Esteri
La guerra dell’AI •
Trump, la competizione fra potenze e Pechino, che ha già offerto l’AI al blocco dei Brics
Trump liquida gli allarmi sulla sicurezza: “Chi vince sull’AI vince e basta”. Xi risponde con DeepSeek e Qwen, proponendo un’alternativa aperta ai modelli americani e candidando Pechino a fissare gli standard

L’altro ieri il presidente americano Donald Trump, commentando l’appello degli scienziati e dai dirigenti di Anthropic, OpenAI e Google per rallentare lo sviluppo dell’AI, ha detto: “Stiamo battendo la Cina nell’intelligenza artificiale, e francamente voglio che resti così, perché chi vince sull’AI vince e basta”, di fatto spostando il problema sul tema della competizione fra potenze. Poche ore prima era stato il leader cinese Xi Jinping, parlando al vertice dei Brics, a toccare lo stesso tema, ribadendo la linea di sempre, e cioè che Pechino si oppone ai modelli “chiusi” americani e chiede sistemi aperti. Il leader cinese ha annunciato che Pechino guiderà la nascita di una “comunità open source per l’AI” dei Brics, mettendo a disposizione dei paesi del blocco modelli come DeepSeek e Qwen, oltre a formazione e seminari specialistici. Una posizione ripresa ieri anche dal portavoce del ministero degli Esteri, Guo Jiakun, che nella conferenza stampa quotidiana ha detto: “L’AI è una tecnologia decisiva per il benessere di tutta l’umanità. Tutte le parti dovrebbero promuovere insieme uno sviluppo aperto e inclusivo dell’AI, per il bene di tutti”, e poi che “allarmismo, scontro e concorrenza sleale danneggiano soltanto gli sforzi per una solida governance globale dell’intelligenza artificiale, e non servono agli interessi di nessuno”. La governance globale, nella logica di Pechino, è quella dettata dalla Repubblica popolare. E non è un caso se Trump parla della competizione con Pechino in toni molto più teneri del solito. La Casa Bianca ha investito parecchio, politicamente, sul vertice in programma fra due settimane a Washington, quando Xi arriverà negli Stati Uniti dopo l’incontro di Busan del 30 ottobre dello scorso anno. Il leader cinese ha promesso di arrivare accompagnato da una folta delegazione commerciale, ma tutto può cambiare all’ultimo minuto, perché i funzionari cinesi continuano a minacciare di far saltare il vertice, soprattutto per la questione di Taiwan e per la possibilità che Trump autorizzi nuove forniture di armi all’isola.
Mentre Trump ragiona nel breve periodo, usando l’AI come leva economica e come terreno di sfida tecnologica fra potenze, il disegno di Pechino è più ambizioso, e cioè quello di scrivere le regole con cui l’intelligenza artificiale verrà usata nel mondo. Non è un caso che la Cina, che si propone da anni come garante dei paesi del Sud globale, abbia scelto proprio il vertice dei Brics per parlarne: una riunione usata come clava per ridimensionare l’influenza delle democrazie occidentali sul resto del pianeta. Per il presidente della Federazione russa Vladimir Putin e per il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è stata una vetrina perfetta di rispettabilità internazionale, utile a smentire l’idea di un isolamento diplomatico. Pechino vuole usare i “pericoli” dell’AI come chiave per dialogare con il resto del mondo, dettandone però le regole.