India, Cina, Russia, Vietnam. Così la giunta birmana torna a stringere alleanze dopo il golpe

La nuova amministrazione non esprime una transizione politica. E la Birmania è divenuta una Spoon River dove le tombe sono distrutte come i villaggi dove aveva vissuto chi vi è sepolto
15 SET 26
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Foto Lapresse

Bangkok. “Parlare con i morti”. Per Lee Kuan Yew, demiurgo di Singapore, uno dei padri del neoconfucianesimo, era come tentare il dialogo con i generali birmani. Dopo vent’anni i morti si sono reincarnati e sono in molti a parlare con loro. Questa resurrezione è iniziata nel dicembre del 2025, l’anno che secondo molti analisti avrebbe dovuto segnare il crollo del regime. In quel mese si svolse la prima fase delle grottesche elezioni che si sarebbero concluse a gennaio con la schiacciante vittoria del partito dei militari. Così, come predetto dagli indovini che sono i consiglieri occulti dei generali, il 3 aprile il nuovo Parlamento ha eletto presidente il generale Min Aung Hlaing, l’autore del golpe del 2021, leader della giunta che ha governato il paese. Per prendere il suo posto come comandante in capo di Tatmadaw, le Forze armate, il “presidente” ha designato il suo fedelissimo Ye Win Oo, già a capo dell’intelligence, responsabile di torture, stupri e assassinio di prigionieri politici. L’uomo che ha arrestato Aung San Suu Kyi.
La nuova amministrazione non esprime una transizione politica. Si tratta del consolidamento del potere dei militari sotto un’impalcatura costituzionale montata da loro stessi. Ne è un esempio la foto dell’incontro tra il rappresentante della Croce rossa internazionale e Aung San Suu Kyi, avvenuto il 3 agosto. La Signora appare dimessa, senza quel fiore di frangipani tra i capelli che era il suo segno distintivo. Quella foto, è stato detto, “è una prova di vita, non di cambiamento”. La Signora sembra destinata a restare uno dei ventimila prigionieri politici, ma quella foto è bastata a soddisfare le richieste di molti governi. La “charm strategy” ha avuto successo. A fine maggio l’India ha ricevuto Min Aung Hlaing, a giugno la Cina, a luglio il Laos. Ad agosto è stata la volta della Thailandia, prima con l’incontro tra il neopresidente e il premier thai Anutin, poi tra il comandante delle Forze armate thai e il suo omologo birmano. Negli stessi giorni, Aung Hlaing veniva ricevuto a Mosca da Vladimir Putin. Settembre, infine si è aperto con la visita a un’azienda di difesa e telecomunicazioni in Vietnam e l’incontro con il leader del paese Tom Lam. Pochi giorni dopo Min Aung Hlaing è volato in Cambogia dove ha incontrato l’ex leader Hun Sen e l’attuale primo ministro, suo figlio Hun Manet.
Tutti questi incontri sono giustificati dalla reciproca convenienza. Per Cina, Russia e India la Birmania è “l’occhio del Buddha”, il centro di qualsiasi piano geopolitico nell’Indo-Pacifico. In cambio dei nuovi elicotteri da combattimento e degli aerei (riforniti di carburante iraniano) con cui bombarda i villaggi nei territori controllati dai gruppi etnici, il governo birmano ha scatenato un’offensiva all’estremo sud del paese allo scopo di “bonificare” il territorio attorno al porto di Dawei. Questo dovrebbe diventare il centro di una zona economica speciale controllata dalla Russia e il terminale di un passaggio terrestre tra il Golfo del Bengala e il Golfo di Thailandia, una delle soluzioni al “Malacca Dilemma”. Per la Cina la Birmania rappresenta lo sbocco sull’Oceano Indiano e il terminale di un gasdotto e oleodotto che collega la regione del Rakhine sul Golfo del Bengala allo Yunnan. E’ per questo che l’esercito birmano continua a difendere strenuamente Sittwe e Kyaukpyu, città strategiche per il controllo delle infrastrutture, assediate dalle forze dell’Arakan Army, che reclama l’indipendenza del Rakhine. Altra regione di fondamentale importanza per la Cina è il Kachin, miniera di terre rare nel nord-est del paese.
L’India, infine: il suo interesse strategico è di contrastare il dominio cinese nell’area ma anche di tipo commerciale con il progetto dei 1.360 chilometri di strada attraverso la Birmania che la colleghi alla Thailandia ed espanda la sua capacità di penetrazione nel Sud-est asiatico. Si è così disegnata una perfetta mappa di quella che è stata definita la “Geopolitica del Nuovo Realismo”.
“Riavvicinamento calibrato” è invece la definizione adottata da alcuni paesi dell’Asean – Thailandia, Cambogia, Laos e Vietnam – per definire la nuova politica d’apertura nei confronti di un paese pronto a vendere le proprie risorse a chi non insiste troppo sul piano Asean. Nel frattempo, la Birmania è divenuta una Spoon River dove le tombe sono distrutte come i villaggi dove aveva vissuto chi vi è sepolto. Mentre gli autori di questo orrore, i morti con cui non si poteva parlare, vivono come zombi alimentandosi con nuove vittime.