Gli svedesi votano spaccati su molto ma uniti contro il Cremlino

Domani la Svezia voterà per la prima volta da quando è entrata nella Nato. La corsa finale sarà decisiva e si gioca su tre fronti principali: sicurezza, welfare e minaccia russa

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Foto ANSA

Domani la Svezia voterà per la prima volta da quando è entrata nella Nato. Il paese si prepara a rinnovare il Parlamento ed è di fronte a un bivio “che potrebbe cambiare la sua storia, il suo futuro”, dice Magda Andersson, leader della variegata coalizione di centrosinistra che sfida il governo di Ulf Kristersson, orientato a spostarsi ancora più a destra. Fino a pochi giorni fa i sondaggi andavano verso un epilogo scontato, in netto favore dell’opposizione. Poi però i socialdemocratici hanno iniziato a perdere terreno: alla vigilia della chiamata alle urne il quadro si presenta piuttosto incerto, con il vantaggio delle forze di minoranza assottigliatosi fino ai 2,5 punti percentuali.
La corsa finale sarà decisiva e si gioca su tre fronti principali: sicurezza, welfare e minaccia russa. Su cui a parole c’è preoccupazione bipartisan, e che pure potrebbe aver inquinato anche questa campagna, dopo molte altre in Europa. Il premier Kristersson guida il Partito moderato, sostenuto da una maggioranza di forze conservatrici ma anche dall’appoggio esterno dei Democratici svedesi: una formazione di estrema destra, populista e antisistema, che negli ultimi anni ha conquistato grosse fette di consenso ponendosi come argine all’immigrazione e alla presunta islamizzazione del paese. Era già stato il secondo partito più votato nel 2022, da lì è rimasto stabilmente attorno al 20 per cento. La novità che scompagina il quadro parlamentare? Questa volta e per la prima volta, ha annunciato Kristersson, i Democratici svedesi farebbero parte a tutti gli effetti della futura coalizione di governo.
Un’eventualità che ha allarmato ampie fette di opinione pubblica, nonostante le rassicurazioni dei diretti interessati – con annesse scuse per le loro radici neonaziste e antisemite, da cui si impegnano a dissociarsi. Dalla parte opposta, il problema dei socialisti di Andersson – lo scrive anche il Financial Times – è che in queste ultime battute di campagna elettorale il cavallo di battaglia è stato il cosiddetto green reset: una sorta di riposizionamento ecologico dell’agenda di governo, sfruttando l’ampia disponibilità di materie prime sul versante energetico e manifatturiero. Oltre agli slogan, anche una necessità determinata dagli eventi – come la recente bancarotta di Northvolt, produttore strategico in Europa di batterie al litio stritolato dalla concorrenza tecnologica cinese. Ma non si tratta di un tema che attrae i cittadini alle urne. Per questo stanno guadagnando terreno le forze di centro, che potrebbero ricoprire un ruolo chiave nelle prossime settimane. Un paradosso, in Svezia: il Centerpartiet e i Liberali siedono fianco a fianco a Bruxelles, tra le file di Renew Europe, ma a Stoccolma hanno scelto destini opposti. I primi si sono schierati con la sinistra, puntando a fare da cordone sanitario contro i Democratici svedesi ma anche da “voce saggia” all’interno di un eventuale esecutivo marcatamente ideologico. I secondi invece sono già al governo e a lungo si sono opposti all’ingresso dei sovranisti: alla fine, a fronte di un’inversione di rotta sui toni e sui contenuti, hanno ceduto anche loro.
La spaccatura sembra difficile da spiegare all’elettorato moderato, che al contempo però si è spostato a destra. Sta soprattutto al Centerpartiet, forte di un buon 7-8 per cento, diventare l’ago della bilancia in questa tornata. E indirizzare le forze progressiste verso un approccio più alle criticità di un modello di welfare chiamato ad affrontare i costi dell’integrazione etnica e dell’invecchiamento demografico. Sullo sfondo incombono le ingerenze del Cremlino. Rispetto alle nostre latitudini, in Svezia prevale un realismo dettato dalla geografia: la Russia è il pericolo più grande, l’Ucraina l’alleato da aiutare. Lo sostengono senza ambiguità tutti i partiti. Eppure la stessa Russia ne predilige alcuni rispetto ad altri: in questi giorni la socialdemocratica Andersson, citando un’indagine dell’associazione antirazzista Expo, ha chiesto al primo ministro Kristersson di “provvedere urgentemente alle infiltrazioni dei putiniani nell’estrema destra”. Un’apprensione diffusa a livello europeo, e che i Democratici svedesi, almeno a parole, non intendono rinnegare: se i filorussi dovessero essere individuati, ha risposto il leader dei sovranisti Jimmie Akesson, saranno espulsi dal partito.