Rula Jebreal chiama Jeffries “scimmia”. Il woke tiene solo se leggi dal copione

Democratico e nero, ma è anche sionista. Per questo motivo la commentatrice ha definito il deputato “AIPAC monkey” dal nome di una delle più influenti organizzazioni filo israeliane della politica statunitense. E’ strano quanto rapidamente tutta la retorica inclusiva si dissolva in un attimo se un nero difende Israele
8 SET 26
Immagine di Rula Jebreal chiama Jeffries “scimmia”. Il woke tiene solo se leggi dal copione

Foto Getty

Il deputato Hakeem Sekou Jeffries è democratico e nero, ma è anche sionista e la sua difesa di Israele azzera ogni altra benemerita caratteristica woke. Rula Jebreal ha definito il leader della minoranza democratica alla Camera una  “AIPAC monkey”, scimmia dell’Aipac, dal nome dell’American Israel Public Affairs Committee, una delle più influenti organizzazioni filo israeliane della politica statunitense. Jeffries è afroamericano e l’uso della parola “monkey” contro una persona di colore appartiene ai recessi della coscienza americana.
Niente male per una commentatrice che taccia di razzismo tutti quelli con cui non è d’accordo. Jebreal ha pubblicato poi un messaggio di scuse sui social e riconosciuto che il termine era “inappropriato e offensivo” e che non avrebbe dovuto essere pronunciato, concludendo con scuse incondizionate. Il presidente della Commissione sulle disparità razziali ed etniche d’Inghilterra, Tony Sewell, per aver detto che non c’è razzismo sistemico nel suo paese è stato paragonato al Ku Klux Klan. Trevor Phillips, politico e giornalista inglese di origine guyanese, già presidente del Nus (il sindacato nazionale degli studenti), poi volto della Bbc, infine “zar” della Commissione per l’uguaglianza, è stato chiamato “Zio Tom” per aver criticato il multiculturalismo. In Francia, la scrittrice Rachel Khan è chiamata “domestica negra” per aver criticato l’antirazzismo. E allo scrittore algerino Kamel Daoud hanno dato di “arabo di servizio”. E’ strano quanto rapidamente tutta la retorica inclusiva si dissolva in un attimo se un nero difende Israele, se un nero critica l’antirazzismo e se un arabo dice di amare la Francia anziché di esserne vittima. Scatta lo stesso meccanismo e si revoca l’appartenenza. E l’identità, che doveva essere scudo, diventa gabbia. E’ a quel punto che il woke rivela la sua durata: breve quanto la fedeltà al copione.