Esteri
verso le midterm •
Trump inaugura una convention a cui non tutti vogliono andare
L'evento di metà mandato dei repubblicani che inizia oggi a Dallas dovrebbe risollevare le sorti del partito, ma molti candidati hanno dei dubbi: dalla popolarità del presidente che scricchiola ai 25.000 dollari del biglietto d'ingresso
9 SET 26

Foto ANSA
Stanotte a Dallas inizia un’inusuale convention del partito repubblicano prima delle elezioni di metà mandato che si terranno a novembre. Voluta a tutti i costi dal presidente, l’idea è quella di galvanizzare gli elettori per convincerli a votare con un vero e proprio show di cui Trump è il protagonista incontrastato. Secondo Axios, infatti, il presidente terrà ben due discorsi, sia oggi che domani: oltre a Trump, la lista degli speaker è lunga, e vi figurano esponenti di spicco del governo, come il vicepresidente Vance, il segretario al Tesoro Scott Bessent e quello alla Salute Robert Kennedy. Tra i big del partito, non dovrebbe avere spazio sul palco il leader della maggioranza al Senato John Thune, che Trump ha attaccato varie volte per non essere riuscito a far passare il controverso piano di modifica del processo elettorale conosciuto come Save America Act. Gli organizzatori, però, hanno fatto sapere che stanno ancora aggiungendo nomi al programma.
Oltre allo spettacolo ripreso dalle telecamere, i repubblicani vorrebbero utilizzare l’evento per organizzare una gigantesca raccolta fondi in vista di novembre. I donatori presenti all’arena potranno infatti pagare 88 mila dollari per una foto col presidente e 35 mila per una col suo vice. Chi vorrà spendere 250 mila dollari potrà partecipare anche a una tavola rotonda con il presidente stesso come ospite d’onore. Secondo Joshua Blank, direttore di ricerca del Texas Politics Project, intervistato da The Hill, “questa convention sembra la reazione alle preoccupazioni sull’entusiasmo degli elettori repubblicani più che un piano vero e proprio”. Lo dimostrerebbe il fatto che, nonostante si parli da un anno all’interno del partito della possibilità di tenere una convention, i dettagli sono emersi all’ultimo. Questo perché il controllo del programma passava direttamente dal presidente, che avrebbe deciso personalmente la scaletta di entrambe le serate. La data scelta, poi, mette la convention alla stessa ora della prima partita della stagione di football americano, un appuntamento televisivo ben più apprezzato dal pubblico generalista statunitense.
Non tutti, poi, sono convinti che questa sia una buona idea. I democratici hanno tenuto tre volte una convention prima delle elezioni di metà mandato, l’ultima di queste nel 1982, e nessuna è stata un successo. In particolar modo, quella del 1978 fu usata dall’allora senatore Ted Kennedy per mostrare la sua opposizione al presidente Carter, dividendo profondamente il partito. Una cosa che oggi non dovrebbe accadere, in quanto la Casa bianca controlla maniacalmente il programma dell’evento. Il problema, semmai, è di segno opposto: con il tasso di approvazione di Trump sempre più basso, c’è da vedere quanti repubblicani vorranno mostrarsi vicini al presidente e condividere i risultati del suo mandato. Per alcuni, infatti, il nome di Trump non sembra essere più garanzia di successo. In Texas, Carlos de la Cruz, candidato in un distretto in bilico e che pure parlerà all’evento, ha modificato l’homepage del suo sito, su cui svettavano le parole “Trump conservative”, in “Proven conservative”, mettendo silenziosamente da parte la sua vicinanza al presidente.
Una ricerca di Politico, che ha intervistato più di settanta candidati repubblicani, ha evidenziato che ben quarantacinque di questi sono intenzionati a non andare o ci stanno pensando. C’è chi cita obblighi pregressi, come eventi di raccolta fondi nei collegi già pianificati prima che venissero formalizzate le date della convention, chi ha dato come scusa matrimoni e altri eventi familiari, chi è indispettito dalla cifra d’ingresso per i deputati, che per entrare devono sborsare 25 mila dollari. I candidati nei collegi più a rischio preferiscono poi continuare la campagna elettorale piuttosto che partecipare al comizio di un presidente in crisi di popolarità e in caduta libera nei sondaggi. Un deputato ha persino detto a Politico che la convention in sé è una perdita di tempo, dato che bisognerebbe provare a convincere gli indipendenti a votare, e questi non guardano lo show del presidente.
Trump, però, tira dritto. Convinto dall’assunto che il partito perde voti quando lui non è sulla scheda, cerca di monopolizzare l’attenzione e di convincere quegli americani che votano solo alle presidenziali dell’importanza di andare a votare anche alle elezioni di midterm. Nonostante quello che dicono i sondaggi, è convinto che uno show incentrato su di lui a poco tempo dal voto possa risollevare le sorti di un partito in difficoltà all’avvicinarsi di novembre.