Il Regno Unito può guidare la Nato nella guerra del futuro, dice Petraeus

Traduciamo ampi stralci del discorso pronunciato il primo settembre alla House of Lords di Londra dall’ex generale dell’esercito americano e direttore della Cia David Petraeus, che ha guidato le operazioni in Iraq e Afghanistan, in occasione della Lord Speaker’s Lecture

2 SET 26
Ultimo aggiornamento: 15:06
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(Foto Ansa)

Ogni generazione è tentata di credere che le proprie sfide siano senza precedenti. A volte, però, una generazione ha ragione. Credo che la nostra sia una di quelle generazioni. (...) Il Regno Unito ha ora l’opportunità di dimostrare ancora una volta questa stessa qualità. Così come ha contribuito a guidare l’Alleanza nel riconoscere le implicazioni strategiche dell’aggressione russa, ora può contribuire a guidare l’Alleanza nel riconoscere le implicazioni rivoluzionarie che l’Ucraina rappresenta per il futuro stesso della guerra. (...) Gli Stati Uniti stanno investendo massicciamente in capacità emergenti, e questi investimenti sono necessari, sebbene non sufficienti. Nessuna nazione si assicurerà un vantaggio strategico duraturo semplicemente acquistando tecnologie migliori. E Gli Stati Uniti non hanno ancora sviluppato il nuovo concetto rivoluzionario di guerra che questo momento richiede, né tantomeno hanno avviato i vasti cambiamenti che ne conseguono in termini di struttura delle forze armate, organizzazione, addestramento, formazione dei leader, approvvigionamento e personale. (...) Ogni grande istituzione della difesa deve essere riconsiderata alla luce del nuovo concetto di guerra. Il modo in cui organizziamo le forze, formiamo i leader, addestriamo le unità, acquisiamo capacità, coinvolgiamo l’industria, coltiviamo talenti tecnologici e raccogliamo e sfruttiamo le lezioni apprese sul campo, tutto dovrà evolversi di pari passo. Niente di tutto ciò sarà facile. I leader politici dovranno mettere in discussione presupposti consolidati da tempo; i leader militari dovranno ripensare le organizzazioni e le strutture delle forze armate che hanno funzionato con successo per generazioni; i sistemi di approvvigionamento dovranno operare al passo con il progresso tecnologico; e la capacità industriale, l’innovazione, l’istruzione e la resilienza nazionale dovranno essere tutti considerati elementi della sicurezza nazionale. La nostra priorità principale, quindi, non dovrebbe essere semplicemente l’acquisizione di nuove tecnologie, per quanto di fondamentale importanza. La nostra priorità principale dovrebbe essere lo sviluppo di un concetto di guerra completamente nuovo. Solo allora potremo individuare i cambiamenti istituzionali necessari per attuarlo con successo. (...)
L’Ucraina è il laboratorio militare per eccellenza del Ventunesimo secolo. Gran parte della discussione si è comprensibilmente concentrata su singole tecnologie: sistemi senza pilota, intelligenza artificiale, guerra elettronica, capacità cibernetiche, attacchi di precisione, sistemi di gestione del campo di battaglia e altre ancora. Ognuna di esse è importante. Ma la lezione principale è più ampia: il concetto stesso di guerra sta cambiando. (...)
Le trasformazioni militari più significative raramente iniziano con nuove attrezzature. Iniziano con nuove idee. Saranno chiaramente necessarie risorse aggiuntive in settori importanti, ma il maggiore ostacolo alla trasformazione raramente è rappresentato solo dal denaro. Più spesso, è la difficoltà di mettere in discussione presupposti consolidati e di superare l’inerzia istituzionale. E credo che il Regno Unito sia in una posizione eccezionalmente favorevole per fare proprio questo. Non perché il Regno Unito sia esente da gravi vincoli economici, fiscali o politici – cosa che palesemente non è – ma perché, come abbiamo visto in Ucraina, il Regno Unito ha dimostrato la capacità di riconoscere tempestivamente la realtà strategica e di agire con decisione. Questo offre ora al Regno Unito un’ulteriore opportunità: diventare la prima grande nazione occidentale a organizzare le proprie istituzioni di difesa attorno al nuovo concetto di guerra che l’Ucraina ha introdotto per prima, e, così facendo, contribuire a guidare la trasformazione della Nato stessa. La Nato deve ora richiamare quello spirito, con molta più urgenza, sviluppando una comprensione comune del nuovo concetto di guerra e della trasformazione istituzionale che ne consegue. E i quartier generali operativi della Nato dovranno pensare, organizzarsi e operare in modo diverso se vogliono guidare con successo questa trasformazione. (...)
La questione non è se questa trasformazione avverrà. E’ già in corso, in modo più evidente in Ucraina, ma anche in Russia, in medio oriente e altrove. La questione è se saremo noi a guidarla, o se saremo costretti a recuperare il terreno perduto rispetto a chi lo sta già facendo.