Esteri
L'analisi •
La Grecia corre, ma Mitsotakis vede spuntare nemici a destra
Il premier rischia di non riottenere la maggioranza assoluta nonostante gli ottimi risultati economici. E aumenta il rischio il suo partito vinca, ma senza di lui
8 SET 26

Niente elezioni anticipate in Grecia: si voterà in primavera l’anno prossimo. Lo ha confermato domenica il premier Kyriakos Mitsotakis, leader di Néa Dimokratía (Nuova Democrazia – Nd). D’altronde, c’è bisogno di tempo per recuperare il terreno perso dall’all-in del 2023. I calcoli del premier ruotano infatti attorno alla legge elettorale greca: al 25 per cento dei voti scatta un bonus base di 20 seggi, che aumenta di un seggio ogni mezzo punto percentuale, fino al tetto massimo di 50 seggi al 40 per cento. Questo vuol dire che, come successe nel 2023 quando Nd raggiunse il 40,5 per cento dei voti (158 seggi su 300), Mitsotakis può ambire a governare da solo. Ma oggi nei sondaggi è al 30 per cento.
Così già da sabato scorso Mitsotakis è entrato in campagna elettorale, annunciando un pacchetto pre manovra da 3,5 miliardi di euro in quattro anni, tra agevolazioni fiscali per i privati e aumenti salariali per pensionati e dipendenti. Un regalo elettorale frutto della disciplina di bilancio: dopo aver chiuso il 2025 con un surplus dell’1,7 per cento, la Grecia resterà in attivo anche quest'anno secondo l’Fmi, con una crescita del pil del 2 per cento. Un risultato che si riflette sul rapporto debito-pil, che dovrebbe scendere dal 145,7 per cento del 2025 al 136,9 nel 2026 (sotto quello italiano al 138,4), che il premier ha promesso di portare sotto il 110 entro il 2030.
Ma nonostante gli ottimi risultati economici, Mitsotakis, stando ai sondaggi attuali non può governare da solo. Certamente ha risentito dell’enorme scandalo di corruzione che ha riguardato l’agenzia governativiva Opekepe e i fondi agricoli Ue, oltre alle polemiche sulle responsabilità per il disastro ferroviario di Tempi nel 2023, che causò 57 vittime. Gli serve un alleato. E non può certo guardarsi a sinistra: Alexis Tsipras, ex premier della sinistra radicale dal 2015 al 2019, è tornato alla ribalta a maggio con Elas, secondo nei sondaggi intorno al 15-17 per cento, dichiarandosi principale fronte di opposizione contro Nd. I socialisti del Pasok, circa al 11-13 per cento, hanno escluso ogni coalizione con Mitsotakis. Si vira a destra, ovviamente. Ma c’è dell’astio personale verso il premier: non lo sosterranno né il partito nazionalista Soluzione Greca, intorno al 9 per cento, né Voce della Ragione (3 per cento) di Afroditi Latinopoulou, ex Nd che chiama Mitsotakis “il primo ministro più woke di tutti i tempi”. Piuttosto, potrebbero appoggiare Nd, ma con un altro leader.
Ed è in questo spazio che si sta per inserire Antonis Samaras, ex leader di Nd e premier dal 2012 al 2015, che secondo il quotidiano greco To Vima, starebbe compilando le liste di una nuova formazione politica da lanciare a settembre, reclutando candidati nelle sezioni locali di Nd. Samaras fu espulso da Nd nel 2024 per aver chiesto la testa del ministro degli Esteri per i dialoghi con la Turchia, che lui considera una resa nazionale, e su quel chiodo è oggi tornato a battere. Anche lui accusa Mitsotakis di aver ceduto all’agenda woke, a partire dalla legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Da qui la formula: Nd senza Mitsotakis, magari con Samaras. L’aspetto paradossale è che Samaras, 75 anni, fece già cadere un governo Mitsotakis: era il 1993, al governo c’era Kōonstantinos Mitsotakis, padre dell’attuale primo ministro, e con la defezione dei deputati a lui vicini gli tolse la maggioranza. Se lo ricorda anche l’attuale premier, che ha detto su Samaras: “Ha fin troppa esperienza nel danneggiare Nd. Spero che non la usi”.