“Ogni giorno undici ebrei lasciano la Francia per Israele”. Aliyah dall’occidente

Oltre ventimila nuovi immigrati ebrei provenienti da più di cento paesi si sono trasferiti nello stato ebraico nell’ultimo anno, nonostante le prolungate sfide alla sicurezza del paese. Complici “i nuovi antisemiti”, come li chiama Nora Bussigny, la reporter francese che si è infiltrata in mezzo a loro

9 SET 26
Immagine di “Ogni giorno undici ebrei lasciano la Francia per Israele”. Aliyah dall’occidente

Foto ANSA

Oltre ventimila nuovi immigrati ebrei provenienti da più di cento paesi si sono trasferiti in Israele nell’ultimo anno, nonostante le prolungate sfide alla sicurezza del paese. Russia, Francia e Stati Uniti costituiscono i gruppi più numerosi. 5.685 immigrati sono arrivati dalla Russia, seguiti da 4.364 dalla Francia e 3.333 dagli Stati Uniti. Altri 975 sono arrivati dalla Gran Bretagna.
Undici ebrei ogni giorno lasciano dunque la Francia per trasferirsi nello stato ebraico. Più che dall’Ucraina (797), un paese in guerra da quattro anni e mezzo. Più che dagli Stati Uniti, dove c’è una popolazione ebraica di sei milioni (contro i quattrocentomila in Francia). La Francia ha registrato un aumento del 31,5 per cento di partenze, con 7.033 fascicoli aperti quest’anno rispetto ai 5.349 dell’anno precedente.
Anche la Gran Bretagna ha registrato un aumento del 68 per cento, da 1.348 a 2.264 partenze, mentre l’Australia post attentato a Bondi ha visto l’incremento più marcato tra i paesi, con un salto dell’89,7 per cento (da 311 a 590 immigrati). I numeri inglesi sono senza precedenti dopo una ondata di antisemitismo che ha visto ambulanze ebraiche incendiate, scuole e negozi ebraici vandalizzati, attentati mortali nelle sinagoghe, accoltellamenti per strada a Londra. Una comunità che era sempre stata al sicuro, anche durante la guerra di Hitler.
Uno studio annuale pubblicato dall’Università di Tel Aviv ha rilevato che il 2025 è stato l’anno più letale per gli attacchi antisemiti dal 1994, quando l’attentato a un centro ebraico in Argentina causò 85 morti. Nel Regno Unito, nel 2025 si sono verificati 3.700 episodi di antisemitismo, dieci al giorno.
Leader della comunità ebraica inglese e già presidente della United Synagogue di Londra, Jeremy Jacobs ha scritto in una lettera al Telegraph di aver messo in vendita la casa e fatto le valigie: “Ce ne andiamo in Israele”. Jacobs invita gli altri a seguirlo, prima che sia troppo tardi. “Al momento abbiamo la libertà di scegliere. Ma mi chiedo: quanto durerà ancora?”.
La comunità ebraica francese sembra avviata verso un lento ma inesauribile esodo. “Francia, ogni tre giorni un ebreo è aggredito fisicamente”, titola il Parisien.  Prima del 2012, “appena” cinquecento ebrei lasciavano la Francia ogni anno. Diventarono 3.120 nel 2013, l’anno dopo la strage di Tolosa (secondo un articolo pubblicato su La Dépêche, Tolosa ha perso il trenta per cento della sua popolazione ebraica dall’attentato jihadista contro la scuola ebraica Ozar Hatorah, costato la vita a quattro persone). Nel 2015 furono 7.500 le partenze nel contesto degli attacchi a Charlie Hebdo, Hyper Cacher e Bataclan e da allora una media di tremila ogni anno. Adesso ci si riavvicina ai numeri più alti: 4.364, una media di undici al giorno.
E secondo un sondaggio, il quaranta per cento di chi resta vuole andarsene. Sebbene gli ebrei rappresentino meno dello 0,8 per cento della popolazione francese, metà delle forze armate e della polizia dispiegate nelle strade  sono a guardia  delle scuole ebraiche e delle sinagoghe. Anche a una media di 3.500 ebrei all’anno, in una generazione scompariranno altri centomila ebrei.
Complici “I nuovi antisemiti”, come li chiama Nora Bussigny, la reporter francese che si è infiltrata in mezzo a loro e che ne ha tratto uno splendido libro che arriva in Italia per le edizioni Setteottobre nella traduzione di Daniele Scalise. “In fondo, ci sentiamo più al sicuro in Israele che in Francia”, dicono al Monde due nuovi immigrati, Eléonore e Raphaël, prima di concludere con un’affermazione accorata, pronunciata quasi sottovoce: “Sai, non vogliamo essere gli ultimi ad andarcene”.
Gli ultimi? E’ chiaro il riferimento agli anni Trenta e all’alba della Seconda guerra mondiale. Eléonore conferma: “Sì, ho letto ‘Il mondo di ieri’ di Stefan Zweig’”. Racconta di essere rimasta particolarmente colpita da un aspetto: “Il ricordo di tutti gli ebrei che non se ne andarono in tempo”.