L’Iron Dome europeo

In una settimana tre paesi chiave della Nato si sono affidati alla protezione di Israele. Mentre l’Europa critica il governo israeliano, la sua sicurezza dipende sempre più dai sistemi d’arma dello Stato ebraico
3 SET 26
Immagine di L’Iron Dome europeo

La Russia effettua un lancio di prova di un missile balistico intercontinentale (Foto Ansa 28 Agosto 2026)

Ieri la Germania ha testato con successo un missile balistico israeliano nell’Atlantico poche ore dopo che Berlino ha attribuito alla Russia un tentativo di attacco con droni all’aeroporto di Lipsia. Il capo della Marina Jan Christian Kaack ha detto: “La sua gittata supera qualsiasi cosa abbiamo visto finora. In termini di protezione della Germania e dei nostri alleati, questo test segna un nuovo capitolo nella deterrenza”. Sempre ieri, il cancelliere Friedrich Merz ha dichiarato che senza le forniture di armi della Germania a Israele “lo stato ebraico non esisterebbe più”.                       Il cancelliere Merz lo ha detto durante un dibattito sulla rete ARD, spiegando perché le forniture di armi a Israele continueranno. “Finché io avrò la responsabilità politica, sosterremo sempre il diritto all’esistenza dello stato di Israele, anche militarmente, perché altrimenti quello stato non esisterebbe più” ha detto Merz. “L’esistenza di Israele per noi è non negoziabile”.
La Germania ha fornito il 31 per cento delle importazioni della difesa di Israele nel 2025, secondo lo Stockholm International Peace Research Institute. Intanto altri tre paesi chiave della Nato in una settimana si sono affidati alla protezione del piccolo stato ebraico. La dipendenza dell’Europa dalla tecnologia israeliana ha fatto sì che il valore degli accordi tra Israele e i paesi dell’Unione europea in materia di difesa aerea superasse la cifra quasi inimmaginabile di quindici miliardi di euro in meno di cinque anni, mentre il continente si affanna a ricostruire le difese trascurate dopo la Guerra fredda. Il 30 agosto, la Finlandia ha annunciato il rinnovo del patto decennale con Israele fino al 2034. Il 31 agosto, la Grecia siglava il più grande accordo strategico con Israele della storia. Il 1 settembre, l’Estonia faceva sapere di essere interessata all’acquisto della fionda di Davide israeliana. Ogni giorno un paese europeo lega la propria sicurezza e deterrenza a quella dello stato ebraico.
La Germania si è già affidata ad Arrow 3 (è stata la prima collocazione delle batterie antimissile israeliane fuori da Israele), la Repubblica Ceca a Spyder, Slovacchia e Cipro al sistema Barak MX, la Romania a Iron Dome (primo uso all’estero della “cupola d’acciaio” israeliana). Gerusalemme e Atene hanno appena reso noto il loro accordo di difesa denominato “scudo di Achille”, in un momento in cui le relazioni tra Gerusalemme e la Turchia stanno subendo un netto deterioramento. Un accordo del valore di 3,3 miliardi di dollari. Israele realizzerà una rete di difesa aerea greca a più livelli, progettata per contrastare velivoli, missili balistici e droni.
La Finlandia ha prorogato fino al 2034 il protocollo di cooperazione con Israele. La decisione è legata soprattutto alla crescente paura finlandese verso la Russia. Helsinki condivide con la Federazione russa 1.340 chilometri di frontiera ed è entrata nella Nato nell’aprile 2023. La Finlandia aveva già scelto il sistema antimissile israeliano fionda di Davide. Anche l’Estonia ora annuncia di vagliare l’acquisto del sistema di difesa israeliano. Contratti che segnano anche un cambio politico enorme. Negli anni Settanta e Ottanta, Atene considerava il mondo arabo come uno scudo diplomatico contro la Turchia laica e filo israeliana e, in cambio, sosteneva l’Olp di Arafat (nel 1982 fu la Grecia a mandare una nave a Beirut per evacuare il leader palestinese che sarebbe finito a Tunisi). Oggi, questo vecchio ragionamento è obsoleto.Ciò di cui la Grecia ha bisogno ora non è lo scudo diplomatico contro la Turchia che il mondo arabo forniva un tempo, ma lo scudo fisico che solo Israele può offrirle.
Il sistema greco integrerà la fionda di Davide per intercettare missili balistici e razzi pesanti; i sistemi Spyder e Barak per difendere siti strategici da minacce che vanno dai droni ai missili da crociera; sofisticati radar Mmr; i sistemi anti drone Drone Dome e una rete nazionale di comando e controllo per coordinare il tutto. Non si tratta di una semplice vendita di armi. E’ l’esportazione di un’intera architettura difensiva, sviluppata sotto il fuoco nemico, testata in guerra da Gaza al Libano passando per l’Iran e perfezionata attraverso ripetuti attacchi da parte di nemici che utilizzano un’ampia varietà di armi. Ogni contratto costringe le cancellerie europee a tenere insieme due linguaggi: quello della morale e quello della sicurezza, che conta i secondi tra il lancio di un missile e l’impatto.
L’Europa sta imparando, con ritardo, che la sopravvivenza delle democrazie non si decide solo nei parlamenti e sui giornali, ma anche in una rete di radar e missili intercettori quando il cielo si fa scuro.