Il Canada e l’Ue s’avvicinano a grandi passi. Ma c’è un limite

I funzionari canadesi parlano di legami il più estesi possibili, fino al limite dell’adesione all’Ue che è giuridicamente impossibile. Tutte le opzioni sono sul tavolo: riscrivere l’accordo Ceta, negoziare un nuovo trattato o creare nuove forme di cooperazione. Ma serviranno più di un paio di discorsi a Strasburgo per costruire il patto

10 SET 26
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Foto LaPresse

Bruxelles. La prossima settimana a Strasburgo, tra il discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen e quello di Mark Carney davanti al Parlamento europeo, l’Unione europea e il Canada potrebbero avviare un percorso di avvicinamento senza precedenti. Il primo ministro canadese lo ha detto con grande chiarezza dopo il fallimento dei negoziati con gli Stati Uniti sui dazi, che ha innescato un’escalation commerciale con Donald Trump. “Questo autunno inizieremo intense discussioni con l’Ue, la seconda economia più grande del mondo, per costruire un partenariato economico e di sicurezza molto più forte e profondo”, aveva detto il premier canadese subito dopo la rottura dei negoziati del 21 agosto. Secondo Bloomberg, nel discorso dello Stato dell’Unione (a cui Carney è stato invitato come ospite d’onore), von der Leyen annuncerà l’avvio delle discussioni per costruire una nuova alleanza con il Canada che copra tutti i settori. Un vertice Ue-Canada si terrà il 29 e 30 ottobre a Montréal. I preparativi sono in corso. Gli ambasciatori dei ventisette stati membri hanno avuto una discussione ieri. Il summit è considerato “un’opportunità per rafforzare ulteriormente la relazione”, spiega al Foglio un diplomatico dell’Ue. Commercio, catene di approvvigionamento, materie prime critiche, petrolio e gas, difesa e sicurezza, spazio e ricerca scientifica: l’ambizione è di avvicinare Ue e Canada il più possibile. I funzionari canadesi parlano di legami il più estesi possibili, fino al limite dell’adesione all’Ue che è giuridicamente impossibile. Tutte le opzioni sono sul tavolo: riscrivere l’accordo Ceta, negoziare un nuovo trattato o creare nuove forme di cooperazione.
Gli europei hanno ascoltato con ammirazione il discorso di Carney al Forum economico mondiale di Davos a gennaio, quando il premier canadese aveva dichiarato finito il vecchio ordine mondiale basato sulle regole e lanciato un appello a formare un’alleanza delle medie potenze per contrastare le ambizioni egemoniche di Stati Uniti, Cina e Russia. Alcuni europei hanno anche guardato con un po’ di invidia il premier canadese quando ha deciso di tenere testa a Trump nei negoziati sui dazi. Carney ha scelto di non cedere alle pressioni economiche del presidente americano, accettando i costi di un’escalation commerciale che è convinto di poter vincere. Il Canada è la parte più debole. Ma le imprese americane potrebbero presto iniziare a fare pressioni su Trump per fare un “Taco”, vista l’integrazione delle loro catene di approvvigionamento con il Canada. La scelta di Carney è esattamente l’opposto di quanto hanno fatto Ursula von der Leyen e i leader europei nel luglio del 2025 quando, nel resort del campo da golf di Turneberry, hanno accettato di concludere con Trump un accordo sui dazi penalizzante per l’Ue. Il presidente americano aveva minacciato dazi molto più alti. Gli europei non hanno avuto il coraggio di accettare il rischio di un dolore di breve periodo per un beneficio di lungo periodo. Ora alcune imprese europee stanno investendo negli Stati Uniti per delocalizzare la produzione, ben coscienti che potranno esportare verso l’Ue a dazio zero.
Le strategie opposte di Ue e Canada sui dazi di Trump illustrano i limiti di un avvicinamento che entrambe le parti vogliono, ma che rimane difficile da realizzare. Ce ne sono altri, imposti dalla politica. Dal 2017 il Canada e l’Ue hanno già un accordo di libero scambio, il Ceta, che ha apportato benefici alle imprese e agli agricoltori su entrambe le sponde dell’Atlantico. Ma solo la parte commerciale è in vigore provvisoriamente. La ratifica del Ceta, e dunque l’attuazione della parte sugli investimenti e l’accesso al mercato, è bloccata in diversi stati membri dell’Ue a causa delle resistenze politiche nazionali. Il Canada lo scorso giugno ha firmato un accordo di Partnership su sicurezza e difesa con l’Ue, che permette alle imprese canadesi di partecipare agli appalti del programma di riarmo finanziato con i prestiti di Safe. Ma il contributo del Canada di fatto è limitato ad alcune materie prime critiche per l’industria della difesa europea. Alcune delle proposte presentate negli ultimi mesi dalla Commissione per introdurre il principio del “Made in Europe” e favorire le imprese europee – come l’Industrial Accelerator Act o le nuove regole sugli appalti pubblici – potrebbero portare all’esclusione delle imprese canadesi. Serviranno più di un paio di discorsi a Strasburgo per costruire il patto Ue-Canada.