Esteri
dal washington post •
Così Trump ha usato a suo vantaggio gli apparati antiterrorismo
Le agenzie e i poteri creati per prevenire nuovi atti terroristici dopo gli attentati dell'11 settembre vengono usati da Trump contro immigrati, narcotrafficanti e dissenso politico. Intanto cambiano le minacce: cyberattacchi, droni, AI e biotecnologie
11 SET 26

Il capo della U.S. Border Patrol Gregory Bovino durante l’operazione “Midway Blitz” (Getty)
Sono passati venticinque anni dagli attentati dell’11 settembre e potenti agenzie e ampi poteri legali creati per impedire un’altra catastrofe terroristica vengono oggi rivolti verso l’interno, con l’Amministrazione Trump che usa molti di quegli stessi strumenti per arrestare immigrati, combattere i trafficanti di droga e colpire il dissenso politico. L’Office of the Director of National Intelligence, nato in risposta alle falle dell’intelligence emerse prima dell’11 settembre, è stato centrale nella diffusione da parte del presidente Donald Trump di false teorie complottiste sulle elezioni e nelle ritorsioni contro quelli che considera suoi nemici politici.
Trump ha ordinato alle Joint Terrorism Task Forces, diffuse in tutto il paese dopo il 2001 per mettere insieme risorse federali e locali, di indagare su gruppi che contestano le posizioni della Casa Bianca su immigrazione, genere e religione. Un’altra creatura del post 11 settembre, l’U.S. Immigration and Customs Enforcement, sotto Trump ha intensificato la sorveglianza e gli arresti di immigrati, arrivando talvolta a catturare o uccidere cittadini americani nella propria rete. Con il progressivo affievolirsi del ricordo del peggior attentato terroristico nella storia americana, alcuni ex alti funzionari statunitensi sostengono che la rapida trasformazione delle agenzie e delle leggi create un quarto di secolo fa abbia contribuito a distogliere l’attenzione dalle minacce esterne emergenti. Non parlano soltanto del terrorismo antiamericano, che è diminuito ma non è scomparso, ma anche di una serie di sfide in gran parte successive al 2001, tra cui l’intelligenza artificiale avanzata, le minacce informatiche, i droni e le biotecnologie.
Trump sta smantellando o riconvertendo “quasi tutte le agenzie create dall’Amministrazione Bush per proteggerci dal terrorismo”, ha detto John Bellinger III, che l’11 settembre 2001 era consigliere legale del National Security Council del presidente George W. Bush e contribuì a elaborare le riforme che seguirono. “C’è stata una tremenda perdita di attenzione”, ha detto Bellinger. Dopo che i dirottatori di al Qaida uccisero 2.977 persone a New York, al Pentagono e a Shanksville, in Pennsylvania, la 9/11 Commission e altre inchieste stabilirono che Cia e Fbi non avevano condiviso informazioni sulle minacce che avrebbero potuto portare alla scoperta del complotto. Ne seguì la più grande riorganizzazione della sicurezza nazionale americana dagli anni Quaranta. Fu creato un nuovo dipartimento a livello di gabinetto, l’Homeland Security, insieme ad agenzie come l’Ice e la Transportation Security Administration. L’Odni fu istituito per assicurarsi che le agenzie di intelligence, con missioni diverse, comunicassero tra loro. Il National Counterterrorism Center avrebbe centralizzato i dati sulle minacce terroristiche. Nel 2006 il dipartimento di Giustizia istituì una nuova National Security Division per coordinare le risorse dedicate alla lotta al terrorismo e all’intelligence.
Dopo gli attentati, ai presidenti americani furono attribuiti nuovi e ampi poteri. Tra questi c’erano programmi segreti di sorveglianza elettronica senza mandato giudiziario, rivelati pubblicamente nel 2005, e un’Authorization for Use of Military Force approvata dal Congresso nel settembre 2001, di portata globale, senza una data di scadenza e tuttora in vigore. Fin dall’inizio, la “Global War on Terrorism” lanciata da Bush entrò in conflitto con i diritti civili americani, sotto presidenti sia repubblicani sia democratici. Il New York Police Department spiò musulmani americani e moschee senza prove di illeciti. Edward Snowden, contractor della National Security Agency, svelò una vasta rete globale di sorveglianza di massa. Il dipartimento di Giustizia dell’Amministrazione Obama sequestrò segretamente i tabulati telefonici dei giornalisti. E Obama ordinò nel 2011 un attacco con un drone che uccise un terrorista in Yemen che era anche cittadino americano.
La definizione di terrorismo di Trump, tuttavia, è molto diversa da quella dei suoi predecessori. Ha designato i cartelli della droga come organizzazioni terroristiche e ha usato decine di volte la forza militare letale contro presunti narcotrafficanti. Molti ex funzionari della sicurezza nazionale ed esperti di diritto sostengono che il narcotraffico non rientri nella definizione di terrorismo, perché i membri dei cartelli sono motivati dal denaro, non dall’ideologia, dalla violenza contro i civili o dal tentativo di rovesciare il governo americano. Sul fronte interno, Trump ha preso di mira gruppi di sinistra, compresa la galassia informale di attivisti antifascisti militanti nota come antifa, che lo scorso anno ha designato come gruppo terroristico interno. Il dipartimento del Tesoro ha detto che condurrà indagini finanziarie sui gruppi di sinistra, compreso qualsiasi sostegno internazionale. “Stiamo mobilitando alcuni degli stessi strumenti che abbiamo usato contro i terroristi all’estero per affrontare questa minaccia emergente qui in patria”, ha detto a luglio il segretario al Tesoro Scott Bessent.
A giugno, otto manifestanti coinvolti nelle violente proteste contro l’Ice in Texas sono stati condannati complessivamente a 450 anni di carcere dopo essere stati accusati di “sostegno materiale” a favore di terroristi, uno strumento giuridico ampiamente utilizzato dopo l’11 settembre 2001. “Una delle paure dei difensori delle libertà civili fin dall’inizio era che questi poteri e queste istituzioni venissero rivolti contro il dissenso. Ed è esattamente quello che è successo”, ha detto Jameel Jaffer, l’avvocato che ha sostenuto alcuni dei principali casi giudiziari post 11 settembre in materia di sicurezza nazionale e libertà civili. Gli strumenti inizialmente giustificati da reali esigenze di sicurezza nazionale “molto rapidamente sono stati riconvertiti o impiegati contro un insieme molto più ampio di minacce percepite”, ha detto Jaffer. Questo processo è stato “normalizzato” sotto Bush, “esteso” sotto Obama e “ora viene pienamente sfruttato da Trump”.
[...] L’Office of the Director of National Intelligence era stato creato per risolvere le urgenti falle nella condivisione delle informazioni emerse dall’incapacità di mettere insieme gli elementi che avrebbero potuto portare le agenzie di intelligence sulle tracce del complotto dell’11 settembre. Repubblicani e democratici hanno chiesto nel tempo tagli e altre riforme all’Odni, ma durante il secondo mandato Trump ha ridotto le dimensioni dell’organizzazione e l’ha piegata a fini partigiani, secondo funzionari attuali ed ex funzionari.
La sua prima direttrice dell’intelligence nazionale nel secondo mandato, Tulsi Gabbard, ha licenziato analisti di carriera le cui conclusioni erano in contrasto con le preferenze della Casa Bianca. Gabbard ha usato il suo incarico per declassificare selettivamente frammenti di informazioni dell’intelligence a sostegno delle false affermazioni di Trump secondo cui l’interferenza russa nelle elezioni presidenziali del 2016 sarebbe stata una “bufala” orchestrata dai democratici. Il suo successore ad interim, Bill Pulte, ha usato l’ufficio per sostenere la tesi di Trump secondo cui le elezioni del 2020 gli sarebbero state “rubate”.
[...] Anche il National Counterterrorism Center, che fa capo all’Odni, si è ridimensionato. Ora dedica tra un quarto e un terzo del proprio budget e del proprio personale alla lotta al narcotraffico, e non al terrorismo internazionale, secondo ex alti funzionari americani. Kent ha riconosciuto che la lotta al narcotraffico rappresenta uno “sconfinamento della missione” originaria del Nctc, ma ha detto che la designazione dei cartelli come organizzazioni terroristiche era corretta, considerato il numero di americani che hanno ucciso. L’Amministrazione, ha aggiunto, ha però puntato troppo in generale e avrebbe dovuto concentrarsi sui cartelli messicani che fanno entrare droghe letali attraverso il confine meridionale. Anche la Cia, sebbene bilanci e numeri del personale siano classificati, ha spostato risorse dal terrorismo internazionale e da altre minacce verso la priorità di Trump: combattere i narcotrafficanti. La National Security Division del dipartimento di Giustizia, che si occupa di terrorismo, controspionaggio e proliferazione delle armi, ha perso quasi il 38 per cento del proprio personale sotto Trump, secondo documenti ottenuti da Reuters.
Tra gli strumenti più importanti a disposizione del governo per individuare complotti terroristici, monitorare attacchi informatici pianificati e intercettare i narcotrafficanti, secondo funzionari americani, c’è il successore del programma segreto di sorveglianza elettronica dell’èra Bush noto come FISA Section 702. Quel flusso di informazioni si interromperà a marzo se un Congresso diviso non voterà per rinnovarlo. I democratici, insieme ad alcuni repubblicani di orientamento libertario, citano l’uso esteso degli strumenti di sicurezza nazionale da parte di Trump tra le ragioni per cui esitano a rinnovare il programma di sorveglianza.
Dopo due decenni di guerre americane contro il terrorismo, le strutture centrali di al Qaida e dello Stato islamico sono in gran parte distrutte, secondo le valutazioni dell’intelligence americana. I gruppi loro affiliati in Africa, medio oriente e Asia centrale sembrano concentrati per ora soprattutto su obiettivi locali e regionali. Ma gli ex funzionari americani dell’antiterrorismo si chiedono se la rete antiterrorismo americana, oggi ridimensionata, abbia ancora la capacità di individuare e smantellare eventuali minacce provenienti da gruppi come al Shabaab, nell’Africa orientale, o dalla branca yemenita di al Qaida, qualora ampliassero le proprie capacità e ambizioni fino a colpire il territorio americano.
Poi c’è la guerra di sette mesi che Trump ha iniziato con l’Iran, un paese dotato di capacità note nel campo degli attacchi terroristici e informatici. “Abbiamo colpito un vespaio con una mazza da baseball mentre contemporaneamente facevamo dei buchi nelle reti che ci proteggono. Non mi sorprenderebbe se venissimo punti”, ha detto Bellinger, l’ex consigliere legale del National Security Council. Funzionari attuali ed ex funzionari dicono di essere ancora più preoccupati per una lunga lista di minacce che non esistevano l’11 settembre: l’intelligenza artificiale avanzata nelle mani di un avversario, droni letali a basso costo e biotecnologie sintetiche trasformate in armi. “Le riforme adottate dopo l’11 settembre hanno ampiamente raggiunto il loro obiettivo fondamentale: contribuire a impedire un altro attentato terroristico sul suolo americano della portata dell’11 settembre”, ha detto il presidente della House Intelligence Committee Rick Crawford, repubblicano dell’Arkansas, durante una visita del 31 agosto dei membri della commissione al Flight 93 National Memorial, vicino a Shanksville. “Dobbiamo ancora affrontare il terrorismo. Ma anche avversari statali sempre più aggressivi, sofisticate operazioni di controspionaggio, influenza straniera malevola, guerra economica, intelligenza artificiale in rapido sviluppo, biotecnologie, droni e sistemi autonomi, e minacce alle infrastrutture critiche”, ha detto Crawford. “Molte di queste minacce non rientrano facilmente negli schemi burocratici che il nostro governo ha creato decenni fa. I nostri avversari lo sanno”.
Per quanto orribile e letale, l’attacco dell’11 settembre avvenne in luoghi circoscritti degli Stati Uniti, ha detto l’ex deputata Jane Harman, democratica della California, che contribuì a definire la legge del 2004 che istituì l’Odni. “Questa volta, se subissimo un attacco informatico catastrofico e le infrastrutture andassero in tilt in tutto il paese, sarebbe più difficile rispondere”, ha detto. “E mettere insieme una risposta bipartisan ed efficace sarebbe più difficile di quanto non lo fosse un quarto di secolo fa”. “Stiamo tornando indietro rapidamente”, ha detto Harman.
Quasi un terzo della popolazione americana è nato dopo l’11 settembre 2001. “Per chi non ricorda l’11 settembre, potrebbe essere qualcosa di ancora peggiore ciò che imparerà a conoscere”, ha detto.
Warren P. Strobel, Copyright Washington Post