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in thailandia •
Il ritorno dei marine nella vita notturna estrema di Pattaya
La portaerei Lincoln ha attraccato a Laem Chabang dopo 260 giorni di missione, 240 giorni consecutivi senza aver toccato terra per un periodo di “R&R”. Mentre il governo di Bangkok continua a proclamare i profondi legami che li legano all’America ed è sempre più attento a non incrinare quelli con Pechino, i militari tornano nella città resa notoria per le licenze durante la guerra in Vietnam

Foto Epa, via Ansa
Welcome Navy, Sailors, Lincoln. Pattaya, la città-resort sul Golfo di Thailandia, un centinaio di chilometri d’autostrada a est di Bangkok, ha accolto così, con striscioni, manifesti, insegne luminose, i 5.000 uomini, e donne, della portaerei nucleare “Lincoln”, e delle due navi supporto attraccate il 2 settembre nel vicinissimo porto di Laem Chabang, il terminale thailandese sul Pacifico, a nord delle coste cambogiana e vietnamita. Ma l’attracco dell’ammiraglia del Carrier Strike Group 3 della USNavy non è motivato da ragioni strategiche, di riposizionamento della Pacific Fleet. Il che spiega la disponibilità thai nell’accoglierla. Nonostante il governo di Bangkok continui a proclamare i profondi legami che li legano all’America, infatti, è sempre più attento a non incrinare quelli con Pechino (né con Mosca, per altro).
La “Lincoln” è a Pattaya per un periodo di “R&R”, ossia di “Rest and Relaxation” o “Rest and Recuperation”. L’importante è evitare ogni equivoco con le licenze di “Rest and Recreation”, riposo e divertimento, che passavano qui le centinaia di migliaia di soldati americani durante la guerra in Vietnam. Fu allora che Pattaya divenne famosa per la vita notturna estrema, i suoi locali, i suoi bordelli. Nel corso dei decenni questa fama ha fatto di Pattaya una delle mete del turismo sessuale globale, dove si stima operino dalle 25.000 alle 50.000 “lavoratrici del sesso”. Non è un caso che i cartelli di benvenuto siano esposti soprattutto lungo la “walking street”, la strada in cui si allineano i go-go bar, le sale massaggio, i locali di lap dance. Per proteggere i propri militari dalle sirene asiatiche è stato imposto di lasciare la Walking Street entro le 2 del mattino, e soi 6, uno dei vicoli più equivoci della zona, è stato dichiarato off-limits, così come i cannabis shop e le farmacie (probabilmente per evitare incauti acquisti di afrodisiaci o altri unguenti peccaminosi). Divieti che sembrano avere ottenuto lo scopo: almeno sino al 4 settembre (a due giorni dalla partenza) solo due marinai sono stati portati in cella dopo una rissa tra ubriachi. Così segnala lo US-Thai Operation Centre che ha fatto base all’Hard Rock Cafè.
Che fosse relax, recupero o divertimento, i marinai e i marine della “Lincoln” ne avevano un disperato bisogno: la nave ha attraccato a Laem Chabang dopo 260 giorni di missione, 240 giorni consecutivi senza aver toccato terra. Aveva lasciato la base di San Diego nel novembre scorso per una missione di sei mesi in Pacifico e nel Mar della Cina Meridionale. In seguito, però, era stata dirottata in Golfo Persico dopo l’inizio delle operazioni contro l’Iran. E più passava il tempo più aumentavano le lamentele dei familiari dell’equipaggio, che raccontavano il peggioramento delle condizioni a bordo della “Lincoln”: docce invase dalla muffa, acqua contaminata, carenza di rifornimenti e cibo di cattiva qualità. Ma ciò che ha convinto a richiamare la “Lincoln” sarebbero state le denunce secondo cui i marinai continuavano a “lottare contro la stanchezza e il deterioramento del morale”, fino ad arrivare a manifestare pensieri suicidi. Considerati nel loro insieme, questi fattori suggerivano che la Marina statunitense non disponesse di infrastrutture sufficienti per la salute mentale e la resilienza del personale, sia a terra sia a bordo. E le conseguenze si sono viste proprio all’ingresso in porto della “Lincoln”: le foto mostrano una nave che sembra avviata alla rottamazione.
Per un marinaio di vecchia data come l’Ammiraglio Roberto Domini, presidente del Cesmar, il Centro Studi di Geopolitica e strategia marittima, è la prova della perdita, del rapporto quasi simbiotico tra il marinaio e la sua nave. "Una volta non era concepibile che qualcosa non funzionasse, perfino se non di primaria importanza. È conseguenza di una debolezza sociale che comporta una minore resistenza o resilienza in caso di lunghi periodi di navigazione. Allora non c’erano sistemi di comunicazione, se andava bene, riuscivo a chiamare la famiglia, una moglie incinta perché stava per nascere il mio primo figlio, una volta alla settimana ed era la forma 'Ciao, passo, come stai? Passo'”.