Esteri
Il Colloquio •
Così si vince la sfida contro Putin. Parla il comandante supremo della Nato in Europa
“La Russia? La più significativa minaccia alla sicurezza euro-atlantica. Kyiv? Finché la guerra non finirà, potrà contare sul sostegno Nato. L’Italia? Serve mantenere gli impegni”. Intervista esclusiva al generale Grynkewich
5 SET 26

Alexus G. Grynkewich (foto Getty)
Dispositivi che sorvolano l’Europa. Droni che minacciano gli aeroporti. Incursioni nei cieli della Nato. Provocazioni quotidiane. Minacce ai confini dell’Europa. Che fare? Alexus G. Grynkewich è un generale americano piuttosto importante. Dal luglio del 2025 – dopo essere stato un generale dell’aeronautica, un pilota da combattimento, con lunghe esperienze sui caccia F-16 e F-22, con incarichi di comando al Pentagono e in medio oriente, è il comandante supremo della Nato in Europa – è il militare che ha la responsabilità operativa delle forze dell’Alleanza atlantica nel nostro continente ed è contemporaneamente il comandante delle forze americane in Europa. Ogni scelta che riguardi le forze americane in Europa, passa da lui. Ogni scelta che riguardi le forze Nato in Europa passa da lui. Nell’agenda quotidiana del generale Grynkewich, omaccione di cinquantaquattro anni, con battuta pronta, sguardo vispo, sorriso accecante, c’è tutto quello che preoccupa oggi le nazioni europee: come si fa a costruire una difesa credibile, una deterrenza, nei confronti dei paesi che cercano di indebolire e di minacciare la Nato, come la Russia. Il generale Grynkewich, diventato noto in Italia quando Giuseppe Conte, da un palco di Napoli, gli ha messo in bocca frasi che il generale non aveva mai detto – secondo Conte Grynkewich sostiene che la Nato non considera in nessun modo la Russia una minaccia per l’Europa –, ha accettato, dopo un lungo corteggiamento, di dialogare con questo giornale. E ha scelto di farlo in un momento speciale non solo per l’Europa (vedi i droni in Germania riconducibili alla Russia secondo il governo tedesco), non solo per l’Ucraina (vedi il drone russo che iero ha colpito la sede dei servizi d'intelligence ucraini a Kyiv) ma anche per l’Italia. Un momento, per capirci, in cui gli sforzi fatti in questi anni per difendere l’Ucraina, per sostenere la Nato, per respingere le influenze russe devono fare i conti con una campagna elettorale in cui prospereranno a destra e a sinistra, sapete di chi parliamo, i leader che minimizzeranno la minaccia russa, che demonizzeranno paesi aggrediti e che tenderanno a trasformare con disinvoltura in virus gli antidoti, come la Nato. La prima domanda per il generale Grynkewich non può che essere quella, la più importante. Quanto è seria oggi la minaccia russa per l’Europa? Qual è il rischio che Mosca possa decidere di mettere direttamente alla prova un paese della Nato, ritenendo magari che l’occidente non sia disposto a rispondere? E quanto è pericoloso per la deterrenza avere leader politici che negano o minimizzano quella minaccia? “Sebbene non vediamo alcuna minaccia imminente di attacco, la Russia rimane la più significativa minaccia diretta e di lungo periodo alla sicurezza e alla stabilità euro-atlantiche. Per contrastare la minaccia che essa rappresenta, e la persistente minaccia del terrorismo, gli alleati stanno dando seguito agli impegni in materia di difesa assunti al vertice Nato dell’Aia dello scorso anno – come abbiamo già visto al vertice di Ankara a luglio – e stanno fornendo le capacità necessarie per dissuadere e difendere, rafforzando al tempo stesso la nostra base industriale e la nostra resilienza. Insieme, stiamo costruendo il futuro: un’Europa più forte in una Nato più forte: un’Alleanza modernizzata. Insieme, stiamo costruendo la Nato 3.0”.
“Per contrastare la minacce, stiamo costruendo il futuro: un’Europa più forte in una Nato più forte”
Generale, ma qual è la sua valutazione sincera rispetto al tempo che resta all’Europa per prepararsi? Di quanti anni potrebbe avere bisogno la Russia per ricostruire una forza militare sufficiente a tentare un attacco limitato o a mettere alla prova l’Articolo 5 della Nato, che stabilisce il principio della difesa collettiva, secondo cui un attacco armato contro uno o più membri in Europa o in Nord America è considerato un attacco diretto contro tutti gli alleati? Due anni? Cinque anni? Dieci anni? “Nel suo primo discorso annuale al Congresso degli Stati Uniti, l’allora presidente George Washington sottolineò l’importanza di mantenere una forza militare robusta per garantire la difesa nazionale e prevenire potenziali conflitti. Sostenne che un esercito ben equipaggiato e una nazione ben preparata sono essenziali per salvaguardare la pace e la stabilità. Questo principio riflette l’idea più generale secondo cui essere pronti al conflitto può prevenire conflitti futuri, come evidenziato dalla frase latina ‘si vis pacem, para bellum’, che significa: ‘Se vuoi la pace, prepara la guerra’. Se si concorda con questo principio, e io concordo, allora la discussione sulle tempistiche diventa irrilevante. Dobbiamo essere preparati adesso, e lo siamo, ma dobbiamo anche assicurarci di essere più preparati domani, e ancora di più il giorno successivo. Questo richiede uno sforzo e un’attenzione costanti, e non dobbiamo aspettare”.
Che cosa dice a coloro che sostengono che ogni euro speso per la difesa sia “un euro sottratto alla sanità, all’istruzione e al welfare”? Non è vero anche il contrario, cioè che senza una deterrenza credibile, la democrazia, la libertà e lo stato sociale sono precisamente ciò che l’Europa potrebbe non essere più in grado di proteggere? “La sicurezza è alla base di tutto ciò che esiste all’interno delle nostre società ed è quindi essenziale per proteggere la nostra libertà e il nostro modo di vivere. Lo scopo permanente della Nato è salvaguardare quella libertà e la sicurezza di tutti i suoi membri e del miliardo di persone che vivono sul territorio alleato. L’Alleanza lo ha fatto incredibilmente bene dalla firma del Trattato Nord Atlantico, il nostro documento fondativo, il 4 aprile 1949. Continueremo a farlo”.
Ci aiuti a mettere a fuoco un dettaglio in più: negli ultimi due anni, quali sono state le azioni russe contro l’Europa più pericolose e meno raccontate? Violazioni dello spazio aereo, sabotaggi, attacchi informatici, interferenze Gps, attacchi alle infrastrutture sottomarine, intimidazioni o le famose operazioni ostili che coinvolgono la flotta ombra russa: quale episodio in questi mesi l’ha preoccupata di più? “L’azione russa più pericolosa è la sua guerra in corso contro l’Ucraina. Costa migliaia e migliaia di vite al mese, e il rischio che il conflitto si estenda è pericoloso per tutti. Ecco perché deve finire, ed ecco perché gli alleati sostengono pienamente gli sforzi del presidente Trump per ottenere una pace duratura. Ma finché la guerra non finirà, l’Ucraina può contare sul sostegno della Nato. La Russia non può pensare di averla vinta aspettando che ci stanchiamo”.
Esiste però un problema ulteriore. Russia, Iran e Corea del nord si scambiano armi, munizioni, droni, missili, tecnologia e, in alcuni casi, anche personale. Possiamo ormai parlare dell’emergere di un blocco militare autoritario, che si muove in modo compatto, simmetrico? E in aggiunta: perché i regimi che sponsorizzano la guerra, il terrorismo e la destabilizzazione a volte sembrano più coordinati delle democrazie che cercano di resistere loro? “La possibilità della simultaneità – più conflitti che si verificano contemporaneamente su più fronti – è una potenziale sfida reale. Ecco perché il passaggio alla Nato 3.0 – un’Europa più forte in una Nato più forte – è essenziale. Questo richiede anche una base industriale della difesa enormemente ampliata su entrambe le sponde dell’Atlantico, che sia capace non soltanto di ricostruire la forza militare alleata, ma che abbia anche la capacità di sostenere operazioni contemporaneamente su più teatri”.
“La possibilità della simultaneità, più conflitti che si verificano su più fronti, oggi è una sfida reale”
E’ corretto dire che l’eventuale adesione dell’Ucraina alla Nato, circostanza che la Nato nei suoi documenti ufficiali auspica, sarebbe importante non soltanto per Kyiv, ma anche per la sicurezza dell’Europa nel suo complesso? E inoltre: possiamo dire che un accordo di pace che lasci l’Ucraina in una permanente zona grigia preparerebbe semplicemente il terreno per la prossima guerra? “L’adesione è una decisione che spetta ai 32 alleati della Nato e all’Ucraina. L’attenzione degli attuali colloqui a livello politico non è sull’adesione alla Nato, ma sull’assicurarsi che qualsiasi accordo di pace sia duraturo. Questo richiede forze armate ucraine robuste e pronte. Forze armate ucraine forti sono il modo migliore per dissuadere qualsiasi futura aggressione russa. Questa è, come dice spesso il presidente Trump, la ‘pace attraverso la forza’”.
Generale: se dovesse identificare tre priorità militari urgenti per il governo italiano, quali sarebbero? Difesa aerea e antimissile? Munizioni? Droni e sistemi antidrone? Capacità navali? Difesa informatica? Intelligence? Logistica? Dov’è che oggi l’Italia è maggiormente esposta? “La cosa più urgente per tutti gli alleati è dare seguito ai loro impegni di investimento nella difesa assunti al vertice dell’Aia, rafforzare la base industriale della difesa, raggiungere i propri obiettivi di capacità e assegnare le proprie forze al modello di Forze della Nato e alle forze in prontezza, come la Forza di reazione alleata (Arf), multinazionale e ad alta prontezza della Nato. Gli alleati dovrebbero inoltre assegnare forze alle nostre missioni e attività in corso, comprese la Kosovo Force della Nato (Kfor), la Nato Mission Iraq (Nmi) e la Nato Security Assistance and Training for Ukraine (Nsatu), nonché alle attività di vigilanza rafforzata come Eastern Sentry, Baltic Sentry e Arctic Sentry”.
Tema delicato: ma le persone che ripetono sistematicamente la propaganda del Cremlino o dell’Iran – anche senza ricevere istruzioni dirette – possono diventare strumenti inconsapevoli della guerra ibrida? E, a questo proposito, dove finisce il dissenso legittimo e dove comincia l’amplificazione della narrativa di una potenza ostile? “Sappiamo che attori come la Russia e l’Iran impiegano un’ampia gamma di strumenti nei loro sforzi per ottenere un vantaggio, compreso lo spazio dell’informazione. La resilienza della società – la capacità di una società di continuare a funzionare nei momenti di difficoltà e di riprendersi da choc o crisi con una perturbazione minima – è profondamente importante in questo contesto. Questo è importante tanto quanto la resilienza della Nato, radicata nell’Articolo 3 del Trattato Nord Atlantico. L’Articolo 3 sottolinea l’importanza di un continuo ed efficace autoaiuto, come elemento fondamentale dell’aiuto reciproco tra i paesi membri della Nato. La resilienza della Nato, quindi, è sia una responsabilità nazionale sia un impegno collettivo. Questa resilienza è cruciale per mantenere una deterrenza e una difesa credibili, poiché garantisce che gli sforzi militari per difendere il territorio e le popolazioni della Nato siano accompagnati da una solida preparazione civile”.
All’Europa, da mesi, viene chiesto di assumersi una maggiore responsabilità per la difesa convenzionale. Ma l’Europa, nei fatti, continua a dipendere fortemente da capacità americane fondamentali. Quali funzioni l’Europa non sarebbe attualmente in grado di sostituire senza gli Stati Uniti? Intelligence? Satelliti? Difesa antimissile? Rifornimento in volo? Trasporto strategico? Attacchi di precisione a lungo raggio? “Sebbene gli Stati Uniti abbiano dichiarato che continueranno a fornire un sostegno essenziale, anche se più limitato, gli alleati europei hanno in larga parte colmato i vuoti lasciati dalla riduzione del contributo americano al modello di Forze della Nato. Anzi, in alcuni settori oggi abbiamo più forze assegnate al modello di Forze della Nato di quante ne avessimo prima. Nei pochi ambiti in cui gli europei non dispongono ancora di capacità equivalenti con cui compensare la riduzione americana, stiamo valutando capacità alternative in grado di produrre lo stesso risultato. Per me, ciò che conta soprattutto è l’effetto operativo”.
“Gli alleati europei hanno in larga parte colmato i vuoti lasciati dalla riduzione del contributo americano”
Prima ancora dei droni con esplosivo militare rinvenuti all’aeroporto di Lipsia, droni che secondo il governo tedesco sono stati armati da mano russa, ci sono stati altri casi eclatanti in Europa, di incursioni ostili riconducibili alla Russia di Putin (la Nato, compreso il generale Grynkewich, ha espresso, attraverso il segretario generale Mark Rutte, piena solidarietà alla Germania, accogliendo “con favore” le misure di risposta all’incursione ostile riconducibile alla Russia annunciate dal governo tedesco). Poche settimane fa, tanto per citare un esempio, un missile russo è entrato nello spazio aereo polacco ed è successivamente caduto sul territorio polacco. Rispetto a quei fatti e anche ai fatti di questi giorni in Germania una domanda è d’obbligo, generale: che cosa ha rivelato l’incidente sulle regole d’ingaggio e sul livello di preparazione della Nato? Perché, per esempio, quel missile non è stato intercettato? E la risposta a un’altra violazione sarebbe automatica oppure dipenderebbe ancora da una valutazione politica e militare caso per caso? “Quando la Nato ha bisogno di rispondere, può farlo e lo farà. Lo abbiamo dimostrato più e più volte. Possiamo abbattere e abbiamo abbattuto sia droni sia missili. Ma se non abbiamo bisogno di abbattere qualcosa, perché per esempio non rappresenta un rischio, perché dovremmo farlo? Naturalmente, la sicurezza di tutti coloro che si trovano nello spazio aereo alleato o sotto di esso è per noi di primaria importanza”.
Generale, ma quand’è che un attacco ibrido diventa un attacco armato? Un’operazione di sabotaggio russa che provochi morti? La distruzione di infrastrutture sottomarine critiche? Un blackout su larga scala? Quali di queste azioni potrebbero far scattare l’Articolo 5? Per intenderci: la Nato dispone di soglie sufficientemente chiare oppure vi è un’ambiguità che rischia di incoraggiare Mosca? “La responsabilità primaria di rispondere alle minacce o agli attacchi ibridi spetta al paese preso di mira. Ecco perché l’Articolo 3, mantenere e sviluppare come nazione una capacità individuale e collettiva di resistere a un attacco armato, è così importante. L’Articolo 3 contribuisce a fornire alla Nato i mezzi per adempiere ai suoi compiti fondamentali, in particolare quello della deterrenza e della difesa. Aggiungerei inoltre che far scattare l’Articolo 5 è, in ultima analisi, una decisione politica. Pertanto, sebbene determinate azioni ibride possano far scattare l’Articolo 5, sono utili i commenti del segretario generale su questo punto. Come dice spesso, non vogliamo rendere il nostro avversario più saggio su quanto lontano possa spingersi prima di andare incontro a conseguenze. La nostra postura e la nostra preparazione hanno lo scopo di dissuadere l’aggressione”.
Ma se la Russia tentasse un’operazione molto limitata contro uno stato baltico, immaginando magari che l’azione di difesa successiva potrebbe dividere gli alleati, la Nato potrebbe fermarla con le forze già dispiegate in Europa, prima dell’arrivo di eventuali altri importanti rinforzi americani? “Qualsiasi tentativo o anche solo la considerazione di un simile tentativo sarebbe un grave errore. Gli stati baltici hanno investito in misura significativa nelle proprie capacità di difesa nazionale. Questa solida base è ulteriormente rafforzata dalle forze terrestri avanzate della Nato, dalle forze di difesa aerea e da altro ancora, tutte schierate in avanti non soltanto in questi tre paesi, ma lungo l’intero fianco orientale dell’Alleanza. Abbiamo inoltre la Forza di reazione alleata, la forza multinazionale, multidominio, di risposta rapida e ad alta prontezza della Nato, che potrebbe arrivare nella regione nel giro di pochi giorni”.
Generale, l’Articolo 5 protegge inequivocabilmente anche l’integrità territoriale del regno di Danimarca, compresa la Groenlandia, contro una minaccia armata indipendentemente dalla provenienza di quella minaccia? E che cosa accadrebbe se la pressione o la minaccia provenissero da un altro alleato della Nato? “L’Articolo 5 è incrollabile. Tutte le 32 nazioni della Nato hanno nuovamente ribadito il loro impegno nei suoi confronti nella Dichiarazione del vertice di Ankara, che vale la pena ripetere: ‘Noi, capi di stato e di governo dell’Alleanza Nord Atlantica, ci siamo riuniti ad Ankara per riaffermare il nostro incrollabile impegno per la nostra difesa collettiva ai sensi dell’Articolo 5 del Trattato di Washington e per il legame transatlantico. Un attacco contro uno è un attacco contro tutti. La nostra unità, solidarietà e forza collettiva rimangono il fondamento della pace, della sicurezza e della prosperità per il miliardo di cittadini della nostra Alleanza di nazioni libere e democratiche. Restiamo impegnati nel nostro approccio a 360 gradi alla deterrenza e alla difesa’”.
“Le minacce alla Groenlandia? Tutte le nazioni Nato hanno ribadito il loro impegno sull’articolo 5”
Proviamo a proiettarci nel futuro: che cosa costituirebbe una garanzia di sicurezza realmente credibile per l’Ucraina dopo un cessate il fuoco? Armi, addestramento e impegni politici sarebbero sufficienti oppure una garanzia di sicurezza credibile richiederebbe truppe europee, protezione della difesa aerea sul territorio ucraino e un impegno automatico ad agire qualora la Russia attaccasse nuovamente? “E’ una domanda alla quale può rispondere meglio l’Ucraina, ma forze armate ucraine forti sono di importanza fondamentale. Aggiungerei soltanto che la Nato partecipa regolarmente alle riunioni della Coalizione dei volenterosi per discutere il modo migliore di sostenere e mettere in sicurezza il futuro dell’Ucraina”. Le incursioni dei russi, in Europa, sono sempre più frequenti, sempre più minacciose, sempre più all’ordine del giorno. Ma il messaggio dell’americano più importante della Nato è chiaro ed è potente: la Nato non lascerà l’Europa in balìa della Russia e per proteggere l’Europa dalle minacce esterne non c’è modo migliore per farlo se non proteggendo i paesi che confinano con la Russia e aiutando l’Ucraina a difendersi con tutti i mezzi a disposizione. Detto dalla Nato vale molto. Detto da un americano, oggi, ancora di più.
