Esteri
su tutti i fronti •
Il ballo di coppia di Mosca e Teheran
L’Iran ha ripreso a colpire e in Giordania, in una notte, sono stati usati sessanta intercettori Patriot. L’Ucraina ne chiede trecento, più si consumano in medio oriente, meno arriveranno a Kyiv. Calcoli
10 SET 26

La Repubblica islamica dell’Iran ha deciso che è arrivato il momento di intensificare la guerra, riportarla a un livello che possa danneggiare il presidente americano, Donald Trump, in vista delle elezioni di metà mandato, quando gli americani esprimeranno il loro primo giudizio sull’operato del presidente degli Stati Uniti. E su questo giudizio la guerra in Iran, con i suoi costi, ha un peso. Gli iraniani sono pronti a provocare l’esercito americano e i suoi alleati in medio oriente sapendo che il presidente, visto il voto in arrivo, non è incline a riaccendere il conflitto totale, ma a condurre solo operazioni nello Stretto di Hormuz. I colpi si sommano, Washington vuole che la guerra rimanga a bassa intensità, Teheran invece vuole che sia rumorosa e oltre a colpire le navi che passano per lo Stretto, ha ripreso a colpire le basi americane nel medio oriente, soprattutto prendendosela con la Giordania. Dagli attacchi iraniani contro Amman fra martedì e mercoledì è uscito un dato: sono stati usati sessanta intercettori Patriot in una sola notte. Il numero è drammatico per Washington ma anche per chi è costretto a confidare negli americani per la propria difesa, come gli ucraini che negli ultimi incontri con i rappresentanti di Donald Trump hanno detto che per affrontare l’inverno avrebbero bisogno di almeno trecento intercettori. Un paese che ne spreca sessanta in una notte e che ha davanti a sé ancora mesi di scontri non è incline a vendere le sue scorte a un alleato.
L’Ucraina ha un bisogno urgente di Patriot, sa cosa la aspetta per l’inverno, ha già compreso dagli ultimi bombardamenti l’intenzione del Cremlino di tormentare le città e puntare sulla sofferenza degli ucraini, sopravvissuti alla passata stagione invernale di attacchi continui alle infrastrutture energetiche che li hanno condannati al gelo e alla mancanza di luce. Un inverno di sopravvivenza ha conferito agli ucraini una sensazione di vigore e indistruttibilità, un secondo potrebbe fiaccarli. Kyiv chiede di comprare i Patriot, ma se gli Stati Uniti devono usarli contro l’Iran, non possono fare fronte alle richieste ucraine. Vladimir Putin è consapevole che la guerra è un ballo di coppia che sta conducendo assieme a Teheran e, se all’inizio le richieste di aiuto del regime iraniano erano una scocciatura per il capo del Cremlino, adesso invece ha capito come usare il medio oriente a suo vantaggio: aiutando gli iraniani a combattere contro gli americani, toglie risorse agli ucraini.
Putin ha usato l’Iran come una porta d’accesso alla collaborazione con Trump e ha discusso l’argomento anche durante l’ultima visita degli inviati americani, Steve Witkoff e Jared Kushner. Non ha parlato dell’aiuto militare che sta dando al regime, ma ha ribadito che può collaborare nella soluzione del conflitto. Witkoff e Kushner, proprio come Trump, mostrano più attenzione per il medio oriente che per l’Europa, quindi Putin parla loro un linguaggio che sa possono comprendere, con cui attrarli, trovare un terreno comune, il ritmo giusto nel ballo di coppia. Diversa sarà la situazione quando il direttore della Cia, John Ratcliffe, prenderà il posto dei due emissari. Secondo il Financial Times, l’Amministrazione americana potrebbe annunciare la decisione di affidare le trattative fra Russia e Ucraina a Ratcliffe, l’uomo che indica agli ucraini gli obiettivi da colpire in Russia. Trump, secondo il quotidiano britannico, ancora non ha preso la scelta definitiva, ma sarebbe un grande cambiamento: le spie non mediano, notificano. E Putin che ha sempre invitato Witkoff e Kushner al Cremlino, si è rifiutato di incontrare Ratcliffe quando, a fine agosto, il capo della Cia volò in Russia a sorpresa.