Le sanzioni premono su Teheran

Aggirarle è sempre più insostenibile. Qualcuno in Iran ammette il rischio tracollo
5 SET 26
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L’economia iraniana era già in profonda crisi da prima dell’inizio del conflitto con gli Stati Uniti, a gennaio l’inflazione e il crollo del rial, la valuta iraniana, avevano scatenato proteste di massa represse con la violenza, poi è iniziata l’operazione Furia epica, il regime è entrato in una economia di guerra, concentrando tutti i suoi sforzi sul controllo di Hormuz e sulla linea dell’intransigenza. Negli scorsi giorni il rial ha raggiunto di nuovo i minimi storici, alcune fonti interne al regime hanno detto alla Reuters che Teheran avrebbe scorte di benzina sufficienti soltanto per altri due mesi, le misure dell’Amministrazione Trump per bloccare le esportazioni di petrolio e impedire all’Iran di eludere le sanzioni stanno diventando “sempre più difficili da contrastare”.
Ieri il dipartimento del Tesoro ha annunciato che anche l’Unione europea si sarebbe unita alle sanzioni per escludere l’Iran dal sistema bancario internazionale, per Washington è la prova che la pressione su Teheran sta aumentando, anche se Bruxelles finora ha sì offerto sostegno alle pressioni americane, ma non c’è traccia in nessun documento né dichiarazione di un suo coinvolgimento diretto alle sanzioni. Le Guardie della Rivoluzione islamica hanno costruito negli anni una sofisticata macchina per eludere le sanzioni, quello che sta cambiando, hanno detto le fonti iraniane alla Reuters, è che il tentativo di impedire all’Iran di accedere alle reti di finanziamento internazionali in altri paesi che ha a lungo utilizzato per mantenere in funzione la propria economia “rappresenta una minaccia reale e urgente”. La crisi finanziaria starebbe ostacolando la rete per aggirare le sanzioni, costituita da società di copertura, petroliere non registrate e contrabbando, diventata ormai troppo costosa. Il risultato è un’impennata di inflazione e tasso di disoccupazione, che gettano la popolazione nello sconforto, aumentando la possibilità di nuove proteste e un collasso economico: qualcuno inizia a riconoscere che questo rappresenta una minaccia per la sua stessa tenuta.