Esteri
Il laureato cinese •
Pechino punta tutto sull’AI, ma sul mercato del lavoro (già saturo) gli si ritorce contro
Laureato significa disoccupato, scrivono i cinesi sui social media. Così l'intelligenza artificiale aggrava l'offerta di posizioni lavorative in Cina, insufficiente per i 12.7 milioni di neolaureati che entreranno a far parte della forza lavoro quest'anno. Gli sforzi di contenimento del governo non bastano

Anche la Cina si ritrova ad affrontare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro, da anni già in crisi. Secondo analisti e ricercatori, l’AI non sarebbe la causa principale della disoccupazione giovanile, ma starebbe rendendo estremamente più difficile il mercato del lavoro di Pechino, già saturo. L’iniziativa “AI Plus” annunciata lo scorso anno da Xi Jinping punta a raggiungere un’adozione dell’AI del 70 per cento nei settori chiave entro il 2027 e del 90 per cento entro il 2030, ma la transizione si starebbe rivelando difficoltosa, con una velocità di creazione di posti di lavoro grazie all’AI inferiore a quelli persi. Lo scorso luglio il tasso di disoccupazione di giovani cinesi tra i 16 e i 24 anni è stato del 17,9 per cento, e l’offerta di posti di lavoro non è stata sufficiente per chi si è iscritto all’università – quest’anno si stima che circa 12,7 milioni di neolaureati entreranno a far parte della forza lavoro cinese, un record.
I cinesi intervistati dai quotidiani internazionali sono sempre più disillusi, hanno parlato di ansia, incertezza e disperazione, Jin, una ventiseienne neolaureata all’Università di Hong Kong, ha detto al New York Times che l’unica consolazione è che sembra che tutti stiano affrontando la stessa situazione: almeno non siamo soli, dice. Sui social cinesi una frase per condividere la frustrazione è riuscita a eludere la censura: laureato significa disoccupato. Molti professionisti, avvocati, architetti e ingegneri, hanno raccontato di essere tornati ai lavori da colletti bianchi pur di guadagnare qualcosa in più, allenando le intelligenze artificiali alle loro competenze. Un sondaggio condotto da un laureato nel 2025 su Xiaohongshu mostra come su 14 mila persone, 10 mila sono ancora disoccupate. In un altro sondaggio sul social cinese, 3.317 su 4.637 intervistati hanno descritto la propria situazione “disoccupato dalla laurea, senza una meta, smarrito e ansioso”. Pechino è corsa ai ripari facendo pressione alle aziende per evitare i licenziamenti, emettendo sentenze che non accettano i risparmi sui costi derivanti dall’AI come giustificazione per la perdita di posti di lavoro. Per ora non basta.
