Putin torna a blandire Trump, rimasto zitto sulle minacce all’Europa

Il silenzio americano sui sabotaggi in Germania incoraggia il Cremlino, che continua a vedere una risorsa alla Casa Bianca

3 SET 26
Ultimo aggiornamento: 18:18
Immagine di Putin torna a blandire Trump, rimasto zitto sulle minacce all’Europa
L’isola Russkij si trova davanti alla città di Vladivostok, in Russia, e fino al 2012 tutto quello che avveniva sul suo territorio era segreto, da Vladivostok nulla doveva vedersi. Poi è arrivato un ponte e in seguito è arrivato il Forum economico orientale, in cui il capo del Cremlino, Vladimir Putin, ha iniziato ad accogliere i suoi alleati asiatici, a promuovere investimenti, a mostrare la faccia asiatica della Russia. Il Forum si è concluso ieri, come ogni anno, con un discorso in cui il capo del Cremlino ha selezionato le parole giuste per la sua platea di ospiti internazionali. 
Sa quando incendiare e quando placare, e davanti a politici e investitori asiatici non era il caso di promuovere le sue intenzioni per una guerra lunga, sfibrante, dolorosa costi quel che costi. Si è mostrato conciliante: la fine del conflitto in Ucraina è certamente possibile, ma le iniziative di pace sono complicate dagli “atti di terrorismo di stato” che commette il governo ucraino, come l’annuncio di un’operazione per bloccare gli aeroporti russi con sciami di droni, che sta avendo successo – l’aeroporto di Vnukovo di Mosca è stato chiuso per molte ore – ma che Putin ha dovuto sminuire agli occhi dei possibili investitori. Nessuno investe in un paese precario, per questo Putin ha rassicurato sulla guerra – non ci sarà nessuna mobilitazione, non ne abbiamo bisogno, ha detto – sull’economia, sugli investimenti e anche sulle relazioni fra i russi e gli americani. Poco prima che Putin pronunciasse il suo discorso, Donald Trump, dallo Studio ovale, aveva definito il conflitto in Ucraina una “stupida guerra”, mostrandosi quasi offeso dal fatto che dopo aver chiuso tante guerre – otto, ha ripetuto – quella della Russia contro Kyiv si rifiutasse, capricciosamente, di finire quando lo decide il presidente degli Stati Uniti. Ha detto Putin: la Russia mantiene contatti con gli americani, auspica un ripristino delle relazioni, ma dipende anche da Washington e “Donald Trump è pronto a svolgere questo tipo di lavoro positivo e costruttivo”. La figura del costruttore a Trump piace molto e Putin ha dimostrato di saper usare le parole giuste con il presidente americano: senza limiti sfodera l’arte della lusinga, pensando che Trump non comprenda il confine tra la stima e la beffa. Putin adesso ha pensato di tornare a blandire Trump e prima di farlo si sarà accorto che fra tutti i leader che hanno espresso solidarietà alla Germania dopo l’attentato fallito a Lipsia e la decisione inedita del governo di accusare direttamente Mosca, non c’è il presidente degli Stati Uniti.
Trump è rimasto in silenzio, non ha commentato, non ha mostrato preoccupazione, ieri ha anche detto che pretenderà dagli europei la restituzione del denaro che l’Amministrazione Biden ha speso per rifornire di armi l’Ucraina. Nella storia del secondo mandato di Trump non ci sono riferimenti all’aumento dei rischi per la sicurezza dei suoi alleati della Nato e, mentre il Cremlino manda spie di poco conto, senza adeguata formazione, reclutate su Telegram e pagate in criptovalute, a posizionare ordigni esplosivi in giro per l’Europa, il Pentagono annuncia riduzioni della presenza americana nei paesi alleati. Putin coglie i segnali, adora questo silenzio sulle minacce russe contro la Nato, e vedendo spazio libero, tira fuori la storia della fortuna economica che potrebbero fare gli americani e i russi se concludessero affari insieme.
Lo scorso inverno, il capo della Casa Bianca si era messo in testa di arrivare alla pace, aveva organizzato incontri frenetici nel periodo di Natale, ma si era sentito rispondere di “no” dal Cremlino a ogni proposta avanzata. Davanti al rifiuto, Trump ha alzato una coltre di disinteresse, ha mostrato anche simpatia per Zelensky, senza tradurla in nulla più che ambiziose promesse, senza però ostacolare neppure i piani di difesa di Kyiv: il presidente ucraino ha annunciato che vuole bloccare l’aviazione civile in Russia, gli americani non hanno replicato. Nei prossimi giorni, gli inviati di Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff dovrebbero andare a Mosca e anche a Kyiv, e sarebbe la prima volta che si recano nella capitale ucraina, ma sembra che la “stupida guerra” non interessi affatto al capo della Casa Bianca, e i russi, che speravano in un aiuto trumpiano per contenere l’Ucraina, ne sono delusi. Il silenzio sui sabotaggi in Europa però ha incoraggiato Putin a riprovarci, e a lanciare il messaggio dall’isola Russkij sul futuro delle relazioni russe con Trump.