L’inchiesta parla di contatti quasi diretti fra la leadership di Hamas e gli israeliani iniziati nel 2023, dopo la formazione dell’attuale governo di Netanyahu. L’obiettivo era lavorare a una tregua con i terroristi, discutendo il blocco di Gaza, il rifornimento di gas naturale, la formazione di zone commerciali ai confini della Striscia, coinvolgendo anche l’Egitto, che avrebbe potuto fornire ai palestinesi l’accesso diretto all’aeroporto di Sharm el Sheikh. Per i terroristi parlava Ghazi Hamad, di cui il capo di Hamas, Yahya Sinwar, si fidava e come mediatore venne scelto un personaggio che nell’inchiesta viene chiamato “Occhi di carbone”, un esponente di Fatah già noto allo Shabak, l’intelligence israeliana. Israele era pronto a concedere molto dal punto di vista economico, ma rimaneva da discutere la liberazione di ostaggi e la restituzione dei corpi degli israeliani detenuti da Hamas. Sinwar pretendeva in cambio la scarcerazione di terroristi. Nell’inchiesta si legge che tutto avveniva in un’atmosfera di crescente entusiasmo, Occhi di carbone era sicuro che stesse per accadere un cambiamento epocale. Netanyahu approvò la scarcerazione di trenta prigionieri, ma poi le tensioni politiche in Israele fecero rinviare l’approvazione necessaria: il paese veniva da mesi di proteste continue, ogni decisione appariva sensibile al primo ministro e gli accordi rimasero fermi. Sinwar allora iniziò a scalpitare. I mediatori lo rassicurarono, poi il capo di Hamas sparì e tornò soltanto a inizio settembre con una minaccia: dite agli israeliani che senza progressi ci sarà uno “zilzal”, un terremoto. Fu quello il momento in cui la notizia arrivò per la prima volta agli emiratini, che però scelsero di non dire nulla agli israeliani, per timore che reagissero. Quando, per la seconda volta, Sinwar ribadì che intendeva provocare uno “zilzal”, a nessuno sfuggì che l’obiettivo era una guerra. Gli Emirati scelsero prima di parlare con lo Shabak che organizzò una riunione con il governo, ma non vennero prese decisioni. Allora Bin Zayed scelse di contattare Netanyahu e si sentì rispondere che il problema non era Gaza, ma tutti gli altri fronti.
La sciocchezza che oggi appare come la valutazione di un uomo solo in realtà si basava sulla convinzione di un intero apparato politico e di sicurezza e poggiava sulle fondamenta di un’illusione: comprare la tranquillità di Hamas. Quello che nessuno voleva vedere, tanto gli israeliani erano sicuri di quello che avevano costruito e stavano implementando a Gaza, era che
mentre Sinwar negoziava con Israele, aumentava gli scambi con Teheran. Non fai accordi con l’arcinemico del tuo nemico, se cerchi la pace.