Il 7 ottobre Netanyahu dormiva, dice. La surreale campagna di deresponsabilizzazione

Il premier israeliano ha affermato che gli alti ufficiali di Tsahal e della Difesa hanno deliberatamente scelto di non svegliarlo poche ore prima dell’attacco di Hamas, perché “sapevano che avrei immediatamente dato l’ordine di mettere in allerta l’intero esercito”
4 SET 26
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Foto LaPresse

Che il 7 ottobre sarebbe stato al centro della campagna elettorale in Israele era scontato, che sarebbe stato doloroso era previsto, che avrebbe portato Benjamin Netanyahu e sua moglie Sara a sparare pericolose fandonie era ipotizzato, anche se fino all’ultimo si sperava di no. Durante un’intervista, Sara Netanyahu ha insinuato che Yair Golan, leader dei Democratici, fosse arrivato tanto presto nei kibbutz del 7 ottobre il giorno del massacro perché evidentemente sapeva qualcosa in anticipo. Il premier invece ha affermato che gli alti ufficiali di Tsahal e della Difesa hanno deliberatamente scelto di non svegliarlo poche ore prima dell’attacco di Hamas, perché “sapevano che avrei immediatamente dato l’ordine di mettere in allerta l’intero esercito”, scatenato una forte reazione e impedito l’invasione. Ovviamente, l’esercito è in grado di dimostrare quando sono iniziati i contatti con la squadra del primo ministro.
La reazione di Gadi Eisenkot, il maggiore sfidante di Bibi alle elezioni del 27 ottobre, è stata un video con Netanyahu che dorme e una voce che ripete “Bibi, sveglia”, ma passano gli anni, le tragedie, e il primo ministro continua a dormire. Il tentativo di scrollarsi di dosso ogni responsabilità è costante da parte di Netanyahu, in una situazione in cui esercito, politica e servizi segreti sono quasi tutti responsabili di una tragedia che si sarebbe potuta evitare evitando sottovalutazioni. Il primo ministro però continua a dire che lui proprio non sapeva, non c’entra. E dall’altra parte, soprattutto dentro Tsahal, invece ci si ostina a creare un caso che ovviamente non può essere soltanto politico. Bibi si comporta come se fosse boicottato, ostracizzato, ha cercato di far passare il messaggio anche in un video della sua campagna elettorale in cui si paragona a un bambino bullizzato, ma i numeri dicono altro: nessuno lo boicotta, i bersagli di questa campagna elettorale sono altri. Il fatto che continui a trattare il 7 ottobre come una questione fuori dalle sue responsabilità è il segnale che il primo ministro ancora non si è svegliato.