciliare, senza boicottaggi preliminari, due popoli e due stati, possibilmente entrambi aperti alla “decostruzione dell’eteronormatività”. Resta il buco finanziario lasciato da Allianz, ammesso a malincuore dagli organizzatori. Ne sa qualcosa Pedro Sánchez, che voleva una legge per proibire scambi commerciali di armi o materiale dual use con Israele. Approvata a ottobre del 2025, la legge fu sospesa a Natale, perché Airbus avvisò che migliaia di posti di lavoro erano a rischio.