Esteri
l’International Space Summit •
Lo spazio europeo senza gli americani. E con molti problemi
Trump tiene lontane dal summit di Parigi SpaceX e le altre aziende americane, mentre l’Europa prova a rafforzare la propria indipendenza nel settore spaziale. Ma Francia, Germania e Italia devono ancora capire chi guiderà la corsa
9 SET 26

Il presidente francese Emmanuel Macron voleva portare a Parigi tutto il mondo dello spazio questo settembre. Alla fine, all’International Space Summit che si apre oggi a Parigi, ci sarà una buona parte dell’Europa, ma poche aziende americane, dopo l’intervento dell’Amministrazione Trump. Sarà un summit pensato per mostrare che in Europa di spazio se n’è fatto molto e si vuole continuare a investirci. E’ lo stesso settore in cui gli Stati Uniti hanno costruito negli ultimi cinque anni uno dei loro principali vantaggi, anche grazie a Starlink di SpaceX, lasciando l’Europa indietro. Eppure gli stessi lanci commerciali che hanno contribuito alla fortuna di SpaceX sono stati sviluppati in Europa negli anni Ottanta da Arianespace. Come è accaduto in altri settori tecnologici, in Europa si inventa, negli Stati Uniti si sviluppa e si porta sul mercato.
A Parigi la Francia vuole ricordare anche che, se c’è uno spazio europeo, bisogna parlare con nella capitale francese, sede centrale dell’Agenzia spaziale europea (Esa) che vuole mantenere il proprio ruolo centrale nel settore in Europa. Le difficoltà, però, non sono poche, sia per l’Europa sia per l’Eliseo, che organizza un summit annunciato oltre un anno fa, inizialmente previsto per la primavera e poi spostato a settembre: più vicino alla fine del mandato di Macron e alla riunione ministeriale intermedia dell’Esa, che si terrà a dicembre a Roma. Più vicino, in altre parole, agli interessi francesi. Non è un caso che al summit Macron abbia affiancato due inviati speciali, l’astronauta Thomas Pesquet e l’imprenditrice Hélène Huby, ceo di The Exploration Company, azienda franco-tedesca che proprio l’8 settembre ha annunciato un round di finanziamento da 450 milioni di dollari, il più grande round di Serie C mai ottenuto da un’azienda spaziale europea.
Dopo anni di difficoltà e di progressiva perdita di terreno rispetto alle dinamiche della New Space Economy dominata da SpaceX, l’Europa prova dunque a cambiare direzione. I tempi, però, sono difficili e gli alleati pochi. Il presidente americano Donald Trump ha avvertito i campioni americani che è meglio non andare a Parigi. A rivelare le pressioni è stato Politico, seguito poi dal ministero francese della Ricerca e dello spazio, che ha annunciato il ritiro di SpaceX, Blue Origin, Stoke Space e Starcloud. Secondo quanto emerso, l’Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca avrebbe avvertito queste aziende che la loro partecipazione avrebbe potuto essere interpretata come un endorsement delle politiche spaziali europee, alle quali Washington si oppone, accusando Parigi di “pratiche anticoncorrenziali” e di aver organizzato il summit senza consultare gli Stati Uniti. Non c’è però nulla di sorprendente nella volontà europea di rafforzare la propria indipendenza nel settore spaziale.
Da tempo si discute, e al summit di Parigi sarà certamente uno dei temi centrali, della sovranità dei lanci spaziali europei. L’Europa è l’unica, fra grandi player come Cina, Stati Uniti e Russia, a permettere ai propri satelliti nazionali e comunitari di essere lanciati con razzi non europei. Una situazione che negli ultimi anni ha alimentato il malcontento dell’industria europea dei lanci, costretta a competere con aziende americane che dispongono invece di un mercato governativo assicurato. L’Europa è inoltre l’unico grande attore spaziale a non avere un accesso autonomo per i propri astronauti all’orbita. E presto potrebbe non avere nemmeno la Stazione spaziale internazionale come destinazione.
Se da un lato gli Stati Uniti non vogliono un’Europa spaziale autonoma, dall’altro Francia, Italia e Germania devono affrontare una partita complessa anche al loro interno. La Francia ha un ruolo storico di leader spaziale da difendere. La Germania, forte di un settore spaziale più giovane ma di un tessuto industriale più solido, vuole invece conquistare maggiore centralità. L’Italia, nel frattempo, ha un ruolo più marginale, con livelli di innovazione inferiori rispetto a Francia e Germania, ma gode di un rapporto con gli Stati Uniti che – almeno fino a poche settimane fa – sembrava particolarmente stretto. Se Trump ha allargato la distanza tra Stati Uniti ed Europa, il rischio è che gli europei finiscano per dividersi anche sullo spazio.