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L’Europa non risponde alla chiamata di Kallas sui Patriot. E Mosca testa la deterrenza
Nella riunione informale dei ministri della Difesa, Grecia e Spagna frenano sull’invio degli intercettori all’Ucraina mentre aumentano gli attacchi ibridi russi anche sul territorio europeo. Berlino e i paesi del nord chiedono più sostegno a Kyiv

Foto ANSA
Bruxelles. Sui Patriot “non abbiamo ottenuto nessuna decisione concreta oggi. Le discussioni continueranno. Purtroppo, nessun successo concreto”. Al termine della riunione informale dei ministri della Difesa dell’Unione europea oggi a Dublino, Kaja Kallas si è mostrata affranta di fronte al rifiuto di diversi stati membri di fornire all’Ucraina gli intercettori che giacciono nei loro magazzini. L’Alto rappresentante aveva cercato di mettere pressione sulla Grecia e la Spagna, che hanno ancora importanti stock di Pac-2, alcuni dei quali in scadenza. “Luglio e agosto sono stati i mesi più letali per i civili in Ucraina. La Russia sta intensificando le sue azioni per colpire il popolo ucraino e spezzare la sua resistenza”, ha sottolineato Kallas. Volodymyr Zelensky ha denunciato l’Europa “in vacanza” di fronte alla Russia che intensifica i suoi attacchi, compreso nel primo giorno di scuola. Non è bastato.
La guerra di Trump in Iran è all’origine della penuria di intercettori Patriot dell’Ucraina. Gli europei avevano programmato di acquistarne per l’Ucraina dagli Stati Uniti attraverso Purl, il programma Nato. Ma il crollo delle scorte americane dovuto al conflitto in medio oriente ha ridotto le forniture al minimo. Kallas ha spiegato che alcuni stati membri stanno pensando di riprioritarizzare i loro ordini per dirottare alcuni intercettori verso l’Ucraina. Il tempo prima dell’inverno è poco e la situazione sempre più difficile. La Russia sfrutta al massimo la carenza di Patriot. Kyiv è da una settimana sotto costante allarme aereo. La Grecia ha giustificato la sua posizione con la necessità di proteggersi dalla Turchia. L’attitudine della Spagna conferma che l’Ue è spaccata a metà: la Germania, i Paesi Bassi, i nordici e i baltici si stanno caricando gran parte del sostegno all’Ucraina, mentre quelli del sud rimangono nelle retrovie limitandosi alla retorica. Vale anche per gli aiuti finanziari, nel momento in cui Kyiv si trova di fronte a un deficit molto più alto del previsto per gli attacchi russi. Nell’Ue cresce la preoccupazione per la minaccia diretta posta da Mosca. “La Russia sta colpendo l’Europa con un’ondata di attacchi ibridi cinetici”, ha detto Kallas. La Germania ha attribuito alla Russia il tentativo di attacco con droni esplosivi contro l’aeroporto di Lipsia a inizio di agosto.
Questa mattina un ordigno artigianale è esploso nella sottostazione elettrica di Turnow-Preilack, nel Brandeburgo. Altri ordigni inesplosi sono stati individuati e disinnescati. Secondo Kallas, l’Ue deve iniziare a rispondere agli attacchi nella zona grigia. “Il rischio sta crescendo”, ha sottolineato, ricordando i princìpi della deterrenza: “Se diciamo ‘se fate questo, noi risponderemo’, dobbiamo essere pronti ad agire sulla base delle nostre parole, altrimenti saremo più deboli. La Russia ci sta testando andando ogni volta un po’ più lontano. Ed è per questo che dobbiamo rispondere”, ha detto Kallas. L’Alto rappresentante ha annunciato l’adozione del più grande pacchetto di sanzioni contro l’apparato militare russo.