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Un anno dopo l’assassinio di Charlie Kirk
Il 10 settembre 2025 il giovane attivista conservatore è stato ucciso durante un comizio in Utah. L’evento ha scioccato gli Stati Uniti e acceso il dibattito sulla libertà di espressione, la violenza politica e il progressivo impoverimento del dibattito nelle università

Foto ANSA
Un anno fa, il 10 settembre 2025, l’attivista conservatore americano Charlie Kirk è stato ucciso da un colpo di fucile durante un dibattito alla Utah Valley University di Orem. Kirk, appena trentunenne, era considerato un astro nascente del conservatorismo a stelle e strisce e dell’ideologia Maga: a soli diciotto anni aveva cofondato con l’imprenditore Bill Montgomery l’associazione Turning Point Usa, tra le realtà di associazionismo giovanile più influenti nel paese. Oggi Donald Trump ha ricordato l’attivista assassinato: “Esattamente un anno fa, un estremista di estrema sinistra assassinava il mio grande amico e voce conservatrice Charlie Kirk, perché Charlie Kirk diceva la verità”.
Turning Point Usa ha organizzato una commemorazione negli spazi dell’università. L’evento, intitolato “Freedom Built to Last Memorial”, si svolgerà a partire dalle 18:30 locali, e prevede interventi di voci di spicco del mondo conservatore americano, tra cui l’imprenditore dei media Glenn Beck, l’opinionista Michael Knowles e lo scrittore cristiano apologetico Frank Turek. L’ateneo ha disposto un giorno di chiusura straordinaria, da dedicare a “recupero, assistenza e connessione”.
In Italia anche la premier Giorgia Meloni e il vicepremier Matteo Salvini si sono uniti al ricordo dell’attivista. Meloni ha dichiarato: “Charlie aveva fatto della fede, della libertà di parola e del confronto la propria cifra. Era un cristiano convinto, un marito, un padre, un ragazzo capace di parlare a una generazione intera senza sottrarsi mai al dibattito, anche con chi la pensava in modo opposto. È stato assassinato proprio mentre esercitava quella libertà”. Il ministro dell’Interno ha invece scritto un post sui social dedicato a Kirk, definendolo un “martire della libertà”.
Il pensiero di Charlie Kirk
La comunicazione di Charlie Kirk, al netto delle modalità inusuali per il dibattito politico italiano, era frutto di un sistema di valori differente da quello europeo, in particolare riguardo i concetti di libertà e laicità.
La libertà di espressione e la chiusura trumpiana
Con l’uccisione di Kirk si è riacceso il dibattito sul tema della libertà di espressione. Il giovane conservatore sosteneva il dialogo e il confronto tra idee diverse, affermando che non esistesse il discorso d’odio in America, e che il Primo emendamento tutelasse ogni forma di espressione. Tuttavia, dopo l’omicidio, l’amministrazione Trump ha agito in senso opposto, segnalando post e commenti online contro l’attivista. Decine di persone, sia dipendenti federali che di aziende private, sono state licenziate per questo motivo.
La violenza politica
Di fronte all'omicidio, anche il tema della violenza politica negli Stati Uniti è tornato centrale nei dibattiti. Gli episodi sempre più frequenti, e la continua condivisione di contenuti scabrosi sui social (tra cui anche il momento dello sparo) hanno sollevato diversi interrogativi, su tutti quello espresso dal governatore dello Utah, Spencer Cox: l’omicidio costringerà ad abbassare i toni o peggiorerà ulteriormente un clima già instabile?
La crisi delle università
Kirk era un personaggio divisivo, che esprimeva opinioni nette su ogni argomento e frequenti provocazioni. Proprio questa modalità di comunicazione ha messo a nudo un problema ben noto delle università: la progressiva perdita del confronto tra opinioni e idee diverse.
La vedova d’America
La moglie di Kirk, Erika, si trovava in Arizona con la madre al momento dello sparo. Dopo la morte del marito, Erika Kirk è diventata il nuovo ceo di Turning Point e ha partecipato a numerosi eventi pubblici in sua memoria.
L'assassino
Il presunto assassino, che aveva sparato dal tetto di un edificio vicino, venne arrestato al termine di una caccia all’uomo durata più di 30 ore. L’accusato è Tyler Robinson, un ventitreenne attualmente sotto processo a Provo, in Utah. Subito dopo la sua cattura, Trump ha invocato la pena di morte, richiesta anche dall’accusa. Lo scorso 1 settembre, Robinson si è dichiarato innocente. La prossima udienza è fissata per il 23 ottobre.





