Esteri
editoriali •
L'Ungheria caccia dieci diplomatici russi
Il governo Magyar ristabilisce il senso della sovranità nel paese. Non una rottura diplomatica ma una presa di distanza netta con il passato
10 SET 26

La ministra degli Esteri dell’Ungheria, Anita Orbán, ha comunicato che a dieci diplomatici russi è stato ordinato di lasciare il paese, per aver preso parte ad attività “inaccettabili”. Orbán, che all’ex primo ministro Viktor non è accomunata da legami di parentela ma soltanto da un cognome molto diffuso in Ungheria, ha anche sottolineato che non si tratta di una rottura diplomatica con Mosca, ma la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha fatto sapere che “la risposta alla lobby russofoba sarà dura e dolorosa”. Non sarà una rottura diplomatica, ma sicuramente si tratta di una rottura con il passato, con gli anni in cui Viktor Orbán aveva deciso di dare ai russi la possibilità di usare Budapest come una base in Europa e il suo governo come un cavallo di Troia nei consessi europei e un freno alle decisioni dei paesi membri a sostegno di Kyiv.
Il nuovo premier Péter Magyar, che ha vinto le elezioni in aprile, aveva annunciato un cambiamento nei rapporti con Mosca e anche con l’Ucraina, dimostrando che l’Ungheria poteva smettere di essere una nemica per Kyiv e diventare un collaboratrice, senza troppi slanci ma affidabile. Budapest è stata una piattaforma per la Russia, prima del voto di aprile, il sito russo Agenstvo aveva scritto che 15 dei 47 membri dello staff dell’ambasciata russa nella capitale ungherese erano collegati ai servizi segreti e secondo l’ex capo dell’intelligence ungherese, András Telkes, Fidesz, il partito dell’ex premier Orbán, aveva impedito indagini e provvedimenti in merito allo spionaggio russo. Uno dei cavalli di battaglia di Orbán è sempre stato la protezione della nazione, quando in realtà l’ex premier non ha fatto altro che rendere l’Ungheria un paese schiavo di russi e cinesi. Un atteggiamento tipico dei nazionalismi di ogni paese che predicano la protezione della sovranità da Bruxelles e poi si svendono a paesi nemici.