L'AI va a corte

Re Carlo invita in Scozia i big tech per parlare di “responsabilità”. Sul tavolo gli allarmi sul futuro della tecnologia e il dilemma di quanto debba intervenire la politica. Le idee (vaghe) del governo inglese

16 SET 26
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Dumfries House (Andrew Milligan/PA Images via Getty Images)

Nel 2025, durante una premiazione, re Carlo d’Inghilterra consegnò personalmente al ceo di Nvidia, Jensen Huang, la copia di un discorso che il re aveva tenuto sui pericoli potenziali della tecnologia. Questa settimana Huang, assieme ad altri ceo delle più grandi compagnie dell’AI, è stato invitato in uno dei posti del cuore del re, Dumfries House, la splendida villa settecentesca in Scozia che è anche la sede della King’s Foundation, un’organizzazione di beneficenza che si occupa di educazione. La lista definitiva dei partecipanti non c’è ancora, il New York Times ha scritto che ci sarà Sarah Friar di OpenAI, mentre il Times conferma la presenza di Huang, di Demis Hassabis di Google DeepMind e di Paolo Benanti, esperto già consultore del Vaticano. Una fonte reale ha spiegato che il re vuole “mettere insieme, ascoltare e incoraggiare discussioni su una domanda: ‘Come possiamo sviluppare un’intelligenza artificiale per il bene dell’umanità?’”. Ad ascoltare i recenti allarmi, la domanda pare datata e l’umanità già bella che spacciata, ma re Carlo vuole creare uno spazio di dibattito, come aveva fatto sull’ambiente, per discutere delle opportunità ma soprattutto delle “responsabilità”.
All’incontro in Scozia ci sarà anche il ministro per l’AI del governo britannico Kanishka Narayan, “il ragazzo talentuoso”, come viene definito, nato in India, cresciuto dormendo per terra nel monolocale con la famiglia a Cardiff e poi vincitore di una borsa di studio a Eton, che gli ha cambiato la vita. Narayan è criticato in questi giorni perché non ha commentato i catastrofismi arrivati dai ceo americani e perché non si sa che posizione abbia il governo britannico sulla questione della regolamentazione: come ovunque, tranne nell’America dal presidente che si autodefinisce troppo intelligente per temere gli eccessi dell’AI, si discute di quali regole – minime o ampie, dipende – siano necessarie per riacciuffare l’AI fuori controllo. Al premier Andy Burnham alcuni hanno chiesto di costruire per l’anno prossimo, quando il Regno Unito avrà la presidenza del G20, una coalizione di volenterosi, chissà quali, per governare l’AI.