Esteri
il fronte libico •
Un carico di armi russe sbarca in Libia
Decine di mezzi blindati consegnati a Tobruk mentre si rincorrono le voci sulle attività dell'Sbu nel paese nordafricano. Finora però i rifornimenti militari e le basi russe in Libia sono fatti, il ruolo degli ucraini è ancora un mistero
16 SET 26

La Russia ha inviato un carico di mezzi militari in Libia, nel porto orientale di Tobruk. Le navi cargo Anastasiia e Yuriy Arshenevskiy, scortate dalla nave da sbarco Aleksandr Shabalin della Marina militare russa, hanno attraccato lunedì scaricando decine di blindati usati per lo spostamento di truppe e anti mine. Due account X che raccolgono informazioni di intelligence aperte – Sonarrow e GeoInsider – si sono procurati le immagini satellitari che svelano l’entità del carico, che include mezzi Ural e Tornado-U. La loro destinazione finale è sconosciuta. Fonti del Foglio dicono che un mese fa gli Emirati Arabi Uniti avrebbero acquistato dai russi materiale bellico da consegnare agli Haftar in previsione di un eventuale scontro armato con l’ovest della Libia, nel caso in cui il recente progetto americano di unificazione del paese dovesse fallire. In alternativa, il carico potrebbe avere fatto scalo in Libia per finire in Mali e Niger, dove i mercenari russi degli Africa Corps sono in difficoltà. Le basi russe in Libia sono state quasi tutte interessate da lavori di allargamento di piste e hangar dal 2023, quando la caduta del regime di Assad in Siria ha limitato l’operatività di Tartus, principale sbocco nel Mediterraneo su cui poteva contare Mosca. Da allora, la rilevanza strategica di Tobruk è cresciuta.
Gli alleati occidentali hanno seguito la consegna sin dalla partenza del convoglio a Baltiysk, nell’exclave di Kaliningrad. Il 10 settembre, un volo di ricognizione italiano P-72A tracciato dal sito Itamilradar ha seguito le navi nel Mediterraneo e lunedì, mentre l’Anastasiia scaricava i mezzi, un Bombardier Challenger 650 Artemis II usato dagli americani per operazioni di raccolta di informazioni e decollato dalla base Nato di Costanza, in Romania, ha volato a lungo su Tobruk.
Quest’ultima consegna di armi russe avviene mentre la presenza di addestratori ucraini in Africa è sempre più discussa, sebbene con contorni sfocati. Quando il convoglio già navigava nel Mediterraneo, il 7 settembre, Kyrylo Budanov, capo di gabinetto del presidente Volodymyr Zelensky, ha pubblicato le foto di addestratori ucraini in zone desertiche e con combattenti africani. Nel post, Budanov rivendicava l’impegno militare di Kyiv contro i russi al di fuori del fronte ucraino e per la prima volta un membro del governo ha ammesso che militari ucraini sono schierati in Africa contro i russi. Poi, il 12 settembre, la Cnn ha pubblicato un’inchiesta in cui diversi addestratori ucraini confermavano di essere impegnati in Libia, Mali e Sudan. Un pilota di droni ha dichiarato che in Libia operano da Misurata e da lì attaccano le navi della flotta ombra russa. I precedenti non mancano. Il 3 marzo, la gasiera russa Arctic Metagaz era stata colpita da un drone navale, forse lanciato proprio da Misurata, mentre navigava a 150 miglia nautiche a sud-est di Malta. I danni allo scafo della nave – probabilmente causati da un drone Magura – lasciavano poco spazio a dubbi circa le responsabilità ucraine.
Il 7 settembre, lo stesso giorno in cui Budanov aveva pubblicato le foto dei militari ucraini in Africa, una nave della flotta ombra russa, la Lady Mariia, è stata attaccata da uno sciame di droni mentre navigava a 50 miglia nautiche a est di Malta, fra Creta e la Libia orientale. La nave è sottoposta a sanzioni ed è usata per trasportare armi iraniane in Russia. Dopo la Qendil, colpita a dicembre del 2025, e l’Arctic Metagaz è stato il terzo obiettivo russo attaccato fuori dal Mar Nero. Il video del bombardamento è stato diffuso dal giornalista russo naturalizzato ucraino Alexander Nevzorov e mostra dieci esplosioni sul ponte della nave ma nonostante i danni, la Lady Mariia ha proseguito la navigazione verso Port Said, in Egitto. “La presenza di addestratori ucraini in Libia è certa – conferma al Foglio una fonte occidentale – Quali siano le loro priorità, per chi lavorino, se siano impegnati nella guerra contro i russi o se invece siano trafficanti è difficile da capire”. In un passaggio di un rapporto Onu confidenziale riguardo l’attacco alla Qendil, che il Foglio ha visionato, si sottolinea una particolare enfasi data da alcuni media nel coinvolgimento della Libia. “Alcuni inquadrano l’evento come avvenuto ‘al largo della Libia’ – nonostante la posizione fosse in acque internazionali – mentre altri resoconti lo hanno collocato in relazione all’isola di Creta”. L’ipotesi che gli ucraini abbiano altre postazioni nel Mediterraneo potrebbe essere confermata dal fatto che lo scorso maggio dei pescatori trovarono ormeggiato in un porto dell’isola ionica di Lefkada un drone ucraino Magura. Se è vero che le voci sull’aiuto offerto da Kyiv al governo di Tripoli sono ricorrenti, è anche vero che il premier Abdulhamid Dabaiba ha sempre negato. Un fatto è invece che lo scorso 18 aprile, dopo l’attacco all’Arctic Metagaz, Dabaiba ha incontrato Sergei Lavrov in Turchia. “Apprezzo la posizione di equilibrio e neutralità” di Tripoli, aveva detto il ministro degli Esteri russo.